Riceviamo e pubblichiamo dall’associazione “Penelope” la replica alle “contrarietà” espresse da alcuni esponenti della società civile.
“In relazione alle “contrarietà” espresse dagli interlocutori che “Etnanews24.it” ha individuato nel suo articolo, ci preme, nel rispetto del libero confronto di opinioni, fare alcune precisazioni e rispondere alle critiche espresse.
Per quanto riguarda le opinioni espresse da Paolo Di Caro, di “Paternòche”, non ci sembra un buon modo di argomentare quello di adombrare non si sa quali interessi inconfessabili che muoverebbero le proposte del proprio interlocutore.
Legittimo chiedersi perché Paternò? Anche se la domanda è indicativa del fatto che chi ci vive si è ormai così assuefatto ad un sistema di sfruttamento e schiavitù, da non coglierne più la specificità, la crudeltà e la vastità rispetto al contesto territoriale, non solo locale, ma anche regionale e nazionale.
Paternò è uno dei centri nevralgici di smistamento e gestione della tratta degli schiavi a sud Italia e non solo per scelta delle organizzazioni criminali, ma per convenienze economiche e di consenso politico.
Penelope ha scelto Paternò per questo e sta cercando di portare la questione su tutti i tavoli regionali e nazionali che si occupano di porre fine allo schiavismo, alla discriminazione e alla violenza sui nostri territori.
Perché proprio ora? Banalmente perché ora è a disposizione delle amministrazioni locali l’avviso regionale.
Perché proprio per l’accoglienza dei migranti stagionali ? Perché c’è un fenomeno esteso che riguarda centinaia di lavoratori stagionali senza casa (e a cui viene rifiutato un alloggio dignitoso o una casa in affitto). Perché la Prefettura di Catania ha individuato pertinentemente il superamento degli insediamenti informali quale una delle priorità specifiche di azione per la diffusione della legalità e il rispetto dei diritti umani sul territorio comunale. Perché la stessa Commissione Prefettizia è impegnata nella ricerca di soluzioni stabili in tal senso. Perché insomma è una priorità per la comunità Paternese e per la messa in sicurezza del territorio. Migranti più sicuri e tutelati fanno una Paternò più sicura per tutti.
Nella nostra proposta, se si ha l’onesta di leggerla senza pregiudizi, non si esclude, anzi si prevede, lo sviluppo di soluzione di co-housing che coinvolgano tutti i cittadini, nativi e migranti, che versino in una situazione di grave precarietà abitativa e povertà estrema.
L’unica cosa che Paternò non si può permettere è di rinunciare a questa opportunità per diventare più accogliente, sicura e solidale.
A Francesco Finocchiaro vorremmo suggerire di informarsi meglio sull’azione e l’attività dell’associazione e sugli interventi di contrasto del fenomeno del caporalato e dello sfruttamento lavorativo (abbiamo sostenuto e accompagnato decine di migranti all’emersione e alla denuncia, facendoci carico della loro messa in protezione e della loro piena integrazione sociale).
La proposta di co-housing non risponde ad un bisogno meramente abitativo, tende a liberare i migranti dal ricatto delle organizzazioni di caporalato e dagli interessi delle aziende marce che ne sfruttano la manodopera.
Siamo d’accordo con Luca Befumo. Il problema si potrebbe risolvere in maniera naturale con la responsabilità sociale di imprese etiche che garantiscono foresterie alla manodopera impiegata e con affittuari che offrano contratti regolari ai migranti, invece che affittare ai caporali. A questo miriamo e per questo stiamo lavorando. Ma nelle more che Paternò diventi una comunità accogliente e tutte le aziende responsabili, abbiamo più di 200 persone che fra qualche giorno invaderanno ogni sperduto angolo di questa cittadina per vivere senza acqua, ne luce, elemosinando una doccia, sfruttati come schiavi nei campi.
Qui e ora crediamo che qualcosa vada fatta. Questo avviso è un’occasione e crediamo che non vada sprecata”.