I Carabinieri della stazione di Calatabiano hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura cautelare del collocamento in comunità, nei confronti di un 17enne catanese, in quanto indiziato di avere messo in atto, in concorso con due maggiorenni, una truffa, utilizzando la tecnica del “falso finanziere” ed estorsione. L’indagine è partita a seguito della denuncia presentata nell’ottobre 2025 dalle vittime della truffa ossia padre e figlia, rispettivamente di 54 e 23 anni. Il 54enne è stato contattato sul suo cellulare mentre si trovava a casa da un altro telefonino.
L’interlocutore, presentandosi come Ufficiale della Guardia di Finanza, lo avrebbe informato che la targa della sua autovettura sarebbe risultata coinvolta in una rapina e lo avrebbe sollecitato a raggiungere il Comando della Guardia di Finanza di Taormina per chiarire la sua posizione. La telefonata, partita da Napoli, sarebbe stata effettuata da un 22enne, uno dei due indagati maggiorenne nella truffa, da un cellulare con scheda Sim intestata all’autore della chiamata.
Il 54enne, assieme alla moglie, si è recato in scooter a Taormina senza dire nulla alla figlia che, rimasta a casa da sola, sarebbe stata subito contattata prima sul numero di casa e poi sul suo cellulare da un uomo che, qualificatosi quale appartenente alla G.d.F., le avrebbe intimidita raccontandole di un coinvolgimento del padre in una rapina.
Contestualmente avrebbe detto alla giovane di preparare dei monili in oro e tutto il contante presente in casa che avrebbe dovuto consegnare ad un addetto incaricato dal Tribunale il quale si sarebbe presentato da li a breve alla porta dell’abitazione. La giovane, impaurita, poco dopo consegnava la somma di 600 euro e oggetti preziosi per il valore di 1.500 euro.
Più tardi le vittime hanno scoperto di essere state truffate, nel momento in cui il 54enne arrivato con la moglie al comando della Guardia di Finanza di Taormina, mentre era ancora al telefono col telefonista-complice (22enne) avrebbe appreso che nessuno dal comando della Guardia di Finanza lo aveva convocato.
La truffa messa in atto dagli indagati è stata “documentata” anche dai filmati delle immagini estrapolate da due telecamere poste nelle immediate vicinanze dell’abitazione delle vittime e che hanno permesso di ricostruire tutte le fasi dell’estorsione come l’arrivo del minore a bordo dell’autovettura condotta dal complice (37enne), il quale dopo essere entrato in casa delle vittime ne usciva con in mano una busta contenente il denaro e i gioielli ricevuti pochi istanti prima dalla vittima 23enne, la quale sarebbe stata convinta a consegnarli in modo tale che potessero essere valutati dagli agenti della Guardia di Finanza presso cui vi erano i genitori.