Se il buongiorno si vede dal mattino, e se il mattino coincide con l’inizio di un nuovo anno, allora il 2026 per Paternò non poteva cominciare sotto auspici migliori. A sancirlo è stato il Gran Concerto Augurale di Capodanno, un evento capace di lasciare ben sperare nell’avvio di una nuova e auspicabile stagione culturale per la città.
La collina storica e la Chiesa Madre di Santa Maria dell’Alto sono state letteralmente prese d’assalto, sabato sera, da un pubblico numeroso e partecipe, accorso per assistere a un appuntamento musicale di altissimo livello. Un concerto fortemente voluto dal tenore paternese Giuseppe Distefano, affiancato dal giornalista Alfio Cartalemi, dal M° Ivan Manzella, e realizzato con il prezioso supporto delle associazioni Città Viva, Kiwanis, Circolo dei Medici, Archeoclub d’Italia – Hybla Mayor e Associazione Culturale Cantastorie Busacca.
Per la sua Paternò, Distefano ha voluto regalare due momenti musicali di grande intensità: il primo la sera di Natale, nella Chiesa dello Spirito Santo; il secondo proprio nel luogo simbolo della città, la collina storica. In entrambi i casi il riscontro del pubblico è stato straordinario. Non è facile ricordare, nella memoria recente, eventi di tale portata: bisogna forse sfogliare le pagine ormai sbiadite dell’album dei ricordi di Paternò, quando il Festival della Rocca Normanna richiamava appassionati di operetta e musica da camera, offrendo l’occasione di ascoltare e vedere artisti del calibro di Katia Ricciarelli.
Questa volta, però, i protagonisti sono stati figli della nostra Sicilia e artisti cresciuti a Paternò, oggi affermati sulle scene nazionali e internazionali. Da Catania il soprano Manuela Cucuccio, Alberto Munafò originario di Barcellona Pozzo di Gotto, il basso Dario Russo, anch’egli catanese, e i pianisti Gaetano Costa e Ivan Manzella, rispettivamente di Messina e Siracusa.
Ma il vero trionfo è stato per i talenti vocali paternesi: il soprano Daniela Schillaci, acclamata come una vera diva; il baritono Francesco Verna; e il tenore Giuseppe Distefano, ormai considerato dai suoi concittadini un autentico “divo vivente”.
A presentare la serata è stata la giornalista Mary Sottile, che ha aperto l’evento invitando il pubblico a osservare un minuto di silenzio in memoria delle giovani vittime della tragedia di Crans-Montana, in Svizzera. Subito dopo ha ceduto la parola a padre Salvatore Patanè, parroco della Chiesa Madre, per un saluto iniziale, dando quindi avvio al concerto.

L’Inno Nazionale ha visto tutti alzarsi in piedi, in un momento di intensa e sentita partecipazione. Il programma è poi entrato nel vivo con la cavatina di Figaro, “Largo al factotum” dal Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, interpretata dal baritono Alberto Munafò.
Sempre da Rossini, “La calunnia è un venticello”, aria di Don Basilio, è stata eseguita dal basso Dario Russo.
È seguita “Je veux vivre” dal Roméo et Juliette di Gounod, con il soprano Manuela Cucuccio nei panni di Giulietta. Emozione intensa con “E lucevan le stelle” dalla Tosca di Giacomo Puccini, affidata alla voce del tenore Giuseppe Distefano, introdotto da Mary Sottile come un’aria che non ha bisogno di presentazioni.
Dalla Carmen di Georges Bizet, il celebre “Votre toast” (la canzone del Toreador) è stato interpretato dal baritono Francesco Verna, mentre dalla Vedova Allegra di Franz Lehár è andata in scena l’entrata di Anna Glavari, affidata al soprano Daniela Schillaci. A seguire, il celebre duetto “Tace il labbro”, con l’ingresso del tenore Giuseppe Distefano nei panni di Danilo, accompagnati al pianoforte dal M° Gaetano Costa, testimone discreto di scena e, nella vita, marito del soprano Schillaci.

Dal Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, “Là ci darem la mano”, interpretato dal soprano Manuela Cucuccio e dal baritono Francesco Verna, coppia anche nella vita. Verso il finale, il pubblico ha accolto con entusiasmo “’O sole mio” di Eduardo Di Capua, cantato dal baritono Alberto Munafò e dal basso Dario Russo.
Grande emozione ha suscitato “E vui durmiti ancora” di Emanuele Calì, su versi di Giovanni Formisano, interpretata dal trio tutto paternese composto da Daniela Schillaci, Giuseppe Distefano e Francesco Verna. Al pianoforte si sono alternati i maestri Gaetano Costa e Ivan Manzella.
Il bis augurale non poteva che essere “Libiamo ne’ lieti calici” dalla Traviata di Giuseppe Verdi, cantato coralmente e accolto da un lungo e caloroso applauso.
I saluti finali sono stati accompagnati dallo scambio di doni. Al tenore Giuseppe Distefano, anima e motore dell’iniziativa, è stata consegnata una targa ricordo dalle associazioni promotrici, per mano della presidente di Città Viva, Grazia Scavo.

Un successo annunciato, vista la caratura degli artisti, ormai di fama internazionale. Sui social non sono mancati i commenti entusiasti. Scrive Ciccio Castro “E’ stata una serata meravigliosa, in questo deve crescere e costruire Paternò, continua così”.
Oppure come quello che scrive di Rosa Rita Virgillito: Il concerto di stasera si è rivelato un’esperienza estetica totalizzante, capace di ricomporre in un’unità armonica la musica, le emozioni più vibranti e lo spazio stesso, trasformando una locazione già suggestiva in parte integrante della maestosa forma d’arte. Grazie.
Un concerto, dunque, non solo un evento musicale ma un vero atto culturale, che può e deve essere di auspicio per la città di Paternò: una comunità ricca di eccellenze artistiche e umane, ma ancora orfana di luoghi stabili di aggregazione culturale.
Un teatro, in particolare, che possa rappresentare il vessillo identitario della città, rimane una necessità non più rinviabile.