Ragalna festeggia Santa Barbara con eventi religiosi e civili. La piccola chiesa di Ragalna dedicata a Santa Barbara ha compiuto 90 anni. Era il 7 aprile 1936 quando la comunità locale inaugurò e dedicò il piccolo edificio sacro alla Vergine e Martire di Nicomedia. Una scelta che rappresentò anche un omaggio alla profonda devozione che, da secoli, i vicini paternesi – soprattutto durante la stagione estiva, quando popolano Ragalna – hanno sempre nutrito verso Santa Barbara, invocandone la protezione e attribuendole intercessioni ritenute miracolose, come il celebre arresto della lava.
Un anniversario speciale, quello dei novant’anni, non soltanto per l’importanza del traguardo raggiunto, ma anche perché segnato da un evento che ne ha inevitabilmente cambiato il significato: il terremoto del 4 marzo scorso, che ha reso questa ricorrenza ancora più intensa e carica di emozione.
Appena tre mesi dopo la festa liturgica del 4 dicembre, dedicata a Santa Barbara, il sisma del 4 marzo ha seminato paura nel centro etneo, provocando danni fortunatamente contenuti, soprattutto se confrontati con quelli del devastante terremoto che ha colpito il Venezuela nei giorni scorsi. Quel 4 marzo è stato un evento che molti hanno definito quasi miracoloso, considerata la modesta entità dei danni rispetto alla forza della scossa. Resta la paura di quella mattina del 4 marzo e restano le lesioni riportate da numerosi edifici, tra cui la stessa chiesa di Santa Barbara.

L’edificio sacro ha riportato danni in più punti e, per ragioni di sicurezza, è stato dichiarato inagibile per le celebrazioni religiose. Il parroco, don Vincenzo Savio Nicolosi, ha quindi trasferito tutto il necessario per la celebrazione dell’Eucaristia nell’adiacente salone parrocchiale.
La festa estiva della compatrona Santa Barbara non poteva passare inosservata.
Ieri, 27 giugno, si è vissuto uno dei momenti più significativi delle celebrazioni: la traslazione del simulacro della Santa. Per consentirne l’uscita è stata riaperta eccezionalmente la chiesa, grazie all’intervento dei Vigili del Fuoco del Comando provinciale di Catania.
Prima della celebrazione eucaristica si è svolto un sopralluogo all’interno dell’edificio con il dirigente generale del Dipartimento regionale della Protezione civile della Regione Siciliana, Salvatore Cocina, il deputato regionale Dario Aidone, il parroco don Vincenzo Savio Nicolosi, il sindaco di Ragalna, Nino Caruso, e il comandante della squadra dei Vigili del Fuoco, per fare il punto sullo stato della chiesa e sul futuro intervento di recupero.

Poi uno dei momenti più attesi. È tornata a risuonare la prima campana della chiesa, richiamando i fedeli e l’intera comunità alla riflessione e alla preghiera di ringraziamento. Una campana dal forte valore simbolico, ricavata dal bossolo di un proiettile di artiglieria di fabbricazione tedesca della Seconda guerra mondiale.
Davanti al portone della chiesa, il parroco don Vincenzo ha ricordato come «se l’uomo costruisce armi, Dio costruisce strumenti di comunione». Ogni rintocco di quella campana, ha aggiunto, sia un atto di memoria e di gratitudine, ma anche un’invocazione di pace nel mondo, nelle famiglie e nelle comunità.
Sotto il suono della campana, simbolo di unità e di identità, il simulacro di Santa Barbara ha lasciato la chiesa per raggiungere il cortiletto, dove è stata celebrata l’Eucaristia. Lo stesso suono accompagnerà, si auspica presto, il ritorno della comunità nella propria casa, una chiesa costruita novant’anni fa con il lavoro, i sacrifici e le pietre portate da uomini e donne del paese. Oggi, però, come ha ricordato il presidente della Pro Loco di Ragalna, Orazio Dalì, le vere pietre della Chiesa sono le persone, pietre vive, la comunità viva che continua a custodirne la fede e la storia.
Particolarmente emozionante è stata l’apertura del portone della chiesa, accompagnata dal suono della banda musicale e da un solo colpo a salve. I Vigili del Fuoco, che sono stati tra i primi a portare soccorso alla comunità ragalnese, a cui bisogna riconoscere immensa gratitudine, hanno accompagnato all’esterno il simulacro, portato a spalla.
L’edificio mostra ancora chiaramente le ferite del terremoto: lesioni sono visibili sulla facciata, sul prospetto laterale sinistro e soprattutto nella zona absidale, dove i danni risultano più evidenti.
La celebrazione eucaristica è stata presieduta da don Domenico Cosentino, parroco della chiesa di San Giovanni Battista di San Giovanni La Punta e predicatore del triduo in onore della Santa. Nell’omelia ha accostato Santa Barbara al Vangelo della domenica.
Come 90 anni fa, quando Maria Russo Morosoli, figlia del senatore Gioacchino Russo, tagliò il nastro della chiesa, ancora senza campanile e spoglia di sedie e ornamenti, ma già aperta al culto.

Sabato sera erano presenti i deputati Francesco Ciancitto e Antony Barbagallo, i deputati regionali Zitelli e Aidone, oltre all’ingegnere Gaetano Laudani, commissario per la gestione dei fondi destinati alla ricostruzione post terremoto. Presenti anche le autorità della locale stazione dei Carabinieri e del Corpo di Polizia Municipale.
Al termine della celebrazione, il parroco dopo la lunga serie di ringraziamenti, tra cui al dirigente generale della Protezione civile, Salvatore Cocina, il quale ha confermato l’impegno, insieme alla Giunta regionale, ad avviare nel più breve tempo possibile gli interventi necessari per restituire il luogo di culto alla comunità.
A Cocina e ai Vigili del fuoco è stato infine donato un acquerello dell’artista Marinella Rosolia, pronipote di Maria Russo, che raffigura il territorio, la devastazione provocata dal sisma e la speranza della rinascita. Al centro dell’opera, l’orologio della chiesa con le lancette ferme poco dopo le 7.15, non solo a custodire per sempre il ricordo di quel momento, ma anche a segnare il desiderio di una pronta ripartenza.

La festa continua anche oggi, domenica 28 giugno.