Era l’11 dicembre, come primo atto del suo insediamento, il nuovo direttore Giovanni Anastasio aveva proposto al Consiglio Accademico l’intitolazione dell’auditorium al maestro scomparso un anno fa. La decisione fu approvata all’unanimità.
Un gesto generoso accolto con favore dai figli. Alla presenza di Caterina e Alessandra Di Stefano, della nipote Chloe, di numerosi amici, ex colleghi ed ex allievi, giovedì 28 maggio, a un anno esatto dalla sua scomparsa, si è svolta la cerimonia di intitolazione dell’auditorium del Conservatorio “Vincenzo Bellini” di Catania al maestro Santi Di Stefano.

Santi Di Stefano
Un raro momento di condivisione, nel quale la memoria del passato si è intrecciata con il presente e il futuro. Un pomeriggio di festa per quello che è ormai uno dei simboli culturali della città di Catania: il luogo in cui la musica si trasforma in arte e che oggi custodisce il ricordo di colui che si batté con determinazione per la statizzazione dell’istituto e per la conquista di una sede stabile del Conservatorio.
Santi Di Stefano è stato una figura di assoluto rilievo nel panorama musicale italiano, incarnando l’ideale dell’artista schivo e del gentiluomo d’altri tempi.
Dopo la laurea in Giurisprudenza conseguita nella sua città natale, completò la formazione musicale al Conservatorio di Milano, studiando pianoforte con Carlo Zecchi e Arturo Benedetti Michelangeli e composizione con Alfredo Sangiorgi. Il suo percorso d’eccellenza culminò nel perfezionamento in direzione d’orchestra sotto la guida di Igor Markévitch, che lo scelse per dirigere una serie di concerti a Salisburgo.
Una luminosa carriera portò il nome di Catania nei più importanti teatri del mondo. Iniziata nell’immediato dopoguerra come pianista e proseguita successivamente sul podio, la sua attività artistica lo vide alla guida di prestigiose orchestre nazionali e internazionali. In Italia diresse nei maggiori templi della lirica — dalla Fenice di Venezia al Comunale di Bologna, dal Regio di Parma al Teatro Massimo Bellini di Catania — collaborando inoltre con la RAI in produzioni dedicate al repertorio cameristico del Sei e del Settecento.

Il maestro Di Stefano non fu soltanto un ambasciatore della bellezza musicale sui palcoscenici internazionali. La sua bacchetta raccolse ovunque consensi unanimi, in particolare durante le tournée in Belgio con l’Orchestra della Radio di Bruxelles, distinguendosi per il raffinato talento interpretativo e il rigoroso rispetto filologico delle partiture. Eppure, il suo legame più autentico rimase sempre quello con Catania, la sua terra e i suoi studenti.
Se Di Stefano era uomo schivo e riservato, non lo è mai stato il suo amico, collega e collaboratore, il maestro di violino Rosario Chiara. Con l’entusiasmo e l’energia che ancora lo contraddistinguono a 93 anni, è stato proprio lui il promotore dell’intitolazione dell’auditorium.
Nel suo intervento, Chiara ha ricordato come Di Stefano, oltre ai successi concertistici e all’impegno didattico, abbia segnato profondamente la vita culturale di Catania dirigendo l’Istituto Musicale “Vincenzo Bellini” dal 1978 al 1994. Fu in quegli anni che il profilo dell’artista si fuse con quello dell’uomo delle istituzioni. Con abnegazione e un profondo senso dello Stato, guidò una stagione di straordinario sviluppo, battendosi affinché la scuola ottenesse il rango di Conservatorio.
Un lavoro svolto in sinergia con il maestro Marcello Inguscio, lo stesso Rosario Chiara e il segretario Agatino Giuffrida. Tappa decisiva di quel percorso fu, nel 1985, l’acquisizione dell’attuale sede, presupposto fondamentale per il successivo processo di statizzazione.
Giovedì pomeriggio, nell’auditorium Di Stefano, a dare il saluto istituzionale è stato il presidente del Conservatorio, l’avvocato Carmelo Galati.
Tra i presenti l’ex direttore Epifanio Comis e numerosi docenti che hanno scritto pagine importanti della storia dell’istituto: Mariannina Licitra, Pina Freni, Cettina Panebianco (le nostre mamme dice Anastasio), Piera Chiara, Lilli Ugolini e Aldo Mattina. Naturalmente, il maestro Rosario Chiara, autentico mattatore e tra i pochi superstiti dei primi allievi della scuola di musica fondata, nel secondo dopoguerra, dal maestro Gioacchino Di Stefano, per tutti lo “zio Jo”.
L’organizzazione dell’evento è stata curata dai professori e maestri del Conservatorio “Vincenzo Bellini”: il direttore d’orchestra Giuseppe Romeo, il maestro del coro Carmelo Crinò e i maestri d’archi Gioacchino Pantò e Benedetto Munzone.
L’allieva Irene Conforto ha letto il corposo curriculum artistico del maestro Di Stefano, redatto da Roberto Carnevale.

Grande protagonista è stata anche la musica, quella tanto amata dal maestro Di Stefano: l’“Ave Verum Corpus” e la “Lacrimosa” di Mozart, eseguite dall’orchestra e dal coro. Momento di intensa emozione anche quello dedicato all’organo Mascioni, con l’Offertorio di César Franck interpretato dall’organista Leone Cartalemi.
A chiudere la cerimonia non poteva mancare Vincenzo Bellini, con la Sonata tratta da “Adelson e Salvini”, omaggio finale a una tradizione musicale che il maestro Santi Di Stefano ha contribuito a custodire e valorizzare per tutta la vita.