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Paternò, scioglimento comune: “legalità debole” emerge dalla relazione del Ministro Piantedosi

Nella relazione, oltre alla mal gestione burocratico-amministrativa dell’ente, emerge anche l’atteggiamento ostile nei confronti della commissione prefettizia nella consegna dei documenti richiesti

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Dopo lo scioglimento del Comune di Paternò, in provincia di Catania, per infiltrazioni mafiose, è stata resa nota negli scorsi giorni la relazione del Ministro per l’Interno Matteo Piantedosi presentata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il provvedimento –  secondo quanto emerge dai documenti – che prevede diciotto mesi di gestione commissariale, arriva al termine di un’indagine che ha evidenziato collegamenti diretti e indiretti tra amministratori locali ed esponenti della criminalità organizzata di tipo mafioso.

L’amministrazione comunale, che portò alla rielezione del sindaco Nino Naso dopo le consultazioni del 12 giugno 2022, era inizialmente finita sotto la lente della magistratura con l’operazione “Athena”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania. L’inchiesta, aveva portato ad un vero e proprio terremoto in città, con numerose misure cautelari emesse dal Tribunale etneo nei riguardi di soggetti appartenenti a cosche mafiose locali e di alcuni amministratori o ex amministratori comunali. Indagini, che aveva portato ad evidenziare possibili forme di condizionamento del comune di Paternò da parte di organizzazioni criminali presenti sul quel territorio.

Di non poco rilievo, da una parte, è il contesto territoriale nel quale è inserito il comune di Paternò, caratterizzato storicamente da una conclamata e radicata presenza di associazioni per delinquere di tipo mafioso, in particolare quella di due gruppi malavitosi strutturalmente inseriti nell’organizzazione criminale denominata “cosa nostra” che, nel tempo, hanno inquinato il tessuto socio-economico del territorio e condizionato il comune “mediante rapporti, relazioni e frequentazioni con gli Organi decisionali” politici e amministrativi dell’ente locale, come si evince dalle risultanze investigative e giudiziarie che si sono sviluppate nel corso degli anni. Dall’altro lato, l’elevata permeabilità delle istituzioni locali da parte del crimine organizzato, facilitata da “una legalità debole” che ha determinato, in un contesto fortemente segnato dalla presenza della malavita organizzata, un vero e proprio “condizionamento ambientale” che si è tradotto in “forme di deviazione dell’attività amministrativa tali da compromettere il buon andamento e l’imparzialità” dell’ente locale.

Dall’operazione “Athena” erano emerse, ricordiamo, ordinanze cautelari – poi annullate in sede di ricorso in Cassazione – nei confronti del sindaco e di un assessore comunale per il reato di scambio elettorale politico-mafioso. Secondo le accuse, durante la campagna elettorale del 2022, il sindaco si sarebbe accordato con consorterie criminali locali per ottenere appoggio elettorale in cambio di posti di lavoro per persone segnalate da esponenti mafiosi e della nomina in giunta di un uomo ritenuto di fiducia delle cosche.

Figura centrale dell’inchiesta è un imprenditore agricolo, già consigliere e assessore nella precedente consiliatura, definito come “importante anello di collegamento con il mondo politico imprenditoriale locale”.

L’imprenditore, tuttora agli arresti domiciliari, è accusato di essere concorrente esterno alla criminalità organizzata e avrebbe organizzato incontri tra il sindaco ed esponenti mafiosi per concordare l’accordo elettorale. Una relazione che evidenzia anche come l’attuale amministrazione sia in continuità con la precedente consiliatura, condotta dallo stesso sindaco. Questo “continuum gestionale” dal 2017 al 2024 ha favorito un modus operandi distorto che accomuna trasversalmente gli amministratori, sia di maggioranza che di minoranza.

Le indagini hanno rivelato rapporti controindicati anche “da parte di altri esponenti politici, tra cui il vicesindaco della passata consiliatura- si legge nella relazione- Numerosi consiglieri comunali, incluso il presidente del consiglio, presentano legami diretti o indiretti con soggetti pregiudicati o ritenuti organici ai clan locali. La presenza nell’organo esecutivo comunale di un referente degli interessi criminali avrebbe consentito alla criminalità organizzata di poter incidere direttamente e significativamente sulla gestione della cosa pubblica. Tale presenza è stata, peraltro, garantita anche durante il secondo mandato del sindaco, il quale ha confermato in giunta il predetto ex assessore, notoriamente privo di specifiche qualifiche professionali e di esperienza politicа” continua la relazione .

Oltre alle infiltrazioni criminali, l’indagine ha messo in luce una situazione di complessiva cattiva gestione amministrativa. Tra le criticità emerse quelle di controlli antimafia inesistenti: su 130 dipendenti comunali, solo uno aveva accesso alla Banca Dati Nazionale Antimafia, consultata pochissime volte. L’accreditamento di tutti i responsabili è stato richiesto solo dal maggio 2025. Il rilascio di licenze commerciali irregolari a favore di soggetti privi dei requisiti di legge, inclusi pregiudicati per associazione mafiosa. “Diverse attività commerciali risultano riferibili a persone contigue o organiche ai clan. La gestione di appalti sospetti, con una società incaricata della custodia di cani randagi, con dipendenti ritenuti organici a un clan mafioso, che ha ricevuto dal Comune riconoscimenti di debiti fuori bilancio per oltre 330.000 euro tra il 2017 e il 2024. E come se non bastasse, diversi assessori e consiglieri, incluso il sindaco, risultano morosi nei confronti del Comune per il mancato pagamento di tributi locali. Il sindaco non ha pagato Imu e Tari dal 2012-2013, provvedendo parzialmente solo dopo l’insediamento della commissione d’accesso” si legge ancora nella relazione.

A tale quadro generale si aggiungono le criticità concernenti specificamente l’apparato burocratico che ha mostrato verso le attività ispettive un atteggiamento ostile nella consegna della documentazione richiesta, evidenziando in tal modo “un pervicace e costante rifiuto di collaborazione”, comportamento che non ha agevolato il lavoro della commissione di indagine che ha avuto difficoltà nella ricostruzione degli atti e dei procedimenti di interesse. Inoltre, tale sfavorevole contesto amministrativo/gestionale ha fatto emergere una “grave precarietà funzionale degli uffici comunali” che, secondo l’organo ispettivo, rappresenta la condizione essenziale per un più facile condizionamento dell’ente da parte della criminalità organizzata.

Anche le celebrazioni della festa patronale sono finite sotto esame. Le manifestazioni religiose itineranti, che coinvolgono le corporazioni dei “cerei”, hanno visto in passato “omaggi” resi davanti alle abitazioni di esponenti mafiosi. Il Comune non ha mai esercitato controlli preventivi sugli organizzatori e partecipanti, facilitando il controllo della criminalità organizzata sugli eventi per acquisire consenso sociale.

Le valutazioni dell’organo ispettivo, sono state condivise all’unanimità dal comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, con la partecipazione del procuratore generale e del procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, i quali hanno evidenziato la totale assenza di legalità dell’azione amministrativa, lo stato di precarietà degli uffici comunali e il preoccupante livello di compromissione hanno reso necessario l’intervento dello Stato.

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