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amministrazione

Randazzo, l’ex sindaco Francesco Sgroi e l’ex assessore Nunzio Batturi non sono candidabili

A stabilirlo la  sentenza della prima sezione civile della Cassazione che ha rigettato i ricorsi presentati contro la sentenza della Corte d’appello di Catania che nell’aprile del 2025 aveva sancito l’incandidabilità deli due ex amministratori comunali

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L’ex sindaco di Randazzo, Francesco Sgroi, e l’ex assessore comunale Nunzio Batturi non potranno candidarsi alle prossime amministrative. A stabilirlo la  sentenza della prima sezione civile della Cassazione che ha rigettato i ricorsi presentati contro la sentenza della Corte d’appello di Catania che nell’aprile del 2025 aveva sancito l’incandidabilità dell’ex sindaco e dell’assessore del Comune di Randazzo, dove si torna a votare per le amministrative a maggio.

L’Ente era stato sciolto per infiltrazioni mafiose il 26 gennaio 2024, nell’ambito delle indagini sul clan Sangani sfociate nell’operazione “Terra Bruciata” condotta dalla DDA di Catania su indagini dei carabinieri del comando provinciale e della locale compagnia.  La sentenza della Corte d’appello aveva riformato quella del Tribunale che aveva deciso per la candidabilità dell’ex sindaco, non colpito dall’inchiesta penale, ma il verdetto è stato impugnato dal Viminale.

Per la Cassazione, che ha condiviso la sentenza di secondo grado, “le condotte” del sindaco avrebbero “minato la legalità e l’imparzialità dell’amministrazione ed inciso la sua credibilità presso il pubblico, e cioè il rapporto di fiducia dei cittadini verso l’istituzione, incrinato da fenomeni di infiltrazione e condizionamento riconducibili alla condotta degli amministratori e siano stati la causa del disposto scioglimento del consiglio comunale di Randazzo”.

La Suprema Corte, nel provvedimento, ricorda che l’applicazione “della misura interdittiva elettorale non richiede che la condotta dell’amministratore dell’ente locale integri gli estremi del reato di partecipazione ad associazione mafiosa o concorso esterno, essendo sufficiente che egli sia stato in colpa nella cattiva gestione della cosa pubblica, aperta alle ingerenze e alle pressioni delle associazioni criminali operanti sul territorio”.

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