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S.M. di Licodia, pulizie a vuoto in via Dalla Chiesa: gli “zozzoni” vincono sempre

I cittadini pagano il prezzo (anche economico) di un fenomeno che si ripete sistematicamente

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A distanza di mesi dalle prime sanzioni e dagli annunci di “tolleranza zero” da parte del sindaco Giovanni Buttò, il problema dell’abbandono selvaggio di abiti usati in via Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa a Santa Maria di Licodia è tutt’altro che risolto. Ancora oggi, lungo questa strada, si continuano a riversare sacchi pieni di indumenti usati, in un fenomeno che si ripete con fastidiosa regolarità. Eppure, in quella zona, i contenitori adibiti alla raccolta di abiti in disuso, non sono più presenti da tempo.

Era stato lo stesso sindaco Buttò, qualche tempo fa, ad annunciare l’avvio delle prime multe nei confronti di chi abbandonava abiti usati proprio in via Dalla Chiesa, parlando di una linea “dura” che l’amministrazione avrebbe attuato. Un impegno che, a distanza di tempo, sembra però non aver sortito gli effetti sperati. Se da un lato l’amministrazione è intenta a bonificare la Strada Comunale di Fora, gli “zozzoni” di turno sono già pronti a sporcare il piazzale del Pero. E se si procede a ripulire anche quest’ultima area, chi non ha a cuore il proprio paese è pronto a inquinare nuovamente via Dalla Chiesa. Un vero e proprio circolo vizioso, al quale non si riesce a porre freno, dove a farne le spese, ancora una volta, è l’ambiente.

Le operazioni di pulizia messe in campo finora da parte dell’amministrazione – in quest’area come in altre – si sono rivelate, di fatto, semplici interventi tampone. Una volta rimossi i rifiuti, la strada torna pulita solo per breve tempo, prima che nuovi cumuli di abiti usati tornino a occuparla. A mancare, probabilmente, è una strategia ben strutturata, che coinvolga attivamente anche la cittadinanza, capace di affrontare il fenomeno alla radice, agendo non solo a valle — con la rimozione dei rifiuti già abbandonati — ma anche a monte, attraverso un controllo costante del territorio a cui devono seguire le dovute sanzioni.

In una situazione come quella immortalata ancora una volta dalla nostra testata giornalistica, il rovescio della medaglia è anche quello economico. Ogni intervento di pulizia ha infatti un costo, che grava inevitabilmente sulle casse comunali e, di conseguenza, sull’intera collettività in quanto riversato all’interno delle bollette della TARI. La situazione richiede – oggi più che mai – una risposta diversa da parte degli organi competenti. Non più singoli episodi di pulizia, ma un piano di intervento continuativo, che unisca controllo del territorio, videosorveglianza, comunicazione sui social, manifesti informativi affissi nelle aree interessate dall’abbandono e sanzioni effettive, per spezzare definitivamente questo circolo vizioso che da troppo tempo penalizza il decoro urbano e le finanze comunali.

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