In merito alle dichiarazioni rese nel corso del Consiglio comunale e al successivo articolo stampa, ritengo necessario intervenire per precisare alcuni aspetti della vicenda in modo che l’opinione pubblica riceva una rappresentazione non parziale di quanto realmente accaduto.
Il ruolo del Consiglio comunale e le responsabilità di vigilanza
Non entrerò nel merito delle posizioni delle singole associazioni perché sono oggetto , tutt’oggi, di iniziative giudiziarie e amministrative e non voglio , ne posso , in alcun modo turbarne l’andamento . Desidero altresì esprimere il massimo rispetto per il Consiglio comunale e per tutti i consiglieri, di maggioranza e di minoranza, ai quali l’ordinamento attribuisce importanti funzioni di indirizzo politico-amministrativo e di controllo. Proprio per questo ritengo che, nella vicenda in esame, il dibattito abbia finito per rivolgersi verso il bersaglio sbagliato. Anziché contestare all’Amministrazione di aver cercato di ristabilire il rispetto delle convenzioni, sarebbe stato più utile domandarsi come sia stato possibile che una situazione caratterizzata da ripetute inadempienze economiche e di gestione si sia protratta per anni senza che venissero tempestivamente adottate tutte le iniziative necessarie.
Occorre ricordare che, nell’ordinamento degli enti locali, esiste una precisa distinzione tra le funzioni di indirizzo politico-amministrativo e quelle di gestione, che competono ai dirigenti e ai responsabili degli uffici ai sensi dell’art. 107 del Testo unico degli enti locali. È dunque nei procedimenti amministrativi e nell’attività degli uffici preposti che devono essere ricercate e accertate eventuali omissioni nei controlli, nella vigilanza e nell’adozione degli atti gestionali di competenza. I consiglieri comunali dispongono, tra l’altro, degli strumenti di accesso e conoscenza previsti dall’art. 43 del medesimo Testo unico. Potrebbero pertanto acquisire l’intera documentazione, ricostruire le responsabilità eventualmente emergenti e, qualora ne ravvisassero i presupposti, sottoporre gli atti alla Procura regionale della Corte dei conti per le valutazioni di competenza. Sarebbe questa un’iniziativa coerente con la funzione di controllo che l’ordinamento assegna loro.
Non escludo, del resto, di assumere personalmente, nella mia qualità di privato cittadino, analoghe iniziative al termine del contenzioso, qualora la documentazione confermi l’esistenza di possibili profili di danno erariale. Per quanto riguarda invece gli interventi che hanno modificato le strutture e il patrimonio comunale, ho già richiesto che i relativi atti vengano trasmessi alla Procura della Repubblica presso il Tribunale , affinché siano effettuate le verifiche di legalità ritenute opportune. Non si tratta di formulare accuse preventive nei confronti di alcuno, ma di assicurare che ogni eventuale irregolarità venga valutata dagli organi istituzionalmente competenti. Una questione di rispetto delle regole, non di appartenenza politica La vicenda degli impianti sportivi non dovrebbe essere trasformata in uno scontro tra maggioranza e opposizione. È una questione di rispetto delle regole, di tutela del patrimonio comunale e di corretta amministrazione delle risorse pubbliche. Il Comune non poteva continuare a tollerare una gestione caratterizzata dalle inadempienze contestate, né poteva rinunciare a pretendere il rispetto degli obblighi assunti dai concessionari. La tutela degli impianti sportivi, della loro sicurezza, della loro corretta manutenzione e della loro effettiva fruibilità da parte dei cittadini costituisce un interesse che dovrebbe accomunare tutte le forze politiche.
Il vero interrogativo, dunque, non è perché il Comune sia intervenuto, ma perché sia stato necessario attendere tanto tempo prima che venisse affrontata una situazione che avrebbe richiesto controlli e interventi tempestivi. Chi e perché ha permesso che una situazione di illegalità si protraesse per oltre 4 anni mentre il comune continuava a pagare illegittimamente somme per oltre 30.000 Euro che dovevano essere a carico delle società . È su questo terreno, quello degli atti, dei fatti e delle responsabilità effettive, che auspico possa finalmente svilupparsi un confronto serio e trasparente, nell’esclusivo interesse della comunità di Santa Maria di Licodia.
La questione dei compensi ai legali
Altro capitolo riguarda i tanto sbandierati compensi ai legali, che, secondo una certa rappresentazione, avrebbero addirittura determinato un loro arricchimento. Sorvolo sulla tentazione di confrontare le poche migliaia di euro percepite per l’attività professionale con gli oltre dieci anni di indennità legittimamente incassate da qualche amministratore, senza che sia altrettanto agevole individuare risultati concreti della sua attività. Sarebbe una polemica sterile, nella quale non intendo addentrarmi. Preferisco parlare di fatti. In questa vicenda ho sostenuto e continuo a sostenere personalmente le ragioni del Comune in due procedimenti dinanzi al TAR, due dinanzi al Tribunale civile, tre procedimenti monitori, di cui due già muniti di titolo esecutivo, oltre a un numero considerevole di consulenze scritte e verbali.
I risultati conseguiti costituiscono per me motivo di soddisfazione e dovrebbero rassicurare anche quanti ritengono eccessivi gli oneri sostenuti dal Comune: le pronunce giudiziarie e i decreti ingiuntivi ottenuti hanno consentito, sino a oggi, il riconoscimento di crediti per circa 15.000 euro, somme non ancora materialmente riscosse, ma già accertate attraverso provvedimenti giudiziari, alcuni dei quali esecutivi. Un importo che supera ampiamente quanto corrisposto dal Comune a titolo di compensi professionali. E mi sia consentita una considerazione personale: sono orgoglioso di avere affrontato, e di continuare ad affrontare, personalmente e da solo ( tranne i giudizi innanzi al TAR in cui ho collaborato l’ottimo collega Lo Presti ) questa complessa vicenda giudiziaria, nella convinzione che non si tratti soltanto della difesa degli interessi economici di un Ente, ma di una vera e propria battaglia di civiltà e di legalità, perché il rispetto delle regole e la tutela del patrimonio pubblico non possono essere considerati un costo, ma un dovere.
Avvocato Francesco Biondi