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Cronaca

Palermo, trovato e perquisito a Campobello di Mazara il covo di Matteo Messina Denaro

L’ex latitante, arrestato a Palermo all’interno di una clinica privata, subito dopo la cattura è stato condotto in un carcere di massina sicurezza

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Foto "ANSA"

A distanza di poche ore dall’arresto di Matteo Messina Denaro i carabinieri del Ros  hanno individuato il covo dell’ex latitante di Cosa nostra. Covo trovato  a Campobello di Mazara, nel trapanese, paese del favoreggiatore Giovanni Luppino, finito in manette insieme al capomafia. Il nascondiglio si trovava in vicolo San Vito. Le ricerche sono state coordinate dal procuratore aggiunto Paolo Guido che ha partecipato personalmente alla perquisizione del covo durata tutta la notte. Alle 8,30 di oggi al covo sono arrivati gli uomini del Reparto investigazioni scientifiche di Messina che stanno passando al setaccio l’abitazione. Sul posto anche il capitano dei carabinieri della compagnia di Mazara del Vallo Domenico Testa. L’ex ricercato numero uno di Cosa nostra viveva in una casa che negli ultimi mesi, dopo il trasferimento dei proprietari, è rimasta disabitata.

Matteo Messina Denaro, 62 anni, è stato beccato all’interno della clinica privata “La Maddalena”  dove circa un anno addietro era stato operato e da quel momento ha iniziato terapie in day hospital. Il latitante, al momento dell’arresto, aveva con se un documento falso col nome di Andrea Bonafede. Già da qualche giorno i carabinieri avevano fiutato la pista che portava alla clinica che è stata circondata nella mattinata di ieri dai carabinieri: da qui il blitz nella clinica; successivamente Matteo Messina Denaro è stato trasferito prima nella caserma San Lorenzo, poi all’aeroporto di Boccadifalco per essere portato in una struttura carceraria di massima sicurezza. Insieme a Matteo Messina Denaro è stato arrestato anche Giovanni Luppino, di Campobello di Mazara accusato di favoreggiamento. Avrebbe accompagnato il boss alla clinica per le terapie.

L’ex “Primula Rossa” della mafia, figlio del vecchio capomafia di Castelvetrano Ciccio, storico alleato dei corleonesi di Totò Riina, era latitante dall’estate del 1993, quando in una lettera scritta alla fidanzata dell’epoca, Angela, dopo le stragi mafiose di Roma, Milano e Firenze, preannunciò l’inizio della sua vita da latitante. “Sentirai parlare di me – le scrisse, facendo intendere di essere a conoscenza che di lì a poco il suo nome sarebbe stato associato a gravi fatti di sangue – mi dipingeranno come un diavolo, ma sono tutte falsità”. Il capomafia trapanese è stato condannato all’ergastolo per decine di omicidi, tra i quali quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito strangolato e sciolto nell’acido dopo quasi due anni di prigionia, per le stragi del ’92, costate la vita ai giudici Falcone e Borsellino, e per gli attentati del ’93 a Milano, Firenze e Roma. Messina Denaro era l’ultimo boss mafioso di “prima grandezza” ancora ricercato.

Cronaca

Paternò, operazione antimafia “Athena”, le reazioni della politica cittadina

Il Movimento 5 stelle chiede dimissioni di Naso e Comis, il coordinamento comunale di Fratelli d’Italia guarda al Ministero dell’Interno, mentre i Dem denunciano il fatto che la ricerca del consenso è inquinato

