A Paternò associazioni non profit (La Bisaccia del Pellegrino, Gioventù Francescana di Paternò, Ordine Francescano Secolare di Paternò, Sportello Migranti, APAS Paternò, Presidio Partecipativo del Patto di Fiume Simeto) hanno lanciato un appello alla città e alle istituzioni per aiutare i migranti presenti nel territorio impegnati nella campagna agrumicola. Lavoratori accampati nella tendopoli di contrada Ciappe Bianche.
“Centinaia di giovani, partiti da diversi paesi dell’Africa del nord, vivono, adesso, accampati in tende o in ricoveri di fortuna, senza acqua ed elettricità, a due passi da Paternò. Lavorano di giorno nelle campagne siciliane, quasi sempre sfruttati, raccolgono le arance, la verdura, che troviamo alla nostra tavola nelle feste, o che sarà mandata nei mercati di tutto il mondo. Guadagnano 80, 90 centesimi per ogni cassa di arance raccolte, se qualcuno la mattina li raccoglie con i furgoni, tornano la sera nelle loro tende o baracche, qualcuno, per risparmiare anche sul cibo, va a chiedere una cena alla Bisaccia del Pellegrino, insieme ai tanti paternesi che condividono il bisogno di un pasto gratuito.
Hanno lasciato madri, padri, affetti, amori, stravolto le loro vite. Nessuno, occorre ricordarlo, lascia la propria casa, serenamente, se non ne è costretto, lo sappiamo bene noi, che vediamo, incredibilmente, anche i nostri giovani andare via, per potere avere un futuro- scrivono le associazioni- Questa situazione dura da tempo, ma peggiora di anno in anno, e non siamo riusciti a trovare nessuna soluzione, per loro, insieme a loro. Le tende di contrada Ciappe Bianche non sono di cartapesta, non ospitano statuine, non si smontano giorno 6 gennaio, esigono da noi, noi comunità di credenti, noi comunità cittadina, una risposta coerente nei fatti alle tante parole già dette. Affittare una casa a questi giovani lavoratori, o in ogni caso un luogo più dignitoso in cui vivere; stimolare e progettare una risposta “istituzionale” più incisiva; farsi carico di questo scandalo affinché non verrà rimosso”.
Le associazioni promotrice dell’iniziativa hanno lanciato un appello alle istituzioni, ai proprietari di case e alla cittadinanza per “garantire un alloggio dignitoso alle persone migranti che vivono e lavorano nei nostri territori è una responsabilità comune e un dovere di civiltà. Chiediamo quindi alle istituzioni locali e regionali di attivare politiche strutturali per l’accesso a case in affitto dignitose e sostenibili; promuovere accordi con privati e agenzie sociali per la locazione a persone migranti e vulnerabili; sostenere i proprietari che scelgono di affittare in modo etico, assicurando strumenti di garanzia e mediazione; potenziare i programmi di rigenerazione urbana e edilizia sociale, per recuperare immobili non utilizzati o creando nuovi spazi inclusivi e sicuri per tutti i lavoratori che sono di passaggio durante la stagione agrumicola.
Allo stesso tempo, invitiamo i cittadini e i proprietari di immobili a partecipare a questo sforzo collettivo aprendo le porte delle proprie case: un gesto concreto di solidarietà e umanità. Una casa non è solo un tetto: è il primo passo verso l’integrazione, la sicurezza e la dignità. Costruiamo insieme una comunità che non lascia nessuno indietro. Il 4 gennaio 2026 insieme abbiamo festeggiato l’inizio del nuovo anno con una festa di comunità inclusiva e interculturale che è stata anche l’occasione per condividere un pasto con i giovani lavoratori migranti e scambiarci l’augurio che il muovo anno sia un anno che veda tutti attivi nella solidarietà ed inclusività” hanno concluso le associazioni