Etna ancora in movimento. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha comunicato che dalle telecamere di sorveglianza, da immagini satellitari e da rilievi di terreno svolti da personale INGV, è stato possibile osservare che il campo lavico in Valle del Bove, attivo dalle scorse ore a seguito di un attività effusiva frutto di una frattura in corrispondenza della parete nord-occidentale della Valle, è ancora alimentato ed il fronte più avanzato ha raggiunto la quota di circa 1420 metri ad est del rilievo di Rocca Musarra.
Attualmente, l’estensione massima del campo lavico è di circa 2.8 km. Inoltre, dalle immagini delle telecamere di sorveglianza, durante le prime ore del mattino, si è osservata debole attività stromboliana al cratere voragine con blande emissioni di cenere che si disperdevano rapidamente in area sommitale. Al momento, a causa delle avverse condizioni meteorologiche non si ha visibilità dell’area sommitale.
Dal punto di vista sismico l’ampiezza media del tremore vulcanico permane attualmente nella fascia dei valori medi. La localizzazione del centroide delle sorgenti del tremore vulcanico risulta ubicata in un’area in prossimità del cratere Voragine ad una elevazione di circa 2800 – 3000 m s.l.m. L’attività infrasonica risulta attualmente bassa, sia nel tasso di accadimento che nell’energia degli eventi, che risultano localizzati principalmente in prossimità del cratere Voragine.
Le reti di monitoraggio delle deformazioni del suolo non mostrano variazioni significative
“Intorno alla mezzanotte di questo capodanno i sensori termici su satelliti hanno cominciato a misurare anomalie di calore in corrispondenza dell’Etna e in mattinata alcune immagini satellitari mostravano un nuovo flusso lavico che si stava formando nell’alta Valle del Bove, sotto la cresta di Serracozzo. Si è attivata una frattura eruttiva con alcune bocche, in prossimità del cono di Monte Simone, testimone di un’eruzione nel 1811-1812″. Così il vulcanologo dell’Ingv di Catania, Boris Behncke, su Facebook, ha descritto la nascita della bocca effusiva nella desertica Valle del Bove dell’Etna, in prossimità di monte Simone, a circa 2.100 metri, da cui emerge la colata lavica. “Così ha avuto inizio questa eruzione laterale, silenziosa – aggiunge Boris Behncke sul canale social – che sta alimentando una colata lavica molto spettacolare, che vista dal basso versante orientale dell’Etna sembra incredibilmente bassa e vicina ai paesi (che sarebbero Milo e Fornazzo). Per ora fortunatamente non è così, dal fronte più avanzato mancano circa 5 km a Fornazzo e 5.5 km a Milo, distanze non così facilmente superabili una volta una colata di lava ha già fatto un po’ di strada a monte”. “L’inizio dell’eruzione – spiega il vulcanologo- non è stato visto né dagli abitanti etnei, né dalle telecamere, Ingv e private, perché il fianco orientale era avvolto da una densa copertura nuvolosa. Solo all’imbrunire era evidente un forte bagliore nelle immagini di alcune webcams. Ancora una volta – sottolinea Boris Behncke – l’Etna ci ha sorpreso; il tremore vulcanico si stava affievolendo, i segni di attività esplosiva ai crateri sommitali erano sempre meno evidenti. Un colpo di scena solo pochi giorni dopo quello dei parossismi al cratere di nord-est del 27 dicembre”.