Un quadro di quattro fotogrammi che racchiudono la storia di femminicidio che ha preso forma in un progetto frutto della collaborazione tra l’associazione culturale “Cantastorie” Busacca e il Liceo Artistico “Mario Rapisarda” di Paternò. Un progetto che si sviluppa attorno a una tematica di forte attualità ed emotività. La storia che ha ispirato i giovani coinvolti è quella di Giulia Cecchettin, una tragedia che ha colpito profondamente l’immaginario collettivo nazionale, specialmente tra le nuove generazioni. Questo dolore ha trovato particolare risonanza anche tra i ragazzi di Paternò, una città distante oltre 1300 km dalla provincia di Pordenone. Con il progetto scolastico, i giovani hanno saputo avvicinarsi emotivamente e culturalmente a questa tragedia.
Con il progetto del PNRR, l’associazione Busacca e la stretta collaborazione con il docente Mauro Geraci, del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina, hanno arricchito il laboratorio. La tradizione dei cantastorie ha trovato terreno fertile a Paternò, radicandosi nel territorio e raggiungendo anche le nuove generazioni, grazie all’impegno di Francesca Busacca, presidente dell’associazione.
Il laboratorio, della durata di 20 ore, ha coinvolto una quindicina di alunni, sotto la guida delle insegnanti Anna Sanfilippo e Giuseppina Concetta Palazzo.
Il 25 novembre, in occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza di Genere, ma a causa di esigenze scolastiche, la conclusione del progetto è stata spostata al venerdì successivo. In quella giornata, l’aula magna del liceo è diventata il palcoscenico di una riflessione collettiva sulla violenza di genere. Erano presenti anche i docenti della scuola media Don Milani, il dirigente scolastico dell’Istituto Virgilio, nonché la dirigente Maria Grazia D’Amico.
Durante l’incontro, Francesca Busacca ha raccontato le origini della tradizione dei cantastorie, con un focus particolare sul Novecento. Insieme a Mauro Geraci, ha spiegato al pubblico come nasce una storia: dal testo metrico alla metrica musicale, fino alla realizzazione grafica delle tele pittoriche. Le cronache del tempo, che un tempo venivano raccontate tramite ballate popolari, sono state rielaborate dai ragazzi per adattarle ai mezzi moderni, tra cui la musica e l’arte visiva.
Per il laboratorio sono stati scelti quattro temi tratti dalle cronache nazionali. Inevitabile, data la brutalità del caso, che i ragazzi decidessero di concentrarsi sulla vicenda di Giulia Cecchettin, una giovane come loro, vittima di un femminicidio. La storia è stata raccontata attraverso una ballata composta da 14 quartine, suddivisa in quattro parti. Ogni parte è stata rappresentata graficamente con un bozzetto, dando vita a un quadro di un metro per un metro e venti, sintetico ma estremamente espressivo. Inoltre, è stato realizzato un PowerPoint per illustrare il processo creativo.
La mattinata di ieri è stata caratterizzata da una serie di interventi, tra cui le domande curiose dei ragazzi, a cui hanno risposto gli stessi protagonisti del progetto. La giornata si è conclusa con una toccante esecuzione della ballata “Vita di Giulia”, seguita da un’altra storia drammatica, quella di Sara Campanella.
Francesca Busacca e Mauro Geraci, con un duetto, hanno cantato un pezzo scritto da Ciccio Busacca, “Cumannunu li mugheri” (“Comandano le mogli”), che, con un tono ironico e divertente, ha suscitato ilarità tra i presenti “fatti cchiù ddà, fatti cchiù ddà si non fai chistu vattinni di ccà”. La giornata si è chiusa con l’esecuzione corale della famosa ballata “Scarica l’App” di Geraci, una performance estemporanea che ha coinvolto tutti i ragazzi con la consueta leggerezza dei giovani. A grande richiesta, è stato richiesto un bis per la ballata “Vita di Giulia”.
In conclusione, questo progetto non solo ha avvicinato i giovani al mondo della tradizione popolare siciliana, ma li ha anche sensibilizzati sulla gravità del femminicidio e della violenza di genere. Un’esperienza che ha unito arte, cultura e impegno sociale, e che continuerà a vivere oltre la scuola, nei cuori e nelle menti di chi ha partecipato.