Arriva la Sentenza di condanna in primo grado per i fatti del grave attentato sventato a Palagonia nel 2024.
La Corte d’Assise di Catania ha condannato i tre indagati che, secondo quanto emerso nel processo, avrebbero pianificato, la notte del 3 marzo, un attentato dinamitardo come atto di ritorsione nei confronti di una famiglia residente a Palagonia in quanto un congiunto risultava detenuto per il tentato omicidio del fratello di uno degli imputati,poi sfociato nel decesso della vittima
Le indagini sono state coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltagirone e sono state condotte dai Carabinieri della Compagna di Palagonia.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, per vendicare il parente, i tre avrebbero parcheggiato un’auto rubata davanti all’abitazione presa di mira, in via Fornelli. All’interno del veicolo, erano state collocate due bombole di GPL con l’obiettivo di provocare una violenta esplosione. La strada è stata cosparsa di liquido infiammabile e, dopo aver appiccato il fuoco, i tre si sarebbero allontanati per poi fare ritorno, dopo pochi minuti, a bordo di un altro mezzo per verificare l’esito dell’innesco.
L’esplosione avrebbe potuto comportare conseguenze gravissime per tutti i residenti del quartiere. Per fortuna, grazie alla segnalazione di alcuni abitanti della zona, i Carabinieri sono riusciti a sventare l’attentato, mettendo in sicurezza l’intera area con il supporto del Nucleo Artificieri Antisabotaggio di Catania, dei Vigili del Fuoco e di una squadra specializzata NBCR. Per ragioni di sicurezza, in quell’occasione, è stata disposta l’evacuazione dell’area circostante per un raggio di circa 150 metri. Tra gli edifici sgomberati anche una chiesa in cui, in quel momento, era in corso una funzione religiosa con numerosi fedeli.
Già in quella stessa serata, i militari dell’Arma avevano individuato i tre presunti responsabili dell’attentato. Adesso, la Corte d’Assise ha emesso la sentenza contestando ai tre soggetti i reati di strage in concorso. Nello specifico, Kevin Ferraro è stato condannato alla pena di 16 anni e 6 mesi di reclusione, Giuseppe Emanuele Di Bennardo 10 anni e 2 mesi di reclusione, Federico Sipala 10 anni di reclusione.
Per tutti, la Corte ha disposto anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interdizione legale per la durata della pena e l’applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata per tre anni al termine dell’espiazione della pena.