Connect with us

In Primo Piano

Biancavilla, un video contro la violenza sulle donne

Realizzato dal Comune in collaborazione con gli studenti delle scuole

Pubblicato

il

Un video realizzato in collaborazione con le scuole, un corteo per onorare la memoria delle donne vittime della violenza – “La ‘nostra’ Valentina Salamone è nei cuori di tutti i biancavillesi” sottolinea il sindaco – e una targa nella sala antistante l’aula consiliare con una frase dello scrittore Goethe: Chi è nell’errore compensa con la violenza ciò che gli manca in verità e forza.
A Biancavilla sono queste le iniziative organizzate dall’assessore alle Pari opportunità, vice sindaco Martina Salvà, per celebrare la ‘Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne’. Una folta rappresentanza di tutte le scuole cittadine, assieme ai volontari delle associazioni, stamattina si è recata in corteo davanti alla scultura permanente, due scarpe rosse intagliate nella pietra, che in piazza Sant’Orsola ricorda le donne vittime di violenza. Ai piedi della stele sono stati deposti mazzi di fiori e tanti messaggi dei ragazzi. A seguire, la scopertura di una targa che esalta la bellezza con l’immagine della Venere di Botticelli.

“In un video realizzato con i ragazzi delle scuole – osserva l’assessore Salvà – abbiamo condensato il messaggio di non violenza finalizzato a lasciare le donne libere di realizzare la propria personalità. Davanti a un maxischermo, nell’area del Convento dei frati francescani, oggi proietteremo ininterrottamente il video, affinché tutti i cittadini possano vederlo. Il video si può vedere anche nella pagina social del Comune”.

“L’opera di sensibilizzazione nei confronti delle nuove generazioni – spiega il sindaco Antonio Bonanno – deve essere incessante. Tutti noi guardiamo con interesse ai giovani”.
Nell’aula consiliare, il baby sindaco Antonio ha letto una poesia, dedicata alla donna, densa di significato. Le dirigenti delle scuole ‘Bruno’ e Ipsia Efesto ‘I.I.S. Francesco Redi’ hanno esaltato il valore dell’educazione che nelle scuole viene prima dell’istruzione perché i giovani studenti sono il futuro della società.

Chiesa

Paternò, riposizionata la “Croce di Cristo” danneggiata da un vile atto vandalico

Di grande impatto e di profonda riflessione le parole dell’Arcivescovo di Catania Luigi Renna: “Chi è stato? Troppo facilmente qualcuno ha subito addebitato la colpa ai nostri fratelli musulmani. Possono essere state delle persone che si drogano, che bevono alcool. Non strumentalizziamo questi fatti”

Pubblicato

il

E’ stata riposizionata ieri sera sulla Collina Storica, dopo essere stata benedetta da Mons Luigi Renna, Arcivescovo di Catania, la “Croce di Cristo” danneggiata a seguito del grave atto vandalico registratosi nei giorni scorsi.  La ricollocazione è avvenuta al termine di un pellegrinaggio penitenziale partito dalla Chiesa di Santa Margherita e conclusosi presso la Chiesa di Santa Barbara al cui interno si trovavano diverse centinaia di fedeli.

Un momento di raccoglimento e riflessione collettiva che ha coinvolto numerosi cittadini, le autorità civili e militari, esponenti del clero e l’Amministrazione comunale, insieme ai rappresentanti del Coordinamento Liturgico del XII Vicariato. Un gesto quella del danneggiamento delle croci che ha suscitato indignazioni e condanne a tutti i livelli.

Di grande impatto e di profonda riflessione l’omelia di Mons. Luigi Renna.  “Chi è stato? Troppo facilmente qualcuno ha subito addebitato la colpa ai nostri fratelli musulmani. Non me la sento di condividere questa visione, sia perché con la comunità musulmana la diocesi di Catania mantiene una forma di rispetto, e loro hanno manifestato dolore per quanto accaduto”.

Il Capo della Chiesa catanese invita tutti a non strumentalizzare questi fatti. “Possono essere state delle persone che si drogano, che bevono alcool- prosegue Renna nella sua omelia- I musulmani, quelli che lavorano nelle nostre campagne, e qualcuno di voi – qualche paternese – forse deve confessare che non dà un giusto salario. E non dare la giusta paga gli operai è uno dei peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio. Cioè merita l’inferno perchè  fa vivere l’inferno agli altri. Sono i cristiani battezzati che si droga, che beve, che fumano il crack che combinano questi guai. Sono i battezzati che bestemmiano. Facciamoci un bell’esame di coscienza. Perché Paternò è una grande Città, e non deve pensare di essere grande solo perché ha delle tradizioni, ma perché deve avere un presente. Di civiltà e di fede.

