Connect with us

In Primo Piano

Salvare le Salinelle. Diventerà Bellissima scrive al presidente della Regione

In una lettera aperta indirizzata al governatore Musumeci, si chiede il recupero dell’area ambientale

Pubblicato

il

Tornano ad accendersi i riflettori sulle salinelle di Paternò, da decenni in uno stato d’abbandono e degrado. Quella tanto attesa valorizzazione, per un sito dalle enormi potenzialità turistiche, non arriva e tutto giace nel silenzio. A cercare di smuovere le acque è il movimento “Diventerà Bellissima” che ha scritto una lettera aperta al Presidente della Regione, Nello Musumeci.

“Le salinelle di Paternò hanno bisogno di un immediato rilancio – si legge nella lettera aperta -. Un sito ed un patrimonio naturalistico gravido di storia e ricco di opportunità scientifiche che da troppi anni, vive in condizioni di abbandono e indifferenza. Le Salinelle di Paternò sono state umiliate da decenni di promesse e illusioni da una politica che se n’è servita tante volte per passerella elettorale. Riteniamo sia giunto il momento di restituire dignità e decoro ad un’area già riconosciuta come geosito dall’Assessorato al Territorio e Ambiente della Regione Siciliana e che potrebbe rappresentare un’opportunità di rilancio turistico determinante per Paternò.” E poi la richiesta al presidente Musumeci: “aiutare la città a recuperare un sito che scaccerebbe la rassegnazione e darebbe spazio ad un forte segnale di rinascita, sociale e turistica. Un beneficio per tutti, senza alcuna distinzione politica. La luce dopo il buio di questi anni. Al Presidente Musumeci ed al Governo abbiamo chiesto un atto di sensibilità.”

Clicca per commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cronaca

“I vigili del fuoco devono affrontare l’emergenza sanitaria in sicurezza”

Il grido d’allarme lanciato con una lettera dal coordinatore regionale dll’Unione sindacale di Base dei vigili del fuoco, Carmelo Barbagallo

Pubblicato

il

Sullo sfondo dell’emergenza sanitaria mondiale da Covid-19, il coordinatore regionale dell’Unione Sindacale di Base dei vigili del fuoco, Carmelo Barbagallo scrive al presidente della Regione, Nello Musumeci, all’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza e ai sindaci dell’Isola per denunciare le molte difficoltà che i caschi rossi sono quotidianamente costretti ad affrontare.

“Alla data odierna, ancora non è arrivata alcuna fornitura di DPI per salvaguardare il rischio da contatti accidentali; le mascherine ( le TNT, non vanno assolutamente bene), gli occhialini e altre forniture Extra di DPI. 

Solamente in casi conclamati di COVID-19, si interviene con la squadra Nbcr  – che ha attrezzature e DPI per tipologie di intervento di tipo, chimico, radiottivo, batteriologico -, ma ovviamente, non è materiale infinito, ed è autorizzato l’utilizzo, solamente come detto in casi certi.

La presente missiva, è per evidenziare come proprio i vigili del fuoco, non siano immuni al COVID-19, intere squadre nel territorio nazionale sono state colpite, ma non si è ancora arrivati ad avere tamponi preventivi, quantomeno nelle sedi dove già si è avuto il contagio. 

Le famose mascherine, o ad esempio gli occhialini, non ci sono e si prevede arrivino a destinazione non prima di fine aprile, inizi  maggio! Ma  come dovremmo affrontare queste altre mansioni oltre al soccorso ordinario se non ci mettono in condizione.

Siamo proprio noi soccorritori a chiedervi aiuto! Vogliamo che il personale, venga monitorato, venga munito dei DPI adatti, ( in Sicilia 2 colleghi positivi ed altri 15 in quarantena domiciliare, tutti della stessa sede di servizio, ma il tampone non gli verrà fatto, perché l’Asp non dà disponibilità, come dovremmo tutelarci? E sé si fosse asintomatici? E gli altri50/60 persone, chi lo dice che non hanno avuto contatti? Anche se è stato sanificato il luogo, il personale è sempre quello! Siamo alquanto perplessi, non è la sola igienizzazione che da sicurezza. Vogliamo che almeno in luoghi dove ci sono casi accertati, si facciano i tamponi a tutto il personale della sede). Per il resto, aspetteremo tempi migliori! Siamo abituati e votati al supporto alla popolazione, sempre e comunque. Vogliamo solamente essere tutelati, noi e le nostre famiglie e lapopolazione stessa.