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Salvatore Comis e Nino Naso

E sull’inchiesta antimafia “Athena” che vede indagati il sindaco Nino Naso e l’assessore Salvatore Comis con l’ex consigliere e ex assessore Pietro Cirino che è stato arrestato, sono state diverse le reazioni della politica locale e nazionale. Sull’inchiesta antimafia “Athena” è intervenuto il Partito Democratico con una nota stampa : “E’ uno spaccato preoccupante quello che proviene dall’indagine della Dda di Catania e che vede, ancora una volta, certa politica andare a braccetto con la criminalità organizzata a cui si rivolge alla ricerca di appoggio elettorale promettendo utilità. E’ un campanello d’allarme, l’ennesimo, quello della ricerca del consenso che, evidentemente, ancora in Sicilia continua ad essere particolarmente inquinato”. Lo dichiarano Maria Grazia Pannitteri, responsabile del dipartimento Giustizia del PD Sicilia e Turi Leonardi, segretario del circolo di Paternò. Anche il coordinamento comunale e gruppo consiliare di Fratelli d’Italia dice la sua : “Assordante il silenzio dell’amministrazione comunale di Paternò per le accuse mosse dalla procura della Repubblica di Catania, nei confronti dell’ex assessore, arrestato, Piero Cirino assieme ad altre 16 persone. Indagati invece a piede libero anche l’assessore Comis e il sindaco Nino Naso, eletti nel Giugno 2022 con l’appoggio di liste civiche e di orientamento di sinistra in contrapposizione al candidato di FDI, appoggiato dal centrodestra. Il giudice per le indagini preliminari descrive un quadro devastante forse molto più grave di quanto avvenuto in altri comuni, sciolti poi da questo governo per infiltrazioni mafiose. Toccherà al Ministero dell’Interno valutare gli interventi successivi, che attengono agli aspetti politici , che sono solo gli unici che ci interessano, lasciando agli inquirenti quelli giudiziari, per i quali restiamo fiduciosi nell’azione della magistratura”. Anche il Movimento 5 stelle interviene sull’operazione antimafia e ha inviato sindaco Naso e assessore Comis a dimettersi. “Ha dell’ incredibile quanto accaduto oggi a Paternò e siamo veramente stupefatti dei personaggi coinvolti nell’inchiesta condotta dai carabinieri, a cui va il nostro plauso- dicono in una nota i pnetastellati- .Vedere i nomi di ex amministratori locali ed attuali componenti della giunta e addirittura il Sindaco, provoca tanta rabbia e indignazione e se era già noto a tanti come il meccanismo che ruota attorno alle aste giudiziarie fosse sporco e fallace, leggere oggi che finalmente qualcuno ha trovato il coraggio di denunciare ci fa ben sperare sul futuro della nostra comunità. A questo imprenditore va tutta la nostra solidarietà e un grande attestato di stima- si legge nella nota stamp-  Le accuse sono gravissime. Si parla di voto di scambio politico-mafioso, questione che abbiamo più volte sollevato ad ogni competizione elettorale esortando i cittadini a scegliere sempre i propri rappresentanti in modo libero e senza condizionamento alcuno. Siamo certi che il Sindaco e l’assessore Comis, entrambi indagati, riusciranno a dimostrare la propria estraneità ai fatti ma nelle more che ciò avvenga sarebbe opportuno che sia il primo cittadino Nino Naso che l’assessore Comis rassegnino le proprie dimissioni. Riteniamo che ciò sia necessario a tutela della credibilità istituzionale dell’ente nei confronti, anche e soprattutto, dell’ intera comunità paternese”.

(Nella foto l’ex assessore Pietro Cirino e il sindaco Nino Naso)

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Cronaca

Paternò, operazione “Athena” indagati sindaco Naso e assessore Comis

Per i due amministratori il reato ipotizzato è scambio elettorale politico-mafioso, mentre è stato arrestato l’ex assessore e consigliere comunale nella prima sindacatura Naso, Pietro Cirino

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L’operazione antimafia “Athena” scattata all’alba di oggi a Paternò e partita dalla denuncia di un imprenditore minacciato da alcuni “soggetti” legati alla criminalità organizzata per farlo ritirare dalla vendita all’asta un lotto di terreni e che ha portato all’emissione di 17 misure cautelari personali (quindici persone finite in carcere, una ai domiciliari e un’altra al divieto di esercitare la professione) sta avendo ripercussioni anche sull’amministrazione comunale di Paternò. Infatti ci sono anche il sindaco di Paternò, Nino Naso, eletto con delle liste civiche nel giugno del 2022, un assessore dell’attuale giunta, Salvatore Comis, nonche l’ex consigliere comunale ed ex assessore Pietro Cirino (quest’ultimo arrestato e rinchiuso in carcere) tra gli indagati dell’operazione ‘Athena’.  Il reato ipotizzato in concorso con due presunti esponenti del clan Morabito legato alla ‘famiglia’ Laudani di Catania, Vincenzo Morabito e Natale Benvenga, è di scambio elettorale politico-mafioso. Sono complessivamente 56 gli indagati nell’operazione illustrata, questa mattina, nel corso di una conferenza stampa dai vertici provinciali dell’Arma. L’inchiesta è stata condotta dai carabinieri della compagnia di Paternò e coordinata dal procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e dai sostituti Tiziana Laudani e Alessandra Tasciotti; le indagini dei carabinieri (che hanno preso in esame il periodo dicembre 2019 luglio 2022), oltre a fare luce sulle dinamiche criminali e sugli elementi di vertice del gruppo Morabito-Rapisarda operativo a Paternò e riconducibile al clan catanese Laudani, hanno permesso di conoscere gli interessi dell’organizzazione nel controllo sistematico delle aste giudiziarie di immobili nelle province di Catania e Siracusa.

