Quando la lava scorreva con grande impeto verso Catania, la folla dei pagani in fuga giunse al sepolcro della giovane martire e «auferentes velum unde erat coopertum sepulchrum eius, statuerunt eum contra ignem venientem et ipsa hora stetit ignis».
Afferrarono il velo che copriva il sepolcro, lo innalzarono contro il fuoco che avanzava e, nello stesso istante, la lava si arrestò.

In tempi difficili — segnati da guerre, tragedie legate al cambiamento climatico, miseria e dalla mano violenta dell’uomo che ferisce e uccide — riemerge il bisogno di aggrapparsi al divino. Il Velo di Sant’Agata, la reliquia più venerata e gelosamente custodita dai catanesi, non è soltanto memoria storica e devozionale, ma oggi si trasforma anche in un progetto artistico e mistico.
Un velo capace di parlare al presente, adattandosi ai tempi moderni e alle esigenze della storia: un’opera di grande valore artistico e di profonda fede. “Tu sei Agata” è il progetto ideato dall’artista palermitano Domenico Pellegrino, lanciato un anno fa e oggi giunto quasi al suo traguardo. A sostenerlo c’è Lucia Mancari, giovane e vulcanica ingegnere meccanico che, con il suo laboratorio di patchwork, ha aperto una sartoria a Ragalna, diventando l’anima organizzativa dell’iniziativa.
«La mia presenza in “Tu sei Agata” nasce il 3 febbraio 2025: credevo di essere una semplice volontaria, invece mi sono ritrovata a coordinare due sartorie, le uniche attive in Sicilia in così poco tempo. C’era anche una sartoria a Vittoria che ha dato il suo contributo. Ma ciò che più colpisce, avvicinandoci all’anteprima, è vedere tante signore riunirsi nei condomìni, tirare fuori materiali, ricordi, storie».

Al centro del progetto c’è la realizzazione di un grande velo collettivo lungo un chilometro, composto da moduli arricchiti da ricami, centrini e merletti cuciti al loro interno: materiali provenienti dalle case, dalle doti familiari, dai “cassetti della memoria”, che diventano frammenti di un racconto condiviso.
La collaborazione si è diffusa come un effetto domino, sostenuta soprattutto dall’adesione femminile e dalla donazione di pezzi preziosi appartenuti a madri e nonne. Ne nascerà una grande opera d’arte corale che il 3 febbraio sfilerà in via Etnea, in testa alla carrozza del Senato, secondo la tradizione delle celebrazioni agatine. Circa ottanta veli saranno portati da volontari uomini e donne della Caritas e delle Misericordie. L’obiettivo è arrivare al prossimo 17 agosto con il chilometro completo e circa mille portatori volontari.
Un velo contemporaneo che rappresenta un vero e proprio Patto d’Amore, un legame indissolubile tra Sant’Agata, i catanesi e i siciliani nel mondo. Non a caso, alle sartorie di Catania e Ragalna sono giunti manufatti da tutta Italia e perfino dall’America, testimonianza di una devozione che supera i confini geografici.

A Catania la sartoria collettiva è attiva presso l’Istituto Divina Provvidenza (via della Concordia 75), fortemente voluta dall’arcivescovo che ha messo a disposizione i locali. Qui si tengono incontri tre volte a settimana, coordinati da Lucia Mancari e Angela Patti.
Ragalna ha risposto con grande slancio: la sartoria è stata avviata nei locali dell’I.C. “G. Marconi”, coinvolgendo circa quaranta donne impegnate in incontri quotidiani per quasi tre settimane. Sotto il coordinamento di Lucia Mancari sono stati realizzati trentuno veli, ognuno dei quali contiene circa trenta manufatti, per un totale di quasi mille pezzi. Grazie anche al supporto del primo cittadino Nino Caruso, dell’assessore Maria Rita Vitaliti e della dottoressa Rita Moschetto. Lavori tradizionali che bisogna tramandare, dice l’assessore Vitaliti, alle nuove generazioni, facendoli conoscere e accarezzare con le mani, oggi troppo spesso mani utilizzate a giocare con un telefonino.
Al progetto hanno partecipato, Anna Di Salvo, Fina Furnari, Vita Guglielmino, Agata Costa, Estella Soldano, Lucia Zingale, Angela Alì, Angela Giuffrida, Maria Catena Pappalardo, Tina Signorelli, Agata Giuffrida, Giusè Maria Serrano, Patrizia Dell’Oglio, Maria Rosa Maugeri, Maria Grazia Di Mauro, Monica Furnari, Maria Giuffrida, Giannina Caruso, Antonella Ciccia, Graziella Calvagna, Rosaria Vecchio, Anna Sotera e la piccola Mia Corsaro(6anni).

Domenica 1° febbraio, sfidando il maltempo e le basse temperature, nella palestra dell’Istituto Comprensivo “G. Marconi” si è svolto l’appuntamento per l’assemblaggio e la catalogazione fotografica con l’obbiettivo fotografico di Simona Guarnera: un mosaico di trentuno veli, ciascuno di tre metri per tre, realizzati con la tecnica del patchwork. Ogni pezzo racchiude una storia, talvolta ultracentenaria, e richiama le tradizioni del ricamo siciliano — dall’uncinetto al filet — frutto di mani pazienti e sapienti.
Chissà se il velo di Sant’Agata che nel 252 d.C. fermò la lava diretta verso la città potrà oggi, attraverso questo grande voto collettivo, arrestare guerre e violenza nel mondo.