Clamoroso furto d’arte nella serata del 15 agosto al MuMe, Museo Regionale Interdisciplinare di Messina. Ladri sono riusciti a introdursi all’interno delle sale espositive eludendo i sistemi di allarme e le protezioni di sicurezza, riuscendo a sottrarre dei capolavori attribuiti al maestro Antonello da Messina. I malviventi hanno agito con precisione, portando via tre tavole su cinque appartenenti al celebre Polittico di San Gregorio e la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà, estratta e asportata direttamente dall’interno di una teca blindata.
Sul posto sono immediatamente intervenute le forze di polizia insieme agli specialisti della scientifica, che hanno avviato i rilievi tecnici per ricostruire la dinamica dell’effrazione e raccogliere elementi utili a identificare i responsabili.
Il museo regionale di Messina, inaugurato nel nuovo e grande plesso nel giugno 2017, è intitolato a Maria Accascina, tra le figure più rappresentative della storiografia artistica siciliana e storica direttrice dell’Istituto dal 1949 al 1963.
“Siamo sconvolti per quello che è accaduto, erano due delle opere più importanti e note di Antonello da Messina. Una grande perdita per il museo, per la città, la comunità e il mondo dell’arte”. Lo ha detto la direttrice del museo regionale di Messina Marisa Mercurio. “Ci sono indagini in corso da parte delle forze dell’ordine e speriamo riescano ad arrestare i responsabili. Il furto è stato ieri intorno alle 21.50. Purtroppo sono riusciti ad eludere i sistemi d’allarme e tutti i sistemi di sicurezza”.
«Il furto dei capolavori di Antonello da Messina custoditi al museo regionale “Accascina” è un atto criminale di eccezionale gravità e uno sfregio intollerabile al patrimonio culturale universale. Quelle opere non solo affondano le loro radici nella storia di Messina e della Sicilia ma rappresentano un patrimonio per l’Italia e per il mondo intero. La loro sottrazione è una ferita per tutti. La priorità assoluta, adesso, è ritrovarle al più presto e assicurare alla giustizia i responsabili». Lo dichiara il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.
«La Regione – aggiunge – sta già garantendo la massima collaborazione alla magistratura e alle forze dell’ordine, mettendo a disposizione ogni elemento utile per le indagini. Va chiarito che l’allarme e il sistema di videosorveglianza del museo hanno funzionato regolarmente. Le registrazioni video e gli altri dati acquisiti sono già al vaglio degli investigatori e potranno contribuire alla ricostruzione della dinamica e all’individuazione dei responsabili».
«Parallelamente – prosegue Schifani – è già stata avviata un’ispezione interna per ricostruire ogni passaggio e accertare eventuali responsabilità riconducibili all’operato del personale addetto alla custodia. Si tratta di aspetti che dovranno essere verificati con assoluto rigore, pur nel rispetto delle garanzie del personale coinvolto. Non sarà tollerata alcuna zona d’ombra. Quei capolavori sono patrimonio di tutti e la Regione farà quanto è necessario perché tornino presto al loro posto».
Francesco Finocchiaro, architetto e Coordinatore regionale di Archeoclub d’Italia Sicilia si dice amareggiato: «Antonello appartiene a Messina, alla Sicilia, all’Italia e al patrimonio universale dell’umanità. Le sue opere sono parte dell’identità di una città già duramente segnata, nel corso della storia, da terremoti, distruzioni e dispersioni. Per questo è necessario che le istituzioni e gli organismi competenti operino in piena collaborazione affinché le tavole siano individuate e riportate al più presto nel museo al quale appartengono. Esprimiamo piena fiducia nell’azione delle istituzioni regionali, dell’Assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana e delle forze dell’ordine, chiamati ad affrontare una vicenda tanto delicata. Siamo certi che saranno messe in campo tutte le competenze e le risorse necessarie per sostenere le indagini, favorire il recupero delle opere e garantire una risposta efficace e coordinata».
Secondo Finocchiaro accanto ai grandi musei esiste un immenso patrimonio diffuso, custodito in piccoli musei, depositi, chiese, biblioteche, archivi, aree archeologiche e collezioni territoriali. Si tratta di una ricchezza straordinaria, disseminata in centinaia di luoghi, spesso fragili e difficili da sorvegliare in maniera continuativa.
«La tecnologia rimane indispensabile, ma non può sostituire la presenza delle persone. Occorre investire nei sistemi di sicurezza, nella catalogazione digitale, nella documentazione fotografica, nella tracciabilità delle opere e, soprattutto, nel rafforzamento del personale qualificato. Custodi, tecnici, restauratori, archeologi, storici dell’arte e funzionari costituiscono il primo presidio della tutela».
Di fronte alle attuali carenze di organico, è inoltre possibile costruire forme strutturate di collaborazione con il Terzo settore e con le associazioni culturali maggiormente radicate nei territori. «È necessario creare una rete stabile tra Regione Siciliana, Ministero della Cultura, musei, soprintendenze, Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, forze dell’ordine, amministrazioni locali, università e associazioni. La sicurezza deve diventare un impegno condiviso e permanente, fondato sulla prevenzione e sulla partecipazione responsabile delle comunità».
Archeoclub d’Italia, con la propria esperienza nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio culturale diffuso, è pronta ad affrontare questa sfida e a collaborare alla costruzione di una rete territoriale di presidio. Resta fondamentale contrastare con determinazione il traffico illecito delle opere d’arte. Spetterà agli investigatori accertare la dinamica e la matrice del furto, verificando anche l’eventuale presenza di intermediari, ricettatori o committenti. Archeoclub d’Italia confida pienamente nel lavoro dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, della magistratura e di tutte le forze impegnate nelle ricerche.
«Rivolgiamo un appello diretto a chiunque abbia sottratto le opere, le custodisca o sappia dove siano state nascoste: restituite le tavole di Antonello. Restituitele prima che vengano danneggiate, smembrate o trasferite nei circuiti illegali. Un’opera nascosta in un deposito clandestino o in una collezione privata cessa di essere patrimonio e diventa ostaggio».
“La tutela non può vivere soltanto nell’emergenza. Deve diventare una responsabilità quotidiana, condivisa e organizzata. Archeoclub d’Italia Sicilia è pronta a mettere a disposizione competenze, presenza territoriale e volontariato qualificato, lavorando in piena sinergia con la Regione Siciliana, l’Assessorato, gli organismi di tutela e le forze dell’ordine. Le tavole di Antonello devono tornare a Messina e il loro ritorno dovrà segnare l’inizio di una più forte alleanza tra istituzioni e società civile per difendere la memoria della Sicilia”