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Cultura

“Pianeta D” a S. M. di Licodia: «No al silenzio sulla violenza alle donne»

Incontro con le mamme di Laura e Giordana, vittime di femminicidio

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Laura aveva poco più che 11 anni, Giordana appena 20 ed era già madre di una bimba. La vita di entrambe è stata tradita e spezzata dalla mano di chi doveva amarle e proteggerle. Rispettivamente un padre e un compagno, due persone di cui si fidavano ma che invece le hanno portate alla morte generando gli ennesimi casi di femminicidio, che hanno riempito le cronache, facendo sprofondare nello sconforto intere famiglie, devastate per sempre.

Un dolore, che è risuonato forte nelle parole di Giovanna Zizzo e Vera Squatrito, mamme delle due giovani, che hanno portato la loro testimonianza nel corso della conferenza sul tema “#noalsilenzio”, organizzata dall’associazione “Pianeta D” con il patrocinio del Comune di Santa Maria di Licodia.

«Obiettivo dell’incontro, – come ha dichiarato la presidente di “Pianeta D”, Maria Carmela Nicolosi – è stato quello di trasmettere un messaggio per cercare di rompere il muro di silenzio che spesso regna all’interno delle famiglie e far aprire gli occhi alle donne al fine di aiutarle a cogliere in tempo i sintomi di situazione che possono sfociare in violenza o i segni pericolosi di un amore malato».

Si è parlato di amore, di rispetto, di comprensione e della condanna di qualsiasi forma di violenza di genere. 

Dopo il saluto del vice sindaco, Mirella Rizzo e del Presidente del Consiglio, Giovanni Buttò, sono intervenuti Francesco Navarria, presidente dell’associazione “Pater Familias” di Catania e Roberta Beolchi dell’associazione “Edela” Roma, che tutela gli orfani delle vittime di violenza.  Tra gli interventi anche quello di Daniela Rocco, presidente dell’associazione “I Bimbi di Isabel” di Paternò. 

Cronaca

Biancavilla, Michele Gatto dedica un brano al padre vittima del Covid

Il signor Gatto, ben voluto da tutti e molto conosciuto in paese per la sua attività di autoricambi a soli 66 anni è stato stroncato dal Coronavirus in appena 45 giorni

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La musica può essere un cardine importante per far girare la porta del dolore nel verso giusto. Ce lo dimostra il giovane cantautore biancavillese, Michele Gatto con il suo nuovo singolo dal titolo “Quelli come te”, interamente dedicato al padre scomparso lo scorso 20 dicembre a causa del Covid. Michele aveva già manifestato sui social tutto lo smarrimento e il vuoto per la grave perdita: «Ringrazio tutti per l’affetto, la vicinanza e le bellissime parole che ho letto per il mio guerriero bellissimo e dolcissimo. Se posso, vorrei esprimere un pensiero, senza prediche, rimproveri né giudizi. Mi è capitato di sentire ancora qualcuno dire “a me questo Covid sembra una cazz**a”, “quelli che muoiono sono anziani con altre patologie”, mi è capitato di vedere adulti senza mascherina parlare e fare aperitivi in gruppo, mi è capitato di vedere gruppi di bambini senza mascherina passeggiare e giocare in maniera spensierata, mi è capitato di percepire preoccupazione/interesse generale quasi esclusivamente per l’acquisto dei regali di Natale o per i cenoni. Tutto lecito. Ripeto, non giudico.  Se posso, però, vi invito a pensare un po’ di più alla salute vostra, dei vostri cari e del prossimo, più in generale. Se potessi tornare indietro, metterei mio padre (che era già super attento di suo a seguire tutte le misure di sicurezza) dentro a una campana di vetro. Papà aveva 66 anni. Papà non soffriva di alcuna patologia grave. Papà mi è stato strappato via violentemente in 45 giorni circa. Pensateci, se potete». 

Con questo brano, già disponibile su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica, Michele ha rivolta una vera e propria lettera d’amore ad un uomo e ad un padre meraviglioso per cui la famiglia era tutto.  Michele l’ha scritta e interpretata per mantenere saldi per sempre i ricordi di una vita insieme: “Quelli come te ti restano/ Nell’anima con un colore/ Che non si toglie”. I giorni felici passati insieme sono impressi nelle polaroid che vengono sfogliate nel videoclip, e da quelle immagini emerge tutto il legame con il padre. Una famiglia unita, quella dei Gatto, due fratelli, una sorella e l’amore di mamma e papà, che il virus ha spezzato. Non è stato, un percorso facile, come dimostra il ribollire di sentimenti del brano. Michele racconta con grande sincerità il percorso di dolore e sconforto che ha segnato improvvisamente tutta la sua famiglia: «Nessuno di noi poteva immaginare mai che mio padre non sarebbe riuscito a vincere contro il Coronavirus. Adesso quello che mi resta è il suo Amore».  Amore che si è riversato in una canzone che colpisce al cuore e che lascia intuire il potenziale artistico di questo giovane, capace attraverso l’arte, di combattere la fine e di creare nuovi mondi. Michele lavora come ricercatore in Ingegneria Geotecnica presso l’Università di Parma, ma al mondo scientifico ha sempre affiancato fin da piccolo la musica e tra i suoi più grandi sostenitori c’era proprio il suo papà. 

Link al videoclip ufficiale: https://www.youtube.com/watch?v=doEe7QZF1RE

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