Con Amori e altri cliché, uscito a dicembre 2025, Maurizio Musumeci, “Dinastia” firma il lavoro più personale della sua carriera e compie una deviazione netta rispetto al passato. Dopo anni in cui la sua scrittura è stata fortemente legata a tematiche sociali e civili (il pezzo Chi gliel’ha fatto fare è una icona, apprezzato in tutta Italia, amato nelle scuole e non solo) il rapper e cantautore paternese sceglie di spostare lo sguardo altrove, verso una dimensione più intima e introspettiva.
«Ho sempre scritto canzoni d’amore per altri e mai per me. E mi ritrovo con un album dove ne parlo, lo faccio in maniera cinica», racconta. Una dichiarazione che riassume perfettamente il cuore del progetto per un disco che nasce dalla fine di un rapporto e dalle riflessioni che inevitabilmente seguono, affrontate con una prospettiva matura e critica, senza rabbia né vittimismo, ma con lucidità. Il fil rouge dell’album è chiaro, l’amore e ciò che nel tempo si rivela essere un cliché. Le frasi che sembrano uniche ma si ripetono, le promesse eterne scritte troppo in fretta, le dinamiche che cambiano volto ma non struttura. Dinastia osserva l’amore come un meccanismo umano fatto di abitudini, compromessi e autoinganni, senza idealizzarlo né distruggerlo, ma ridimensionandolo.
Nella title track Amori e altri cliché emerge con forza questa consapevolezza: “E ogni donna ha una prassi e segue sempre un cliché, l’ho capito con gli anni dopo che ho perso te” non suona come un’accusa, ma come una presa d’atto. La fine diventa occasione di analisi, l’amore appare come un equilibrio fragile sostenuto più dalla routine che dalla passione, come suggerisce il verso “Abbiamo fatto funzionare l’impossibile in pillole d’abitudine”.
La produzione di DJ Jad, storico membro degli Articolo 31, accompagna con misura, lasciando spazio alla parola e costruendo un’atmosfera sospesa, che trovando ispirazione nella poesia del cantautore Piero Ciampi, valorizza la dimensione narrativa del disco.
Accanto alla riflessione intima della title track, il brano “Garpez”, realizzato con Ninè Ingiulla, mostra il lato più sarcastico e disilluso del progetto, allargando lo sguardo dall’esperienza personale alla rappresentazione contemporanea dell’amore, sempre più filtrata dalle apparenze social.
“Perché non credo ai lieto fine di quelle coppie dentro i film e poi mi fanno innervosire i fidanzati con quei reel” è una stoccata diretta alla spettacolarizzazione delle relazioni, mentre versi come “In quanti si abituano a un compromesso, programmano figli programmano il sesso, ridono dentro le foto di rito, un cappio al collo più che anello al dito” trasformano l’ironia in critica sociale, mettendo in discussione l’idea di coppia come traguardo da esibire più che scelta autentica.
Eppure, nel mezzo del sarcasmo, affiora un’ammissione che ribalta la prospettiva: “Vi prendo in giro ma in fondo vi invidio”. Dinastia non si pone su un piedistallo, non giudica dall’alto, ma riconosce la propria difficoltà a lasciarsi andare, definendosi pesante ogni volta che scrive e suggerendo che forse, senza quel peso, sarebbe “un uomo in gamba invece che un garpez”.

Anche il linguaggio diventa simbolico. “Io non ti scriverò ti amo, se proprio devo un TVB” racconta la riduzione dell’amore a formula abbreviata, a gesto rapido, quasi burocratico.
«Per una volta non carico la musica di impegno, come ho sempre fatto. Ho voluto dirottare altrove», spiega l’artista, e questo altrove è l’interiorità.
Dopo collaborazioni con artisti come Marco Mengoni (ricordiamo il singolo platino, “Parole in circolo” di cui Dinastia è coautore) e J-Ax, dopo un percorso segnato dall’impegno, la partecipazione a The Voice, Sanremo, successi e scrittura civile, Dinastia sceglie di raccontare sé stesso senza sovrastrutture.
Il risultato è un album compatto e coerente, che non offre consolazioni né favole a lieto fine, ma uno sguardo adulto sull’amore, sulle sue ripetizioni e sui suoi limiti. Amori e altri cliché non celebra e non distrugge ma osserva, analizza, accetta. E proprio in questa onestà, a tratti spietata ma mai crudele, trova la sua forza più autentica.