La Commissione Straordinaria del Comune di Paternò ha deliberato all’unanimità l’autorizzazione a proporre appello contro la sentenza del Tribunale di Catania che, lo scorso giugno, aveva rigettato la richiesta di risarcimento danni presentata dall’Ente nei confronti di un amministratore condannato per associazione mafiosa.
La vicenda affonda le radici in un lungo iter giudiziario. L’uomo era stato condannato in sede penale con sentenza passata in giudicato, la quale riconosceva al Comune di Paternò il diritto al risarcimento del danno, da quantificarsi in sede civile. Nel marzo del 2025, l’Amministrazione comunale aveva quindi citato in giudizio il condannato, quantificando in 250 mila euro il danno non patrimoniale all’immagine, al prestigio e alla fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.
Tuttavia, lo scorso 5 giugno 2026, la III Sezione Civile del Tribunale di Catania ha gelato le aspettative del Comune, rigettando la domanda risarcitoria e condannando l’Ente anche al pagamento delle spese di lite, liquidate in oltre 4.200 euro.
Nonostante la gravità dei fatti accertati in sede penale avesse già stabilito il diritto generico del Comune a essere risarcito, il giudice civile ha ritenuto non sufficientemente documentato il danno all’immagine in primo grado.
Nelle motivazioni della sentenza n. 2729/2026, il magistrato ha richiamato l’orientamento giurisprudenziale secondo cui il danno all’immagine di un ente pubblico non può essere considerato automatico (in re ipsa), ma necessita di elementi probatori specifici relativi alle conseguenze subite.
Nel caso di specie, il Tribunale ha valutato la domanda come “carente di allegazione e conseguentemente di prova” sotto il profilo della dimostrazione pratica. Pur avendo l’Ente argomentato la sussistenza di una forte risonanza mediatica e del discredito sociale (“clamor fori”), la sentenza evidenzia che non sono stati materialmente prodotti in giudizio gli articoli di stampa menzionati o altri elementi documentali idonei a quantificare la diffusione della vicenda nell’ambiente sociale.
I Commissari Straordinari – il Prefetto Santi Giuffrè, la dott.ssa Rosanna Mallemi e il dott. Gaetano D’Erba – riunitisi d’urgenza, hanno stabilito che sussistono valide ragioni per impugnare la decisione di primo grado e tutelare gli interessi della comunità paternese ritenendo che sussistano ampie e valide ragioni per sostenere la riforma della sentenza e ribaltare l’esito in appello.
Per supportare la battaglia legale, Palazzo di Città ha deciso di affidarsi a un professionista esterno, individuato nell’avvocato Gaetano Callipo del Foro di Palmi. Il legale, dopo aver esaminato gli atti, ha confermato la presenza di solidi presupposti per richiedere la riforma della sentenza. L’incarico comporterà per le casse comunali un impegno di spesa preventivato in circa 9.400 euro.
La delibera è stata dichiarata immediatamente esecutiva per consentire il tempestivo deposito del ricorso entro i termini stabiliti dalla legge