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Cronaca

Catania, “parcheggio C.so Sicilia era insicuro”: dalla segnalazione ignorata alla tragedia di ieri

Una lettrice: “Dopo una disavventura avevo segnalato ad inizio Agosto, tramite YouPol, le problematiche di sicurezza all’interno di quel parcheggio”

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Dopo il drammatico episodio di cronaca nera di ieri verificatosi all’interno di un’area di sosta gestito dell’Amt nei pressi di un noto supermercato di Catania, a seguito del quale ha perso la vita un parcheggiatore abusivo italiano di 40 anni per mano di un 37 enne etiope, si riaccendono i riflettori sul tema sicurezza in un’area della città che da tempo – troppo tempo – presenta evidenti criticità e punti deboli. Problematiche di una Catania sempre più in preda alla criminalità dilagante, che emergono anche attraverso la testimonianza di una nostra lettrice che sottolinea come il caso di violenza di ieri non rappresenti un momento isolato della quotidianità catanese. La donna, per il tramite del figlio, aveva infatti segnalato attraverso l’app YouPol, lo scorso 6 agosto, una disavventura vissuta proprio all’interno dello stesso parcheggio teatro ieri dell’omicidio di Alessandro Indurre.

Mi sono trovata a posteggiare proprio all’interno del parcheggio dove è successo l’omicidio di oggi” ci racconta la donna. “Durante una manovra sono stata avvicinata da due soggetti, uno di colore uno presumibilmente del posto. Non so, se si trattasse degli stessi protagonisti dei fatti di cronaca di ieri. Mentre l’uomo di colore cercava di suggerirmi la manovra il secondo, dopo poco, sosteneva che avessi urtato un’auto in sosta, cercando di estorcermi dei soldi. Al mio rifiuto uno dei due ha iniziato a inveire e aggredirmi verbalmente, costringendomi a scappare via.”

Il racconto della donna prosegue rivelando un quadro ancora più preoccupante: “Già al mio arrivo mi venivano chiesti dei soldi, ma io ho ignorato i soggetti. Dopo la segnalazione sull’app, siamo stati ricontattati dalla Polizia, i quali hanno riferito che le forze dell’ordine andavano chiamate subito e non tramite l’app dopo diverse ore. Io, purtroppo, in preda alla paura non ero riuscita a segnalare immediatamente quanto stava accadendo ma ho voluto comunque sollecitare la Polizia ad intensificare i controlli in quell’area per renderla più sicura.”

La testimonianza della nostra lettrice solleva certamente diversi interrogativi. Se già il 6 agosto scorso erano stati segnalati episodi che poco si addicono al vivere pacifico di una città, come mai non sono stati presi provvedimenti più incisivi per garantire la sicurezza della zona? L’invito della donna alle forze dell’ordine a “controllare l’area per renderla più sicura” è rimasta lettera morta, culminando nel tragico epilogo di ieri? Una escalation che da tentativi di estorsione e intimidazioni è arrivata fino al più grave dei reati.

Le istituzioni, certamente oggi non possono più rimanere in silenzio o celarsi solamente dietro a proclami politici mirati ad invocare maggiore sicurezza in città che come sempre finiscono nella polemica e nel “nulla di fatto”. È evidente che quell’area – spesso frequentata da extracomunitari, prostitute e senzatetto – necessiti di un presidio più costante da parte delle forze dell’ordine e di misure di sicurezza più efficaci. La sicurezza urbana non può essere considerata un optional, soprattutto in zone a ridosso del salotto “bene” di Catania che dovrebbe rappresentare un porto sicuro per cittadini e turisti.

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