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Chiesa

In cattedrale ordinati cinque sacerdoti “etnei” dal vescovo Salvatore Gristina

I nuovi presbiteri provengono da parrocchie di Maniace, Biancavilla, Tremestieri, Zafferana e Nicolosi

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Sono stati ordinati in Cattedrale, a Catania, Don Ivan Incognito, Don Giosuè Messina, Don Andrea Pellegrino, Don Filippo Maria Rapisarda, Don Gabriele Serafica.

A presentare come di rito i nuovi sacerdoti all’arcivescovo Mons. Salvatore Gristina è stato il rettore del seminario mons. Giuseppe Schillaci, neo-eletto vescovo di Lamezia Terme, che ha accompagnato la loro formazione sia all’interno del seminario diocesano che come docente allo Studio Teologico San Paolo di Catania.

In una cattedrale affollata di sacerdoti, diaconi, familiari ed amici, si sono aggiunti molti altri arrivati in pullman e provenienti dalle diverse parrocchie del territorio diocesano, soprattutto dai luoghi di origine degli ordinandi. Presenti anche i sindaci delle rispettive comunità.

Don Ivan Incognito proviene dalla parrocchia “San Sebastiano martire” di Maniace. Don Giosuè Messina è della parrocchia “Maria Santissima dell’Elemosina” di Biancavilla. Don Andrea Pellegrino è cresciuto nella parrocchia “Maria Santissima dell’Immacolata” di Tremestieri Etneo. Don Filippo Maria Rapisardaè della comunità parrocchiale “San Giuseppe” di Pisano, frazione di Zafferana Etnea. Don Gabriele Serafica proviene dalla parrocchia “Spirito Santo” di Nicolosi.

Alla solenne concelebrazione hanno preso parte tantissimi componenti del clero diocesano che, uno dopo l’altro, hanno imposto le mani, seguendo il tradizionale rito dell’ordinazione presbiterale.

«Rimanete sale della terra e luce degli uomini – ha sottolineato l’arcivescovo rivolgendosi agli ordinandi – nel mio quarantanovesimo anniversario di sacerdozio voglio augurarvi di essere luminosi come Paolo, instancabili annunciatori di Cristo. Certamente anche voi incontrerete difficoltà, ma non perdetevi d’animo, perché agiamo nel nome del Signore, confidate nel Signore. Siate sempre consolati dal Signore per poter consolare gli altri».

Mons. Gristina ha ricordato ai nuovi sacerdoti di portare sempre l’effervescenza giovanile tra la gente nelle varie realtà alle quali verranno assegnati e ha citato il messaggio della Pasqua 2019 “Voi restate in città”, per ricordare la difficile situazione economica e finanziaria che Catania sta attraversando a causa del dissesto finanziario, e i disaggi affrontati dalle comunità colpite dal terremoto, invitando a pregare e lavorare insieme.

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Chiesa

S. M. di Licodia, la festa di San Giuseppe in digitale per restare uniti nella fede

In questo difficile momento di emergenza Padre Santo Salamone usa la preghiera a distanza per abbracciare le anime

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La festa di San Giuseppe, Santo Patrono di Santa Maria di Licodia, arriva quest’anno in un momento difficilissimo a causa dell’epidemia da Coronavirus, che sta dilagando nel mondo provocando migliaia di morti, contagi e paura. Il parroco, Don Santo Salamone, nonostante tutto, non ha fatto mancare alla comunità il clima di devozione mediante la celebrazione della Messa trasmessa in diretta sul canale 218 del digitale terrestre di Tele Inessa, sui profili Facebook, e in filodiffusione per le strade del paese. Ha cercato con tutti i mezzi di riunire tutti, anche se distanti, nella preghiera.

«La festa liturgica di San Giuseppe, a causa del periodo che stiamo vivendo, non favorisce un atteggiamento di gioia e di letizia. Abbiamo però consapevolezza che il Signore non ci abbandona, – tiene a sottolineare Padre Salamone – ecco allora la grande opportunità di vivere questo tempo come un tempo si riflessione e di conversione, pensando a San Giuseppe che dovette superate le prove della persecuzione, dell’esilio e della povertà. Quando la peste, a più riprese, ha devastato l’Europa, le vittime si rivolgevano a San Giuseppe, alla sua intercessione miracolosa. La peste ha una lunga storia in Europa, e quando i cristiani si sono trovati in mezzo a crisi simili si sono spesso rivolti a San Giuseppe. Anche se le situazioni sono differenti rispetto al 1300, al 1500 o al 1600, il timore è lo stesso dei secoli passati. Perciò San Giuseppe rimane per noi motivo di gioia e di certezza nella sua potente intercessione perché possiamo essere liberati dal virus. Cristo ha vinto la morte, non abbiate paura, tutto andrà bene. Restate a casa». 

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Chiesa

La reliquia del velo di Sant’Agata al monastero Santa Chiara di Biancavilla

In un messaggio la gioia delle monache: «Ci è stata donata una grazia straordinaria, per noi e per molte persone»

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A Biancavilla arriva la reliquia del velo di Sant’Agata, che per due giorni, venerdì 17 e sabato 18 gennaio, sarà esposta alla venerazione dei devoti.

Il velo giungerà nella parrocchia dell’Idria, dove la comunità, guidata da don Giovambattista Zappalà, che nell’occasione festeggia i 10 anni di fondazione della Confraternita parrocchiale, accoglierà e accompagnerà in processione esterna la reliquia, sino ad arrivare al vicino monastero “Santa Chiara” dove, dopo aver celebrata la Messa, vi rimarrà anche l’indomani.

«Con fede gioiosa e attesa ci prepariamo ad accogliere la Reliquia – scrivono le monache – della nostra amata S. Agata, patrona della nostra Arcidiocesi. Ringraziamo il Signore per il dono di questa splendida martire; una donna che ancora oggi ha molto da testimoniare a ciascuno di noi».

«Ringraziamo il nostro Arcivescovo e il parroco della Cattedrale per l’iniziativa, ormai divenuta una bella tradizione, di far giungere la Reliquia della Santa a tutti i Monasteri dell’Arcidiocesi. In tal modo ci è donata una grazia straordinaria, non solo per noi, ma anche per molte persone che con profonda devozione si uniscono nella venerazione della reliquia e nella lode al Signore. Desideriamo farvi partecipi di questa gioia con il comunicarvi gli orari di questo appuntamento tanto atteso».

La reliquia sarà al monastero sino alle ore 16:00.

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