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Cultura

“Moral bombing. L’arma del dolore” Vince il premio speciale al Militello Film festival

Il docufilm scritto e diretto dal giornalista Ezio Costanzo, ottiene l’ambito riconoscimento del Consiglio italiano per i rifugiati

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Il docufilm “Moral Bombing. L’arma del dolore”, del giornalista paternese Ezio Costanzo, conquista al “Militello indipendent film festival 2019”, il premio speciale per il sociale. Il riconoscimento, dal Consiglio Italiano per i Rifugiati  e prodotto dall’Associazione nazionale vittime civili di guerra vince con la seguente motivazione: “Per avere raccontato gli orrori della Seconda guerra mondiale attraverso gli occhi dei bambini, ricordando allo spettatore che le atrocità delle guerre non sono solo un ricordo ma si ripetono anche oggi”.

Sessantanove le opere in concorso in questa seconda edizione del “Militello film festival”, si tratta di: 8 lungometraggi, 12 documentari, 34 cortometraggi e 15 videoclip.

Il docufilm scritto e diretto da Ezio Costanzo, è ancora oggi attualissimo visto gli orrori che la guerra determina in diverse parti del mondo. Il “bombardamento morale”, altro non era che il bombardamento dei civili, durante la seconda guerra mondiale, predisposto con il solo obiettivo di “piegare” moralmente le popolazioni. Bombardamenti che seminarono morti e disperazione, ideato dal colonnello inglese Arthur Harris, attuato in maniera massiccia contro la Germania ed attuato anche in Italia, in Sicilia, in particolare, colpendo anche i territori dell’hinterland catanese.

Il film documentario vede l’esordio cinematografico di tre bambini catanesi: Edoardo Carcassi, Matilde Marino e Emanuele Marino. Il protagonista e narratore è l’attore Riccardo Maria Tarci.

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Cronaca

Biancavilla, Michele Gatto dedica un brano al padre vittima del Covid

Il signor Gatto, ben voluto da tutti e molto conosciuto in paese per la sua attività di autoricambi a soli 66 anni è stato stroncato dal Coronavirus in appena 45 giorni

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La musica può essere un cardine importante per far girare la porta del dolore nel verso giusto. Ce lo dimostra il giovane cantautore biancavillese, Michele Gatto con il suo nuovo singolo dal titolo “Quelli come te”, interamente dedicato al padre scomparso lo scorso 20 dicembre a causa del Covid. Michele aveva già manifestato sui social tutto lo smarrimento e il vuoto per la grave perdita: «Ringrazio tutti per l’affetto, la vicinanza e le bellissime parole che ho letto per il mio guerriero bellissimo e dolcissimo. Se posso, vorrei esprimere un pensiero, senza prediche, rimproveri né giudizi. Mi è capitato di sentire ancora qualcuno dire “a me questo Covid sembra una cazz**a”, “quelli che muoiono sono anziani con altre patologie”, mi è capitato di vedere adulti senza mascherina parlare e fare aperitivi in gruppo, mi è capitato di vedere gruppi di bambini senza mascherina passeggiare e giocare in maniera spensierata, mi è capitato di percepire preoccupazione/interesse generale quasi esclusivamente per l’acquisto dei regali di Natale o per i cenoni. Tutto lecito. Ripeto, non giudico.  Se posso, però, vi invito a pensare un po’ di più alla salute vostra, dei vostri cari e del prossimo, più in generale. Se potessi tornare indietro, metterei mio padre (che era già super attento di suo a seguire tutte le misure di sicurezza) dentro a una campana di vetro. Papà aveva 66 anni. Papà non soffriva di alcuna patologia grave. Papà mi è stato strappato via violentemente in 45 giorni circa. Pensateci, se potete». 

Con questo brano, già disponibile su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica, Michele ha rivolta una vera e propria lettera d’amore ad un uomo e ad un padre meraviglioso per cui la famiglia era tutto.  Michele l’ha scritta e interpretata per mantenere saldi per sempre i ricordi di una vita insieme: “Quelli come te ti restano/ Nell’anima con un colore/ Che non si toglie”. I giorni felici passati insieme sono impressi nelle polaroid che vengono sfogliate nel videoclip, e da quelle immagini emerge tutto il legame con il padre. Una famiglia unita, quella dei Gatto, due fratelli, una sorella e l’amore di mamma e papà, che il virus ha spezzato. Non è stato, un percorso facile, come dimostra il ribollire di sentimenti del brano. Michele racconta con grande sincerità il percorso di dolore e sconforto che ha segnato improvvisamente tutta la sua famiglia: «Nessuno di noi poteva immaginare mai che mio padre non sarebbe riuscito a vincere contro il Coronavirus. Adesso quello che mi resta è il suo Amore».  Amore che si è riversato in una canzone che colpisce al cuore e che lascia intuire il potenziale artistico di questo giovane, capace attraverso l’arte, di combattere la fine e di creare nuovi mondi. Michele lavora come ricercatore in Ingegneria Geotecnica presso l’Università di Parma, ma al mondo scientifico ha sempre affiancato fin da piccolo la musica e tra i suoi più grandi sostenitori c’era proprio il suo papà. 

Link al videoclip ufficiale: https://www.youtube.com/watch?v=doEe7QZF1RE

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