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Catania, sfida Museo dell’Etna: istituzioni e saperi a confronto per una narrazione condivisa

Dal Genio Civile un modello operativo che unisce istituzioni, progettisti e portatori di sapere per narrare le molteplici identità del nostro Vulcano

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C’è un punto di rottura in ogni cantiere delle idee: è l’istante in cui calcoli e planimetrie cedono il passo alla visione. E il progetto smette di essere un tecnicismo per diventare un’ambizione collettiva.
È quello che sta accadendo con il nuovo Museo dell’Etna, che non un semplice spazio espositivo ma un cantiere di idee che mette al centro le persone e il loro legame con la “Montagna”.
Con l’insediamento del Comitato Tecnico Scientifico, la direzione del Genio Civile di Catania ha scelto una strada coraggiosa: aprire le porte alla comunità, trasformando il rigore tecnico in un’esperienza di partecipazione reale.
Al tavolo guidato dall’ingegnere Gaetano Laudani, progettisti, istituzioni e studiosi dialogano con un obiettivo comune: dare voce alle “Tante Etne” che abitiamo da secoli. Non esiste infatti un’unica identità, ma un intreccio di storie fatte di botanica, archeologia, musica e letteratura.
È un mosaico di saperi ispirato ai moderni principi della museografia internazionale: un modo per coltivare insieme la cultura senza imporla, superando i vecchi schemi in favore di una cooperazione autentica.
Questo racconto corale abbraccia un intero territorio radiale, unendolo in quello che è stato definito l ’“anello dell’acqua”: un filo invisibile che corre tra il Simeto e l’Alcantara, legando centri come Bronte, Adrano, Paternò, Catania e Acireale.
«Partecipare significa cooperare», racconta con emozione Francesco Finocchiaro, membro del Comitato Nazionale dell’Archeoclub. «Siamo onorati di contribuire a narrare la bellezza dei nostri paesaggi, la storia dei movimenti e la forma stessa delle nostre città, nate e rinate all’ombra del vulcano», afferma.
Il valore di questa sfida risiede nell’umanità di un metodo che trasforma l’atto amministrativo in un gesto di civiltà: unire chi governa il territorio e chi ne scruta i segreti per edificare un’identità che non sia di pochi, ma patrimonio di tutti. Il risultato sarà un museo “vivo”, capace di emozionare perché parla la lingua di chi quel vulcano lo respira ogni giorno. Non un luogo che si limita a mostrare l’Etna come un oggetto distante, ma uno spazio che ne restituisce finalmente l’anima profonda: una memoria collettiva che si fa futuro.

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