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Ragalna, sentita partecipazione per la Festa di Santa Barbara, compatrona del piccolo comune

La conclusione è arrivata domenica sera. Al termine, nella piazza antistante la chiesa, la comunità si è ritrovata per la cerimonia conclusiva. Attorno all’immagine di Santa Barbara si sono ritrovati il sindaco, l’amministrazione comunale, le autorità civili e religiose, insieme a tanti fedeli, cittadini e semplici curiosi

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Per questo 2026 la comunità di Ragalna archivia la sua festa estiva dedicata alla compatrona Santa Barbara. Due giorni intensi, sabato e domenica, vissuti all’insegna della fede, della tradizione e della memoria.

La conclusione è arrivata domenica sera, dopo la Santa Messa e la breve processione per le vie del paese. Al termine, nella piazza antistante la chiesa, proprio come novant’anni fa, la comunità si è ritrovata per la cerimonia conclusiva. Una celebrazione all’aperto, resa necessaria dal temporaneo stato di inagibilità dell’edificio sacro, ma forse ancora più suggestiva. Attorno all’immagine di Santa Barbara si sono ritrovati il sindaco, l’amministrazione comunale, le autorità civili e religiose, insieme a tanti fedeli, cittadini e semplici curiosi: chi accomunato dalla devozione verso la Santa, chi desideroso di riscoprire una pagina importante della storia di Ragalna, chi chiamato a testimoniare le origini della propria comunità.

Una chiesa che lo scorso 7 aprile ha celebrato il novantesimo anniversario della sua apertura al culto.

Chissà se per mistero o per una semplice coincidenza. Ragalna, cittadina che sorge e cresce sulle pendici dell’Etna, il vulcano più attivo d’Europa, convive da sempre con la pietra: quella che il vulcano, quando si risveglia, scaglia con forza o modella attraverso le colate laviche, trasformando il territorio.

Proprio oggi, nella solennità dei santi Pietro e Paolo, questa immagine acquista un significato ancora più profondo. Da san Pietro nasce infatti il concetto delle “pietre vive”, scelto non a caso dal Comitato Festa Santa Barbara come filo conduttore delle celebrazioni per il novantesimo anniversario della chiesa.

Gesù, nel Vangelo di Matteo, rivolgendosi a Simone, gli cambia il nome in Pietro, la roccia, pronunciando le parole: «Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt adversus eam» («Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa»). È su quella fede che nasce la Chiesa. Lo stesso apostolo, nella sua Prima Lettera, invita poi tutti i credenti a diventare “pietre vive”, unite tra loro per edificare il tempio spirituale di Cristo: non soltanto un edificio fatto di mura, ma una comunità fondata sulla fede, sulla speranza e sulla testimonianza.

Un messaggio che richiama la forza della fede, capace di resistere a ogni prova, al male, alle colate laviche e persino ai terremoti.

E proprio il terremoto del 4 marzo scorso è sembrato quasi un invito a vivere con maggiore autenticità l’essere cristiani. Quel sisma ha danneggiato la chiesa, un edificio costruito con sacrificio e amore, cresciuto insieme alla comunità e rifiorito negli ultimi anni grazie all’impegno del giovane parroco, don Vincenzo Savio Nicolosi, alla guida della parrocchia insieme a quella della Madonna del Carmelo.

La comunità ha vissuto così una vera prova di fede. E forse anche il suo Pastore, l’arcivescovo mons. Luigi Renna, non immaginava di trovare una comunità tanto forte e unita. Davanti alle difficoltà, Ragalna ha reagito proprio come quelle “pietre vive” di cui parla san Pietro: non si è lasciata abbattere, ma si è stretta attorno alla propria chiesa, trasformando una ferita in un segno di speranza, appartenenza e fede condivisa.

Affollata la piazza attorno alla prodigiosa immagine di Santa Barbara. Tutti hanno assistito al video mapping realizzato dall’architetto Elisa Mieli, tratto dal testo elaborato dal gruppo di lavoro e ricerca del Comitato Festa Santa Barbara. Le immagini, proiettate sulla facciata della chiesa, hanno suscitato stupore ed emozione.

Il racconto romanzato ripercorre la storia della comunità. A prestare la voce Turi Bruno, Turi Calvagna, Anna Rita Pappalardo, Rosaria Mazzamuto e Rita Riccioli arrangiamento editing Giovanni Carbonaro.

Nel 1912 un gruppo di uomini decise di costruire una chiesa su un terreno donato dai coniugi Ventura Lischetti e Bruno Navarria. I lavori furono interrotti dalla Prima guerra mondiale e ripresero nel 1935, fino al completamento dell’edificio nel 1936. Il 7 aprile di quell’anno, alla presenza dell’arcivescovo di Catania Carmelo Patanè, del senatore Gioacchino Russo e di una folla di fedeli, la chiesa fu aperta al culto.

Il 14 luglio 1943, durante la Seconda guerra mondiale, Ragalna divenne rifugio per circa ventimila sfollati in fuga dai bombardamenti. Fu terra di accoglienza per feriti, disertori, soldati tedeschi in ritirata e custodì anche le reliquie di Santa Barbara, che fecero ritorno dopo 163 anni per essere preservate dagli eventi bellici.

Nel 1948, sotto la guida di padre Viscuso, i ragalnesi celebrarono per la prima volta la festa di Santa Barbara in segno di ringraziamento per lo scampato pericolo della guerra.

Erano ormai maturi i tempi per la nascita della parrocchia. Primo parroco fu padre Giuseppe D’Alì, insieme a padre Moschetto, padre Consoli e padre Messina, giovani sacerdoti ragalnesi cresciuti alla scuola di padre Franco e padre Viscuso.

Come un albero che porta frutto, anche la parrocchia è cresciuta negli anni: battesimi, matrimoni, vocazioni, gruppi di preghiera, associazioni, attività teatrali. Una comunità che continua a crescere come una pietra viva.

Anche quest’ultimo terremoto ha fatto tremare la terra, ha ferito le pietre delle case e della chiesa, ha scosso le certezze umane. Ma una chiesa costruita con le pietre può essere danneggiata; una Chiesa costruita con le pietre vive, invece, no.

È questo il messaggio conclusivo del video, accompagnato da immagini che passano dalla lava alla luce: «Noi siamo il tempio vivo, quel tempio che nessun terremoto potrà ferire. E questo tempio vive se continuiamo ad accoglierci, a sostenerci e a fare della nostra comunità un luogo di accoglienza e di carità.

Le nostre chiese, sotto lo sguardo della Madonna del Carmelo e di Santa Barbara, devono tornare a essere il cuore pulsante della comunità, il luogo dove troviamo consolazione, impariamo il perdono e riscopriamo la gioia di amarci come fratelli.

La vera Chiesa è fatta dalle persone, dalla loro fede e dalla loro unione. Se è vero che le ferite del terremoto ci ricordano da dove veniamo, è altrettanto vero che esse non ci impediscono di guardare avanti. Viva Ragalna!».

 

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