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Cultura

S. M. di Licodia, in mostra oltre mezzo secolo di scatti di vita nei bar della città

Un affascinante percorso fotografico ideato dal giovane fotografo Marco Lo Casto fino al 12 Novembre

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Punto di incontro, di discussione, di socializzazione, il bar è sempre stato il luogo principe della vita di ogni paese. Un luogo speciale, che facendo parte del tessuto storico e tradizionale delle abitudini delle persone, ha acquistato una valenza sociale importante. 

Il barista ascolta le vicissitudini delle esistenze dei propri clienti, diventando lui stesso un personaggio importante per la comunità.
Il momento del caffè, rituale preciso e imperdibile, si trasforma così in un generatore di connessioni, mettendo in relazione le personee creando intorno empatia emotiva.Risultano davvero innumerevoli le storie senza tempo racchiuse nello spazio di un bancone, come tante sono quelle che il giovane licodiese, Marco Lo Castro, ha voluto cristallizzare attraverso il suo obiettivo e mettere in mostra in alcuni bar del piccolo centro etneo.

«L’idea della raccolta fotografica – racconta Lo Castro – è nata dalla considerazione di quanto siano importanti i bar, nei piccoli paesi con pochi luoghi di svago. Sfogliando gli album del passato erano davvero tante le foto davanti a una tazzina del caffè o dietro il bancone, a testimonianza di quanta vita scorre nei bar. Ed era un peccato lasciarle in fondo ad un cassetto. Così ho messo insieme oltre cento foto di sessant’anni di lavoro. I primi scatti di mio padre risalgono infatti al 1959. Sono foto che raccontano momenti del passato e del presente della vita da bar a Licodia, per suscitare nel visitatore emozioni, sensazioni e dolcezze. Un lavoro dedicato ai miei fratelli e a mio padre, – di cui abbiamo seguito le orme artistiche -, che vuole essere soprattutto un omaggio al mio paese».

La mostra a tappe, in tre bar di via Vittorio Emanuele, dal titolo “Ieri, Oggi e Domani”, sarà visitabile fino al 12 novembre. 

Cronaca

Biancavilla, Michele Gatto dedica un brano al padre vittima del Covid

Il signor Gatto, ben voluto da tutti e molto conosciuto in paese per la sua attività di autoricambi a soli 66 anni è stato stroncato dal Coronavirus in appena 45 giorni

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La musica può essere un cardine importante per far girare la porta del dolore nel verso giusto. Ce lo dimostra il giovane cantautore biancavillese, Michele Gatto con il suo nuovo singolo dal titolo “Quelli come te”, interamente dedicato al padre scomparso lo scorso 20 dicembre a causa del Covid. Michele aveva già manifestato sui social tutto lo smarrimento e il vuoto per la grave perdita: «Ringrazio tutti per l’affetto, la vicinanza e le bellissime parole che ho letto per il mio guerriero bellissimo e dolcissimo. Se posso, vorrei esprimere un pensiero, senza prediche, rimproveri né giudizi. Mi è capitato di sentire ancora qualcuno dire “a me questo Covid sembra una cazz**a”, “quelli che muoiono sono anziani con altre patologie”, mi è capitato di vedere adulti senza mascherina parlare e fare aperitivi in gruppo, mi è capitato di vedere gruppi di bambini senza mascherina passeggiare e giocare in maniera spensierata, mi è capitato di percepire preoccupazione/interesse generale quasi esclusivamente per l’acquisto dei regali di Natale o per i cenoni. Tutto lecito. Ripeto, non giudico.  Se posso, però, vi invito a pensare un po’ di più alla salute vostra, dei vostri cari e del prossimo, più in generale. Se potessi tornare indietro, metterei mio padre (che era già super attento di suo a seguire tutte le misure di sicurezza) dentro a una campana di vetro. Papà aveva 66 anni. Papà non soffriva di alcuna patologia grave. Papà mi è stato strappato via violentemente in 45 giorni circa. Pensateci, se potete». 

Con questo brano, già disponibile su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica, Michele ha rivolta una vera e propria lettera d’amore ad un uomo e ad un padre meraviglioso per cui la famiglia era tutto.  Michele l’ha scritta e interpretata per mantenere saldi per sempre i ricordi di una vita insieme: “Quelli come te ti restano/ Nell’anima con un colore/ Che non si toglie”. I giorni felici passati insieme sono impressi nelle polaroid che vengono sfogliate nel videoclip, e da quelle immagini emerge tutto il legame con il padre. Una famiglia unita, quella dei Gatto, due fratelli, una sorella e l’amore di mamma e papà, che il virus ha spezzato. Non è stato, un percorso facile, come dimostra il ribollire di sentimenti del brano. Michele racconta con grande sincerità il percorso di dolore e sconforto che ha segnato improvvisamente tutta la sua famiglia: «Nessuno di noi poteva immaginare mai che mio padre non sarebbe riuscito a vincere contro il Coronavirus. Adesso quello che mi resta è il suo Amore».  Amore che si è riversato in una canzone che colpisce al cuore e che lascia intuire il potenziale artistico di questo giovane, capace attraverso l’arte, di combattere la fine e di creare nuovi mondi. Michele lavora come ricercatore in Ingegneria Geotecnica presso l’Università di Parma, ma al mondo scientifico ha sempre affiancato fin da piccolo la musica e tra i suoi più grandi sostenitori c’era proprio il suo papà. 

Link al videoclip ufficiale: https://www.youtube.com/watch?v=doEe7QZF1RE

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