L’inchiesta tratta anche presunte infiltrazioni nel voto delle amministrative scorse a Paternò con un presunto aiuto del clan Morabito ai tre amministratori indagati. Per gli amministratori attuali la Procura aveva chiesto un provvedimento cautelare che è stato rigettato dal gip Sebastiano Di Giacomo Barbagallo che ritiene sia da escludere la sussistenza dei necessari gravi indizi di reato riguardo alla posizione del sindaco Naso. Secondo il gip l’assunzione di due persone vicino alla cosca in un’azienda che si occupa di rifiuti e il presunto il sostegno elettorale “non appaiono prospettabili” e, citando un provvedimento della Cassazione, ricorda che ai fini della configurabilità del delitto di scambio elettorale politico-mafioso è necessaria “la prova che l’accordo contempli l’attuazione, o la programmazione, di un’attività di procacciamento di voti con metodo mafioso”. Sia il sindaco Nino Naso e l’assessore Salvatore Comis da noi raggiunti si dicono sereni e fiduciosi nell’operato della magistratura, sostenendo che fino adesso non hanno ricevuto nulla in merito al fatto di essere indagati .Gli investigatori hanno appurato che il clan “Morabito- Rapisarda” nel settore delle aste avrebbe avuto apporti di conoscenza con alcuni delegati alla vendita e su un avvocato di Siracusa; per quest’ultimo è stato disposto il divieto di esercizio della professione per un anno, che “si sarebbe prestato a favorire l’aggiudicazione dell’immobile all’asta in favore del figlio di una persona che si era rivolto all’associazione mafiosa”. Il giro di affari a detta della Procura avrebbe permesso di avere consistenti guadagni, con compensi commisurati al valore del bene sul mercato immobiliare, che sarebbero stati condivisi col il clan Assinnata,, legato ai santapaoliani di Catania. I rapporti tra le due cosche, per affari di interesse comune, secondo l’accusa, sarebbero stati agevolati da due delle persone indagate nei confronti delle quali il Gip ha accolto la richiesta di applicazione della misura cautelare in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Uno dei due è l’ex assessore del Comune di Paternò, Pietro Cirino: per la Procura l’ex amministratore oltre ad avere stabili rapporti di affari con esponenti apicali del clan mafioso, avrebbe messo a disposizione il proprio bagaglio di conoscenze e le proprie entrature nella politica locale. L’altro indagato, a sua volta imprenditore agricolo, tra “l’altro avrebbe messo a disposizione il magazzino di cui è titolare per consentire incontri tra i rappresentanti delle due diverse famiglie mafiose”. Il clan Morabito-Rapisarda sarebbe anche dedito al traffico di droga, soprattutto marijuana, e aveva un’articolata rete di rapporti criminali sul territorio catanese che gli garantiva dei canali di approvvigionamento dello stupefacente, proveniente da cosche di Catania e della vicina Adrano. Il gruppo, inoltre, poteva disporre di basi logistiche per la custodia e per il confezionamento dello stupefacente, nonché di un immobile sito nel centro cittadino di Paternò dove veniva dato appuntamento agli acquirenti. Anche il settore degli stupefacenti, utilizzato come fonte di entrate per la cassa comune, era gestito con l’aggravante dell’utilizzo del metodo mafioso. Nel corso delle investigazioni, a riscontro di quanto emergeva dalle intercettazioni, sono stati sequestrati complessivamente circa 71 kg di sostanza stupefacente del tipo marijuana e cocaina, e arrestate 8 persone in flagranza di reato.

Sull’inchiesta antimafia “Athena” è intervenuto il Partito Democratico on una nota stampa : “E’ uno spaccato preoccupante quello che proviene dall’indagine della Dda di Catania e che vede, ancora una volta, certa politica andare a braccetto con la criminalità organizzata a cui si rivolge alla ricerca di appoggio elettorale promettendo utilità. E’ un campanello d’allarme, l’ennesimo, quello della ricerca del consenso che, evidentemente, ancora in Sicilia continua ad essere particolarmente inquinato”. Lo dichiarano Maria Grazia Pannitteri, responsabile del dipartimento Giustizia del PD Sicilia e Turi Leonardi, segretario del circolo di Paternò a proposito dell’inchiesta della Dda catanese che vede tra i 56 indagati il sindaco e un assessore comunale di Paternò, Nino Naso e Salvatore  Comis e l’ex assessore Pietro Cirino.

 

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