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“Dopo di noi” a 10 anni di distanza in Sicilia è ancora un miraggio

La sordità della burocrazia nega alle persone con disabilità il sacrosanto diritto di immaginare una vita autonoma dal proprio nucleo familiare d’origine

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Nella Sparta della mitologia, si credeva che i bambini nati “handicappati”, oppure tutti coloro che presentavano un deficit di qualsiasi genere, dovessero essere gettati giù dalla rupe, quindi eliminati dalla società civile. Ciò sarebbe accaduto nel secolo sesto avanti Cristo. Questa volta è purtroppo la storia a parlare. Nella Shoah, ovvero lo sterminio degli ebrei, durante la dittatura di Hitler, a finire nelle camere a gas, erano anche le persone omosessuali e gli “handicappati” anche se qualcuno possiede la sfrontatezza di negare questo fatto tragico! Si dice, ma purtroppo è realmente così, forse perché l’essere umano non ha poi tanta fantasia neanche quando fa del male, che la storia si ripete. Poi c’è la scena finale drammatica del film “Il Miglio Verde”, dove un uomo viene fatto morire lentamente aspettando le gocce velenose che gli piovono dalla doccia, solo perché il colore della sua pelle è nera, cioè diversa.

Ecco nascere, o diventare un “handicappato” in Sicilia è un peso per gli addetti ai lavori, perché semplicemente non sanno guardarti negli occhi o perché non capiscono lo stravolgimento che vive la tua famiglia. Un emblematico esempio è la legge 112/2016 che evita l’istituzionalizzazione e agevola una vita autonoma pienamente anche di chi presenta gravi difficoltà a livello motorio. La legge sopra menzionata è stata varata, ma non applicata in ugual modo in tutto il territorio nazionale: va probabilmente ricordato che anche la Sicilia fa parte dell’Italia.

È qui vi è il trucco per chi governa in modo non tanto consapevole e falso la nostra Regione, perché facendosi forte dello Statuto Autonomo, consegna solo le briciole o un bel nulla. È così avviene che, per esempio, ancora in Sicilia non c’è neppure la vaga ombra di ciò che può rappresentare un progetto di vita, perché non vi è un confronto reale, anzitutto tra il beneficiario e gli organi di competenza. Non vi è un rapporto di addestramento, di interscambio fra la Lombardia, regione pioniera, dove i servizi funzionano e le persone con disabilità chiedono e ottengono informazioni e risposte, e la Sicilia che è fanalino di coda.

Insomma, i fondi necessari a sostenere e cucire addosso ad ogni persona con disabilità una vita su misura che significa dignità e autonomia, non vengono spesi bene. In questa isola, alla burocrazia, manca la sensibilità di base, quella che permette di spostare l’attenzione dalla massa al singolo caso che riguarda la persona con disabilità. Potrebbe essere un discorso utopico e dispendioso in termini di denaro pubblico, perché la persona disabile, di primo acchito, potrebbe apparire come un costo per la collettività. Ma attuare realmente e sino in fondo il “Progetto di vita” significherebbe per la collettività anche risparmiare grazie a un’ottimizzazione della spesa pubblica che evita dispersioni.

Inoltre, non c’è alcuna possibilità di non utilizzare le somme per attuare lo stesso progetto, nascondendosi dietro veri o verosimili “dissesti economici” degli enti coinvolti e la fatidica legge 112 è sempre in vigore anche dinanzi a veri o presunti dissesti. Parlando del nucleo familiare, si commette un “reato bianco”, perché non si presta adeguato sostegno anzitutto sulla fragilità umana nel sapere governare delle esperienze così al dì fuori dalla vita ordinaria. Fa un certo effetto prendere atto che siamo in un Paese a difesa della vita, concetto predominante anche perché, vi regnano i papi, e poi viene trascurato chi realmente cerca una vita autonoma, che vuol essere forza per gli altri e invece è costretto a cedere e a veder cedere i propri cari.

Non è degno di un Paese realmente civile, constatare come progetti chiamati a rendere autonoma la persona con disabilità, che ha tutto il diritto di agognare questa prospettiva, si arenino per inerzia e difetto di comunicazione, lasciando che le famiglie si attrezzino da sé impedendo loro di guardare con fiducia al futuro della famiglia stessa e della persona con disabilità che vive nel nucleo. In Sicilia, purtroppo, siamo costretti a parlare ancora di diritti negati e mancata attuazione di una legge di civiltà come la 112 del 2016.

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