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Cronaca

Catania, incidente mortale sul lavoro, indagine della Procura

La morte del 31enne  ha gettato nello sconforto il mondo del calcio locale, dove il giovane era stimato e conosciuto da tifosi e addetti ai lavori. La rabbia dei sindacati

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foto Facebook Belpasso FC

I magistrati della Procura etnea, Fabio Scavone e Valentina Antonucci, hanno aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo e disposto l’autopsia in merito alla morte di Francesco Cannone,  il 31enne morto  sul lavoro nella zona industriale è avvenuto nella zona industriale. Cannone lavorava in un’azienda di logistica morto schiacciato dal muletto con cui stava operando. Sul posto per i rilievi e le indagini la polizia, con personale delle Volanti della Questura, e personale del Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (Spresal). La morte del 31enne  ha gettato nello sconforto il mondo del calcio locale, dove il giovane era stimato e conosciuto da tifosi e addetti ai lavori.
Francesco Cannone era cresciuto calcisticamente nel settore giovanile del Catania sino a raggiungere la formazione Primavera, Cannone aveva indossato le maglie di Taormina, Noto, Viagrande, Atletico Catania, Leonzio, Città di Siracusa, Real Aci e Belpasso. Nell’ultima stagione ha giocato con l’Aci Sant’Antonio, società militante nel campionato di Promozione.

«Basta morti sul lavoro: ma serve una strategia efficace sull’effettiva applicazione delle norme e dei dispositivi di protezione previsti dalla legge; severe sanzioni a chi fa formazione solo sulla carta; maggiori investimenti nella prevenzione, nella cultura della sicurezza e nella vigilanza continua nei luoghi di lavoro. E per ciò, c’è la necessità di convocare l’Osservatorio prefettizio su salute e sicurezza sul lavoro».

È l’appello che Maurizio Attanasio, segretario generale della Cisl di Catania, rivolge a istituzioni e associazioni datoriali dopo il tragico incidente, avvenuto ieri nella zona industriale, dove ha perso la vita l’operaio di un’azienda di logistica.

«Un’altra vittima del dovere. Un’altra giovane vita spezzata. Un altro lavoratore che, uscito di casa per svolgere il proprio lavoro, non farà più ritorno dai propri affetti, dalla propria famiglia, dalla propria vita» ricorda Attanasio. E aggiunge: «Davanti a tragedie come questa, spesso le parole rischiano di diventare vuote, rituali ripetuti troppe volte. Per questo, ieri, abbiamo scelto il silenzio. Un silenzio rispettoso, doveroso, dedicato a Francesco, alla sua famiglia, ai suoi cari, a chi oggi vive un dolore che nessuna dichiarazione pubblica potrà mai colmare».

«Abbiamo ritenuto – spiega Attanasio – che non fosse il momento dell’ennesimo comunicato scritto di fretta, nel quale si conta un’altra vittima e si ripetono frasi già sentite. Perché il rischio è che anche l’indignazione diventi una liturgia sterile, un rito che si consuma nell’arco di poche ore per poi lasciare spazio all’abitudine, all’indifferenza, alla rassegnazione. E invece non possiamo e non dobbiamo abituarci. Come segretario generale della Cisl catanese e come uomo, sento il dovere morale e istituzionale di dirlo con forza, senza ambiguità: basta morti sul lavoro».

Per Attanasio «è arrivato il tempo delle azioni concrete, delle responsabilità vere, delle scelte coraggiose». «Lo diciamo alle istituzioni – continua – che devono rafforzare controlli, prevenzione e investimenti sulla sicurezza. E lo diciamo anche alle associazioni datoriali, al mondo delle imprese, del commercio, dell’artigianato e a tutte le realtà produttive della nostra provincia: la sicurezza non può essere considerata un costo, né un obbligo burocratico da assolvere formalmente. La sicurezza è un diritto fondamentale della persona, è rispetto della dignità umana, è tutela della vita».

«Al Prefetto di Catania – ribadisce il numero uno della Cisl catanese – assieme alle federazioni di categoria Filca, Fit e Fisascat, chiediamo di convocare con urgenza l’Osservatorio Prefettizio su Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro, affinché venga attuata una strategia concreta, articolata ed efficace, sull’effettiva applicazione delle norme e dei dispositivi di protezione previsti dalla legge; per individuare e la sanzionare severamente chi fa formazione solo sulla carta e rilascia con disinvoltura attestati di avvenuta formazione su salute e sicurezza; nonché per maggiori investimenti nella prevenzione, nella cultura della sicurezza e nella vigilanza continua nei luoghi di lavoro».

«Siamo consapevoli che tutto questo è marginale – avverte Attanasio – se non si compie anche un profondo cambiamento culturale di datori di lavoro e dei lavoratori. Chi fa impresa deve comprendere fino in fondo che alle proprie dipendenze non ci sono numeri, automi o macchine produttive, ma persone. Persone con famiglie, sogni, responsabilità, vite che meritano rispetto e tutela. Nessun profitto, nessuna corsa ai tempi di produzione, nessun risparmio economico può valere una vita umana».

«Per questo – prosegue – non è più tollerabile che in alcune realtà si tenti ancora di tenere lontane le organizzazioni sindacali dai luoghi di lavoro, costruendo rapporti di comodo o persino “sindacati amici” pur di evitare il confronto vero con chi rappresenta i lavoratori e rivendica diritti, sicurezza e dignità. Le figure degli RLS e degli RLST (responsabili dei lavoratori per la sicurezza) non sono ostacoli per le aziende, ma strumenti di garanzia e prevenzione. Il confronto sindacale non deve essere vissuto come un fastidio, ma come un presidio di civiltà e responsabilità sociale».

«Oggi il nostro pensiero va a Francesco, alla sua famiglia e ai suoi colleghi – conclude il segretario della Cisl etnea- ma il modo più autentico per onorare la sua memoria non è affidarsi alla retorica del momento: è impedire che altre famiglie debbano vivere lo stesso dolore. Perché ogni morte sul lavoro rappresenta una sconfitta per tutti: per le istituzioni, per il sistema produttivo, per la società civile. E perché nessuno dovrebbe perdere la vita semplicemente svolgendo il proprio lavoro».

“Proviamo dolore per il trentenne morto di lavoro in un’azienda di logistica alla Zona industriale. E proviamo rabbia perché a Catania continuano a crescere i numeri degli infortuni, ma la sfida imposta da questa emergenza non viene adeguatamente raccolta dalle istituzioni politiche che dovrebbero assicurare, come noi della Uil chiediamo con la campagna #ZeroMortiSulLavoro, misure e risorse per una prevenzione efficace”.

Lo affermano i segretari generali di Uil e UilT Catania, Enza Meli e Salvo Bonaventura. “Confidiamo nell’accertamento approfondito dei fatti – aggiungono gli esponenti sindacali – Rivendichiamo risposte e verità innanzitutto per i familiari della vittima, anch’essi vittime di questa tragedia. Vogliamo, poi, ricordare come siano ancora in questi mesi lievitati gli incidenti sul lavoro nella nostra provincia, che già aveva chiuso lo scorso anno con il triste primato regionale per infortuni, mortali e non. Assurdo che almeno altrettanto aumento venga negato a controlli, formazione e prevenzione nei luoghi di lavoro”.

 

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