Quante volte, nel bel mezzo di una doccia, siamo rimasti senz’acqua? Sbottando con la celebre frase: «Ci risiamo, senz’acqua!»
Negli anni passati il disagio era spesso giustificato dalla carenza di approvvigionamento idrico, dalle falde asciutte e da stagioni particolarmente siccitose. La Sicilia ha affrontato, nel biennio 2024-2025, una crisi idrica senza precedenti, caratterizzata da una grave siccità che ha ridotto drasticamente le riserve negli invasi e provocato pesanti razionamenti per oltre due milioni di persone.
Ma è davvero solo un problema di cambiamento climatico e di mancanza di piogge, oppure le cause dei disservizi sono attribuibili anche ad altro?
Paternò sorge sopra una vasta riserva d’acqua e, anche la “città delle acque minerali” fino a qualche tempo fa ha dovuto fare i conti con difficoltà nella distribuzione del cosiddetto oro bianco.
Reti colabrodo e carenza di personale rappresentano due criticità evidenti. L’Istat (2022) ha rilevato in Sicilia una perdita idrica pari al 51,6%: oltre la metà dell’acqua immessa in rete va dispersa, con punte ancora più elevate in alcune realtà locali. A ciò si aggiungono infrastrutture inefficienti: molti invasi non sono collaudati oppure presentano limitazioni di riempimento per motivi di sicurezza.
La realtà di Paternò, con i suoi pozzi, fino a qualche tempo fa non è stata differente di tanti altri comuni siciliani. Ci si augura che Paternò possa cambiare rotta una volta per tutte.
A pochi mesi dall’insediamento del nuovo Consiglio di Amministrazione, qualcosa sembra muoversi. Sono stati avviati concorsi per l’assunzione di nuovo personale, figure che andranno a rafforzare l’organico già in servizio: un operaio per l’impianto di depurazione, un operaio addetto alla manutenzione di rete e impianti, un operaio addetto alla gestione della morosità, un impiegato per l’ufficio amministrativo e un impiegato per l’ufficio utenze.
Che cosa è cambiato? Lo abbiamo chiesto al nuovo Management (amministratore unico), ing. Giovanni Parisi.
«L’AMA S.p.A. dispone ancora di un organico molto ridotto rispetto alla dotazione necessaria. Ciò dipende anche dall’attuale fase transitoria di passaggio al Gestore Unico d’Ambito, che condiziona le assunzioni alle dirette dipendenze di AMA S.p.A.
Quando mi sono insediato, l’AMA si avvaleva di 11 lavoratori con contratto di somministrazione tramite agenzia interinale. È una forma di lavoro alla quale personalmente non sono favorevole: pur essendo legittima, comporta una condizione di precarietà e una disparità di diritti a parità di mansioni. Esiste un programma di superamento di questa situazione che auspico possa completarsi entro la fine del 2026.
Nel frattempo, i contratti di somministrazione devono essere rinnovati secondo criteri di trasparenza. Questo ho chiesto all’agenzia Randstad, incaricata della selezione a tempo determinato. Non vi è alcuna sfiducia verso chi ha ricoperto questi ruoli fino alla scorsa settimana e che potrà partecipare alla nuova selezione.
Come ho ribadito il 4 febbraio, durante l’incontro con tutto il personale AMA, non mi interessa cosa ciascuno pensi nella propria vita privata o per chi abbia votato. Ognuno è libero di fare le proprie scelte. Chiedo soltanto dedizione al lavoro, passione, curiosità, senso di responsabilità, onestà e, soprattutto, attenzione alla sicurezza, per sé e per i colleghi.
Credo fermamente che la solidità di AMA dipenderà dalla fidelizzazione delle persone che vi operano. Per questo è previsto un percorso di superamento dell’attuale precarietà, compatibilmente con il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario. Intanto iniziamo con nuove selezioni, auspicando la partecipazione di figure specializzate e motivate, desiderose di mettersi in gioco in AMA».
Un passo avanti a sostegno dell’utenza, spesso penalizzata anche dalla carenza di personale. Non basta il nuovo e moderno canale di internet, per entrare in contatto con gli uffici di via Emanuele Bellia 214. Non di rado è difficile ottenere informazioni sugli insoluti senza affrontare lunghe file allo sportello, peraltro in un ufficio poco adeguato a servire una platea numerosa come quella di una città.