E’ a tutto per essere questo- prosegue Renna- Mi raccomando, non voglio sentire che si scrive sui social, o che si dice sui giornali, facciamo un’interpellanza contro quelli che voi sfruttate. Quando quelli se ne andranno, se se ne andranno, chi è che andrà a raccogliere le vostre arance per due euro. Voi? I vostri figli? Fatevi un esame di coscienza, cari paternesi. E se stanno per strada è perché non possono stare nelle baracche, perché non hanno un dormitorio a Paternò. E quando ci muoveremo a farlo. Io prego in ginocchio le istituzioni di farlo. La Chiesa farà la sua parte. Ma la Chiesa non la Pia Infermiera. Lo Stato deve prendersi le sue responsabilità. Mi appello agli onorevoli, mi appello al Signor Sindaco. Segno di civiltà sarà questo. Se voi non li volete i musulmani, andate voi a raccogliere le arance. E poi non lo so se pagherete i vostri operai 2 euro all’ora”.

Continua a leggere

Cronaca

Palermo, omicidio Sara Campanella, lunedì i funerali della 22enne universitaria

L’esame autoptico eseguito sulla salma di Sara ha accertato che la ragazza ha ricevuto 5 coltellate tra schiena e collo, una delle quali, letale, alla giugulare e una che ha perforato il polmone. E’ durata qualche minuto la sua agonia.

Pubblicato

il

Sarà riportata oggi a Portella di Mare, frazione di Misilmeri (Palermo) in cui viveva, la salma di Sara Campanella, uccisa lunedì a Messina da un collega di università. Domani a partire dalle 10.30, per tutto il giorno e la notte, sarà allestita la camera ardente aperta ai cittadini nella chiesa delle Anime Sante in piazza Comitato. Lunedì alle 10.30 nella chiesa San Giovanni Battista di Misilmeri sarà celebrato il funerale di Sara presieduto dall’arcivescovo Corrado Lorefice. Per lunedì il sindaco Rosario Rizzolo ha proclamato il lutto cittadino con l’esposizione delle bandiere a mezz’asta sugli edifici comunali.

L’esame autoptico eseguito sulla salma di Sara ha accertato che la ragazza ha ricevuto 5 coltellate tra schiena e collo, una delle quali, letale, alla giugulare e una che ha perforato il polmone. E’ durata qualche minuto la sua agonia. Sul fronte delle indagini c’è una novità. Daniela Santoro, madre di Stefano Argentino, in dichiarazioni spontanee ai carabinieri ha ammesso di avere dato una mano al figlio che al telefono non le aveva però confessato di avere ammazzato Sara Campanella. In quella telefonata alla madre fatta lunedì pomeriggio Argentino le dice “di essere disperato, di avere fallito” e para della sua “incapacità di provare sentimenti”.

Una conversazione avvenuta quando la 22enne era già morta, uccisa con cinque coltellate, alla schiena e al collo. Daniela Santoro riceve la chiamata del figlio mentre “stavo andando ad Avola in auto”. “Ho deciso di partire per Messina per andarlo a prendere. Del delitto, al telefono, non mi ha detto nulla”, ha dichiarato ai carabinieri sottolineando che il figlio era disperato e minacciava di uccidersi. “Sono rimasta sconvolta e gli ho chiesto il perchè, lui mi ha parlato di un fallimento della sua vita”, ha aggiunto. Gli inquirenti da subito hanno avuto la certezza che il ragazzo sia stato aiutato. Ed il gip si era spinto ad ipotizzare un ruolo della madre nel tentativo dell’assassino di fare perdere le proprie tracce. Ora, con le dichiarazioni della donna, sarà più facile ricostruire le 6 ore trascorse tra il delitto e la cattura dello studente che, dopo la fuga è scappato con l’arma e ha provato a nascondersi nella casa vacanza dei genitori a Noto.

Il femminicidio è accaduto alle 17.15 e Stefano è stato preso dai carabinieri dopo le 23. Da subito gli accertamenti avevano puntato sul ruolo di una persona che Stefano aveva chiamato per chiedere aiuto e farsi aiutare ad allontanarsi dal luogo del delitto. Anche perchè il ragazzo a Messina non aveva un’auto. Difficile ipotizzare che Argentino con gli abiti sporchi di sangue e pochi minuti dopo aver ucciso la ragazza, avesse avuto il sangue freddo per salire su un pullman. Di questo femminicidio si cerca ancora l’arma. I carabinieri di Messina hanno trovato un coltello non molto distante dal luogo in cui è stata sgozzata Sara ma dubitano che possa essere stata l’arma del delitto. Sembra, invece, più probabile che l’assassino abbia usato un taglierino o un bisturi, oggetti che gli investigatori stanno ancora cercando.

Continua a leggere

Trending