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Cronaca

Paternò, reazioni alla relazione del Ministro Piantedosi: “Da fare accapponare la pelle”, dice Ciatto del PD

“Per me questa relazione è la certificazione definitiva di un lavoro lungo e difficile, portato avanti dai consiglieri comunali di minoranza dal 2017 al 2022” afferma l’ex consigliere comunale ed ex deputata regionale Martina Ardizzone

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In merito alla relazione del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, portata all’attenzione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha firmato il decreto di scioglimento del comune di Paternò per infiltrazioni mafiose, c’è da registrare la presa di posizione di Giancarlo Ciatto, ex consigliere comunale del Partito Democratico e attuale membro della segreteria provinciale del PD.

“Il quadro che emerge dalla lettura del Decreto di scioglimento del consiglio comunale di Paternò fa accapponare la pelle- scrive Ciatto- Gli elementi emersi dagli esiti ispettivi, si legge nel decreto, hanno evidenziato l’alta permeabilità delle istituzioni locali da parte del crimine organizzato facilitata da una “legalità debole” che ha determinato un vero e proprio “condizionamento ambientale” che si è tradotto in “forme di deviazione dell’attività amministrativa tali da compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’ente locale. Da tale condizionamento mafioso era permeata- dice Ciatto- tutta l’attività amministrativa lungo l’arco temporale che va dal 2017 ad oggi”.

Per dovere di cronaca si specifica che tesserati del Partito Democratico, sia pure eletti in liste civiche, erano presenti n consiglio comunale e sostenevano il sindaco Naso  dal 2017 fino a novembre del 2021,  quando i consiglieri comunali, tesserati PD ma eletti in liste civiche, presero le distanza da Naso.

“Il malaffare, secondo quanto emerge dal decreto di scioglimento, riguarda diversi esponenti politici (tra assessori e consiglieri comunali), e riguarda tutti- scrive Ciatto- chi era con il sindaco Naso e chi, almeno a parole, vi si opponeva. Abbiamo vissuto un decennio in cui nulla era in regola, in cui tutto era fortemente inquinato: dalla concessione delle licenze commerciali alla gestione degli appalti pubblici; dal modo di operare durante l’emergenza Covid alla festa di Santa Barbara. Il consiglio comunale non è stato in grado esercitare alcun controllo teso ad evitare la cattiva amministrazione e le infiltrazioni e, fino all’ultimo, si è preoccupato soltanto di accaparrarsi i gettoni di presenza (anche questo vi è scritto nella relazione)- aggiunge Ciatto – Le condizioni drammatiche del tessuto sociale ed economico di Paternò sono figlie del malaffare diffuso e di una classe politica incapace e collusa.

Tanti di noi in questi anni hanno denunciato molte delle cose emerse nella relazione prefettizia e posto l’accento sugli aspetti principali dell’ispezione: questione burocratica; questione finanziaria; assenza dei consiglieri comunali; legalità. Non tutti siamo uguali e non tutti siamo stati complici. Le risposte da parte del sindaco, dei suoi sodali, e di molta parte del ceto politico locale, sono sempre state arroganti e dilatorie. E’ necessario che le donne e gli uomini di buona volontà si rimbocchino le maniche e inizino a costruire le condizioni per l’alternativa.  Bisogna dare un taglio netto con un certo modo di intendere la cosa pubblica, con un certo modo di amministrare e di fare politica. Bisogna tracciare confini netti, saper scegliere i propri compagni di viaggio” chiude Ciatto.

Intervento anche dell’ex deputato regionale del Movimento 5 stelle Martina Ardizzone, nonché ex consigliere comunale di opposizione durante la prima sindacatura Naso.  “Per me questa relazione è la certificazione definitiva di un lavoro lungo e difficile, portato avanti dai consiglieri comunali di minoranza dal 2017 al 2022. Al contrario di chi oggi sostiene che non abbiamo mai denunciato nulla, leggendo quelle pagine ho ritrovato molti dei temi che portammo con forza nel dibattito pubblico e nelle sedi istituzionali. Abbiamo proposto- prosegue Ardizzone –  la modifica del regolamento del Consiglio comunale introducendo la durata minima delle sedute e la presenza minima dei consiglieri nelle commissioni come condizione per il riconoscimento del gettone di presenza.

La relazione parla di un aumento della spesa pari al 100% nel 2023. Non è un dettaglio che questa impennata sia riscontrabile dopo la nostra uscita dal Consiglio comunale: è la dimostrazione di quanto quelle proposte fossero fondate e di quanto fossimo attenti a evitare sedute convocate a caso, di pochi minuti, senza alcuna reale produzione amministrativa. Durante la mozione di sfiducia al sindaco Naso si parlava di scarsa programmazione, di un’amministrazione che governava costantemente in “emergenza”, di applicazione ad personam delle norme, di una gestione fallimentare del servizio di randagismo.- ha detto l’ex deputata regionale- Dobbiamo parlare delle spese per la festa patronale, decise in giunta senza alcuna possibilità di confronto o dibattito in Consiglio comunale.  Ricordo ancora le pressioni esercitate nel 2018 sui consiglieri di opposizione, quando il bilancio di previsione rischiava di non essere approvato in tempo per consentire il riconoscimento delle spese della festa di Santa Barbara. In parte mi sento responsabile di questo totale fallimento. Non perché io non abbia mai denunciato questo modo di agire ma perché, evidentemente, non è stato abbastanza. Non sono riuscita ad aprire fino in fondo gli occhi dei paternesi che, dopo cinque anni di amministrazione Naso, hanno comunque scelto di rieleggerlo” ha concluso Martina Ardizzone.

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