Nel ringraziarvi per l’attenzione, approfittiamo per ringraziare, chi come noi, con mille peripezie sta affrontando l’emergenza in prima linea senza sottrarsi all’adempimento del proprio dovere”.

Continua a leggere

In Primo Piano

Marco, il giovane infermiere licodiese in prima linea in un Covid Hospital lombardo

La testimonianza di chi lotta ogni giorno in trincea per salvare i positivi in rianimazione

Pubblicato

il

Tra le tante testimonianze, che arrivano dagli ospedali italiani nei giorni dell’emergenza Coronavirus, c’è quella davvero toccante di Marco Scandurra. Un giovane di 27 anni, originario di Santa Maria di Licodia, che dalla laurea nel 2015, ha prestato servizio come infermiere specializzato in diverse strutture sanitarie sia private che pubbliche della Lombardia.

Solo pochi mesi ha vinto il concorso per lavorare nella terapia intensiva neonatale di Varese, ma non ha avuto neanche il tempo di prendere servizio, che è stato subito catapultato nel reparto di rianimazione che sta ospitando pazienti Covid-19 della provincia lombarda. Qui, tutti e 12 i letti disponibili sono occupati da contagiati dal nuovo virus. I più giovani hanno 32 e 38 anni. «Non ho mai visto nulla del genere in 5 anni di professione, – ha detto al telefono Marco – e mai avrei pensato di vivere una emergenza di tale portata».

Il peso della situazione, lo si avverte dai silenzi, dalle pause, dal racconto lento del giovane. E lo si può vedere dai segni che la mascherina lascia sul suo volto dopo 8 ore di turno di lavoro.

«Come se di colpo tutto fosse cambiato, – dice Marco – è diverso il modo di lavorare e vedere chi mi sta accanto quando lavoro. Tutto comincia con la vestizione. Ci vogliono minimo 20 minuti per indossare correttamente i dispositivi di protezione individuale e bisognare essere almeno in due.  Ognuno diventa guardiano dell’altro. Non sono concessi errori, distrazioni. Nulla è concesso. Bere, toccarsi, liberarsi persino respirare. Lo si fa lentamente, collegando mente e corpo. Perché insieme in quella tuta, sotto il camice, dentro la mascherina, sotto la visiera e caschetto, tutto deve essere mirato a far si che mente e corpo non cedano».

Marco quando finisce il turno non ha nessuno a casa ad aspettarlo, vive da solo, mentre i suoi genitori, sua sorella, suo fratello e i suoi nipotini sono tutti in Sicilia. «In questo momento – sottolinea il giovane – sono davvero felice di non avere nessuno accanto a me, altrimenti sarebbe stato angosciante vivere con il terrore di poter portare ai miei cari una potenziale carica di virus. Perché a noi non fanno il tampone. Molti dei miei colleghi che hanno moglie e bimbi piccoli o genitori anziani si stanno organizzando a lasciare le famiglie. Ed è molto difficile». 

Nella speranza che tutto questo finisca presto il giovane lancia un appello: «Restate a casa, vi assicuro che è dolorosovedere pazienti intubati, a torso nudo, che vivono solo grazie alle macchine e non muovono più il corpo in attesa che passi il culmine della crisi senza avere accanto il conforto delle persone amate». L’unica certezza di Marco in questo difficile momento rimane quella di non voler cambiare mestiere.

Continua a leggere
Advertisement

Trending

Etna News 24 è realizzato da Nero su Bianco Edizioni
Testata in attesa di registrazione al Tribunale di Catania