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Cultura

Le bellezze di Santa Maria di Licodia sotto la lente della Sovrintendenza

Visita istituzionale della Sovrintendente di Catania: attenzione puntata sul complesso Ardizzone

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Le risorse storico-ambientali di Santa Maria di Licodia sono sotto la lente d’ingrandimento della Sovrintendenza ai Beni culturali e ambientali di Catania con l’obiettivo di essere valorizzate.

Un impegno preso nei giorni scorsi dalla Sovrintendente ai Beni Culturali di Catania, Rosalba Panvini, accompagnata dalla dottoressa Laura Maniscalco, nel corso di una visita istituzionale nel piccolo centro etneo. 

A fare gli onori di casa, il sindaco, Salvatore Mastroianni, l’assessore alle politiche culturali, Mirella Rizzo, il presidente del Consiglio comunale, Giovanni Buttò e i responsabili dei settori tecnici e Beni Culturali.

L’incontro è stata l’occasione per illustrare il progetto di restauro del Complesso Ardizzone, uno tra i beni del patrimonio locale di una bellezza tanto preziosa quanto fragile, bisognoso di importanti interventi. Palazzo Ardizzone – già sede della biblioteca e del museo etno-antropologico – grazie a lavori di recupero potrebbe definitivamente trasformare le sue stanze affrescate in un grande polo culturale. 

Al centro dell’attenzione anche il progetto per l’allestimento di un “antiquarium”, che comprenderebbe una mostra dei reperti archeologici rinvenuti nel territorio e la Sala dei Codici, dal titolo – suggerito dalla stessa Sovrintendente – “La Storia nella storia”. 

Da recuperare anche la Torre di Calafato, monumento in pietra a forma di piramide quadrangolare, che per anni ha custodito una storia ricca di fascino, mito e mistero, ma che il terremoto del 2018 ha sgretolato. Nonché la salvaguardia dell’area di “Licodia Vetus”. Tanti gli argomenti che saranno approfonditi in un nuovo incontro. 

Cronaca

Biancavilla, Michele Gatto dedica un brano al padre vittima del Covid

Il signor Gatto, ben voluto da tutti e molto conosciuto in paese per la sua attività di autoricambi a soli 66 anni è stato stroncato dal Coronavirus in appena 45 giorni

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La musica può essere un cardine importante per far girare la porta del dolore nel verso giusto. Ce lo dimostra il giovane cantautore biancavillese, Michele Gatto con il suo nuovo singolo dal titolo “Quelli come te”, interamente dedicato al padre scomparso lo scorso 20 dicembre a causa del Covid. Michele aveva già manifestato sui social tutto lo smarrimento e il vuoto per la grave perdita: «Ringrazio tutti per l’affetto, la vicinanza e le bellissime parole che ho letto per il mio guerriero bellissimo e dolcissimo. Se posso, vorrei esprimere un pensiero, senza prediche, rimproveri né giudizi. Mi è capitato di sentire ancora qualcuno dire “a me questo Covid sembra una cazz**a”, “quelli che muoiono sono anziani con altre patologie”, mi è capitato di vedere adulti senza mascherina parlare e fare aperitivi in gruppo, mi è capitato di vedere gruppi di bambini senza mascherina passeggiare e giocare in maniera spensierata, mi è capitato di percepire preoccupazione/interesse generale quasi esclusivamente per l’acquisto dei regali di Natale o per i cenoni. Tutto lecito. Ripeto, non giudico.  Se posso, però, vi invito a pensare un po’ di più alla salute vostra, dei vostri cari e del prossimo, più in generale. Se potessi tornare indietro, metterei mio padre (che era già super attento di suo a seguire tutte le misure di sicurezza) dentro a una campana di vetro. Papà aveva 66 anni. Papà non soffriva di alcuna patologia grave. Papà mi è stato strappato via violentemente in 45 giorni circa. Pensateci, se potete». 

Con questo brano, già disponibile su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica, Michele ha rivolta una vera e propria lettera d’amore ad un uomo e ad un padre meraviglioso per cui la famiglia era tutto.  Michele l’ha scritta e interpretata per mantenere saldi per sempre i ricordi di una vita insieme: “Quelli come te ti restano/ Nell’anima con un colore/ Che non si toglie”. I giorni felici passati insieme sono impressi nelle polaroid che vengono sfogliate nel videoclip, e da quelle immagini emerge tutto il legame con il padre. Una famiglia unita, quella dei Gatto, due fratelli, una sorella e l’amore di mamma e papà, che il virus ha spezzato. Non è stato, un percorso facile, come dimostra il ribollire di sentimenti del brano. Michele racconta con grande sincerità il percorso di dolore e sconforto che ha segnato improvvisamente tutta la sua famiglia: «Nessuno di noi poteva immaginare mai che mio padre non sarebbe riuscito a vincere contro il Coronavirus. Adesso quello che mi resta è il suo Amore».  Amore che si è riversato in una canzone che colpisce al cuore e che lascia intuire il potenziale artistico di questo giovane, capace attraverso l’arte, di combattere la fine e di creare nuovi mondi. Michele lavora come ricercatore in Ingegneria Geotecnica presso l’Università di Parma, ma al mondo scientifico ha sempre affiancato fin da piccolo la musica e tra i suoi più grandi sostenitori c’era proprio il suo papà. 

Link al videoclip ufficiale: https://www.youtube.com/watch?v=doEe7QZF1RE

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