“Le giubbe di mimose, strappate dai rami, nei vasetti ancora gialli e irti profumano”. A due giorni dalla Giornata internazionale della donna, l’associazione Città Viva, insieme al Presidio Partecipativo del Patto di Fiume Simeto, è tornata a parlare di donne con un appuntamento culturale ospitato nella suggestiva cornice dell’ex macello cittadino, nell’ambito della rassegna “Un macello di libri”.
Anche se infreddoliti, ad aprire l’incontro è stato il saluto della presidente Grazia Scavo, che già in passato aveva proposto al pubblico degli amanti della scrittura la scrittrice Annamaria Zizza. L’iniziativa ha voluto prendere le distanze dai consueti stereotipi che spesso accompagnano la ricorrenza dell’8 marzo: niente slogan o manifestazioni rituali, ma un dialogo autentico sulla scrittura e sul ruolo delle donne.
Protagonista del pomeriggio è stato infatti un intenso tête-à-tête tra la professoressa Angela Rita Pistorio e la stessa Zizza, autrice del romanzo La Regina di Tebe, pubblicato nel 2023 e candidato a uno dei più prestigiosi premi letterari italiani. Un romanzo tutto al femminile, costruito su personaggi e ambientazioni realmente esistiti nell’antico Egitto.
Non si è trattato però della classica presentazione di un libro. L’incontro è stato piuttosto un’occasione per rileggere l’opera con uno sguardo nuovo, quasi come se l’autrice tornasse a parlare di un figlio ormai cresciuto.
Ad aprire il pomeriggio letterario, fuori dagli schemi consueti, è stata la voce del soprano Carmen Salamone, che ha interpretato il celebre “Vincerò”, tratto dal finale dell’aria Nessun dorma dell’opera Turandot di Giacomo Puccini. Un inno alla vittoria che ha dato al pomeriggio un’apertura intensa e vibrante.
Appunto un ruolo da uomo, interpretato da una donna.
Originale anche la conduzione della Pistorio che, abbandonato il tavolo dei relatori, ha scelto di dialogare con il pubblico restando in piedi, coinvolgendo direttamente i presenti e invitandoli a seguire con attenzione. Al centro del discorso, naturalmente, la figura della donna, senza forzature linguistiche o ideologiche: non “la soprana”, ma semplicemente una donna che canta.
È emersa così una definizione luminosa e attuale: tra uomini e donne non esiste rivalità, ma una continuità reciproca. Un principio che anima da trent’anni anche l’amicizia (sottolinea più volte la Pistorio rinsaldando l’AMICIZIA) tra le socie di Città Viva, un gruppo che riunisce donne diverse per professione e percorso di vita — dalla casalinga all’insegnante — senza gerarchie di valore.
Le letture di alcuni brani del romanzo sono state affidate all’amica Agata Longo che, con ironia, non ha nascosto qualche difficoltà nella pronuncia dei nomi egizi, strappando più di un sorriso alla platea.
Per Annamaria Zizza si è trattato di un ritorno tra un pubblico che già la conosce e la apprezza. La scrittrice ha raccontato come la scrittura sia nata per lei come una terapia al dolore dopo una grande perdita personale. Si riconferma lontana dagli stereotipi femminili, ha parlato con naturalezza del proprio percorso creativo, rispondendo alle curiosità dei presenti.
A riannodare il filo del dialogo è stata ancora la Pistorio con la domanda che ha coinvolto la sala: «Chi sa come si chiama oggi la città di Tebe?». Dopo qualche esitazione, qualcuno tra il pubblico ha risposto prontamente: Luxor, sorprendendo la stessa relatrice.
Senza voler svelare troppo della trama, l’incontro ha messo in luce la grande accuratezza storica del romanzo, ricco di dettagli sugli usi e costumi dell’antico Egitto. Un’opera unica per l’Italia.
Tra i personaggi più amati dall’autrice (svela) c’è lo scriba-dottore, Menthuotep figura inventata nella quale la stessa Zizza riconosce qualcosa di sé.
Non è mancata una sorpresa: un affezionato ammiratore dell’autrice ha richiamato l’attenzione su un curioso parallelismo tra due figure femminili dei suoi romanzi, Miriam in La Regina di Tebe e Maria in La dolciera. Due donne lontane nel tempo ma unite da una scelta simile: travestirsi da uomo per sopravvivere e raggiungere il proprio obiettivo. Miriam per infiltrarsi nell’accampamento dei nemici, Maria per poter lavorare nelle cucine dei Campailla.
La scrittrice non si è sottratta al confronto e ha anzi anticipato che non lascerà l’Egitto, anzi nel suo prossimo romanzo potrebbe tornare ancora tra gli Egizi o forse tra gli antichi Greci, civiltà che l’affascinano fin dall’infanzia.
Il tema delle donne è rimasto il filo conduttore della serata, insieme a una riflessione più ampia: “l’importanza della scrittura come strumento di memoria e di salvezza per l’umanità e della memoria che ad essa si accompagna”. Se una misteriosa lettera della moglie del faraone Tutankhamon al re degli Ittiti poteva cambiare il corso della storia, ci si è chiesti se oggi esista una donna, che con la sua parola o con gli scritti, sia in grado di incidere davvero sul destino di un mondo sempre più attraversato dai conflitti. La risposta dell’autrice è stata realista: oggi, ha osservato, tutto sembra dominato dall’economia e non si intravede una figura capace di fare da faro.
Quando la serata si avviava alla conclusione, l’ultima lettura ha portato i presenti nella corte del re ittita Suppiluliuma, e della sua misteriosa moglie maga Malnigal. E proprio nel finale è arrivata una pagina inattesa: una scena di eros. Nei romanzi della Zizza il sentimento non è mai assente, ma questa volta la lettura ha superato ogni tabù, dimostrando che anche l’erotismo raccontato da una penna femminile può trovare spazio nella letteratura senza suscitare scandalo.