Paternò prova a rispondere a una delle sue emergenze più delicate: lo sfruttamento della manodopera straniera. È stato inaugurato il Polo Sociale Integrato, pensato per offrire servizi e supporto ai lavoratori migranti presenti sul territorio.
L’apertura è stata preceduta da un incontro istituzionale tenutosi all’interno di Palazzo Alessi, alla presenza di rappresentanti della Regione Siciliana e della Procura, durante il quale è stato affrontato il tema del caporalato e delle condizioni di lavoro nella Piana di Catania.
A tracciare un quadro netto della situazione è stato Giuseppe Bucalo, presidente associazione “Penelope”: «La situazione è molto grave. A Paternò lo sfruttamento non è episodico, ma organizzato. Esiste un sistema di caporalato ben strutturato. Persone partono da Tunisia e Marocco per arrivare qui a lavorare. Alcune aziende, per restare sul mercato, si affidano a mediatori e a veri e propri uffici di collocamento paralleli per ottenere manodopera a basso costo».
Un sistema che, secondo Bucalo, si regge su una rete articolata: «Tra i servizi offerti c’è anche l’alloggio per i lavoratori. È un meccanismo costruito su convenienze diffuse che coinvolgono più soggetti. Il caporale spesso non è della stessa etnia del lavoratore: in molti casi proviene dai Paesi dell’Est, ma non mancano italiani che fungono da collegamento con le aziende».

Sul fronte istituzionale, Saverino Richiusa, funzionario dell’assessorato regionale alle Politiche sociali, famiglia e lavoro, ha sottolineato la complessità del fenomeno: «Parliamo di una problematica articolata, che riguarda non solo lo sfruttamento, ma anche integrazione e accoglienza. L’obiettivo è affrontarla in modo strutturato, anche attraverso la presenza di enti qualificati nei territori».
Proprio in questa direzione si inserisce il nuovo Polo Sociale Integrato di Paternò, pensato come punto di riferimento per i cittadini stranieri. «Il polo – spiega Luca Zappalà – nasce per offrire servizi concreti: assistenza legale, supporto socio-sanitario e orientamento al lavoro. Vogliamo informare le persone sui loro diritti e accompagnarle anche nel percorso di denuncia di eventuali situazioni di sfruttamento».
Un presidio che punta non solo all’assistenza, ma anche a scardinare un sistema radicato, offrendo alternative reali a chi, spesso, non ha strumenti né tutele.