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Cultura

Coronavirus, l’arte di Salvo Giuffrida nei ritratti di quarantena

Istantanee di vita ai tempi del Coronavirus catturate via web cam dal professionista di Santa Maria di Licodia

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Le immagini delle città desolate in questi giorni di emergenza sanitaria, entreranno nei libri di storia. Ma c’è anche chi sta provando, in punta di piedi e con permesso, ad andare oltre, a scavalcare i confini delle case dove la vita è confinata, per documentare questo drammatico momento.

Parte da qui l’idea del giovane fotografo licodiese, Salvo Giuffrida, che ha deciso di immortalare via Skype alcuni soggetti in quarantena. Ritratti ai tempi del Coronavirus, è il nome del progetto – che in futuro potrà diventare una mostra o una raccolta -, ma la loro narrazione empatica viaggia oltre gli stereotipi.

Dall’altra parte della fotocamera non ci sono solo famiglie o coppie, ma anche persone sole. A loro chiusi nelle loro stanze, il professionista chiede di raccontare sensazioni e stati d’animo.

Un viaggio virtuale – o meglio una visita – necessaria per realizzare il miglior ritratto domestico a distanza.

Chi legge, chi guarda la luce riflessa dalla finestra e si commuove, chi si dedica alla musica.

Ognuno di loro è un microcosmo da dipingere attraverso l’arte istantanea della fotografia.

Non potendo spostare l’inquadratura, la creatività è data dal momento in cui si sceglie di premere il pulsante per catturare un’immagine unica, che esprima in maniera essenziale la condizione di isolamento.

La qualità delle foto considerato il limite tecnico non è molto alta, ma il risultato artistico è pregevole.

Un lavoro straordinario che non ha confini, è già arrivato fino in Spagna e in Inghilterra e conta anche di andare oltre. Con lo scopo di raggiungere la soglia dei 100 scatti.

Per Giuffrida, della scuola di Toni Thorimbert: «La bellezza e la poesia possono essere incontrate in qualsiasi luogo, in quanto nascono dal rapporto empatico con le persone anche a distanza, in un momento in cui la barriera sociale è l’unica arma per difenderci. Ma la fotografia non può fermarsi».

 

Cronaca

Biancavilla, Michele Gatto dedica un brano al padre vittima del Covid

Il signor Gatto, ben voluto da tutti e molto conosciuto in paese per la sua attività di autoricambi a soli 66 anni è stato stroncato dal Coronavirus in appena 45 giorni

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La musica può essere un cardine importante per far girare la porta del dolore nel verso giusto. Ce lo dimostra il giovane cantautore biancavillese, Michele Gatto con il suo nuovo singolo dal titolo “Quelli come te”, interamente dedicato al padre scomparso lo scorso 20 dicembre a causa del Covid. Michele aveva già manifestato sui social tutto lo smarrimento e il vuoto per la grave perdita: «Ringrazio tutti per l’affetto, la vicinanza e le bellissime parole che ho letto per il mio guerriero bellissimo e dolcissimo. Se posso, vorrei esprimere un pensiero, senza prediche, rimproveri né giudizi. Mi è capitato di sentire ancora qualcuno dire “a me questo Covid sembra una cazz**a”, “quelli che muoiono sono anziani con altre patologie”, mi è capitato di vedere adulti senza mascherina parlare e fare aperitivi in gruppo, mi è capitato di vedere gruppi di bambini senza mascherina passeggiare e giocare in maniera spensierata, mi è capitato di percepire preoccupazione/interesse generale quasi esclusivamente per l’acquisto dei regali di Natale o per i cenoni. Tutto lecito. Ripeto, non giudico.  Se posso, però, vi invito a pensare un po’ di più alla salute vostra, dei vostri cari e del prossimo, più in generale. Se potessi tornare indietro, metterei mio padre (che era già super attento di suo a seguire tutte le misure di sicurezza) dentro a una campana di vetro. Papà aveva 66 anni. Papà non soffriva di alcuna patologia grave. Papà mi è stato strappato via violentemente in 45 giorni circa. Pensateci, se potete». 

Con questo brano, già disponibile su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica, Michele ha rivolta una vera e propria lettera d’amore ad un uomo e ad un padre meraviglioso per cui la famiglia era tutto.  Michele l’ha scritta e interpretata per mantenere saldi per sempre i ricordi di una vita insieme: “Quelli come te ti restano/ Nell’anima con un colore/ Che non si toglie”. I giorni felici passati insieme sono impressi nelle polaroid che vengono sfogliate nel videoclip, e da quelle immagini emerge tutto il legame con il padre. Una famiglia unita, quella dei Gatto, due fratelli, una sorella e l’amore di mamma e papà, che il virus ha spezzato. Non è stato, un percorso facile, come dimostra il ribollire di sentimenti del brano. Michele racconta con grande sincerità il percorso di dolore e sconforto che ha segnato improvvisamente tutta la sua famiglia: «Nessuno di noi poteva immaginare mai che mio padre non sarebbe riuscito a vincere contro il Coronavirus. Adesso quello che mi resta è il suo Amore».  Amore che si è riversato in una canzone che colpisce al cuore e che lascia intuire il potenziale artistico di questo giovane, capace attraverso l’arte, di combattere la fine e di creare nuovi mondi. Michele lavora come ricercatore in Ingegneria Geotecnica presso l’Università di Parma, ma al mondo scientifico ha sempre affiancato fin da piccolo la musica e tra i suoi più grandi sostenitori c’era proprio il suo papà. 

Link al videoclip ufficiale: https://www.youtube.com/watch?v=doEe7QZF1RE

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