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Cultura, “Minchia Signor Tenente”, la quiete prima del disastro

Lo spettacolo di Antonio Grosso come metafora della Sicilia nella quale apparentemente non accade nulla, salvo poi…

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“Minchia Signor tenente” l’opera teatrale che prende spunto dalla canzone di Giorgio Faletti, dal 2016, è uno spettacolo del drammaturgo romano Antonio Grosso che continua a registrare il tutto esaurito ai botteghini dei teatri italiani con ben cinquecento repliche. Imponendosi come lavoro teatrale più rappresentato fra la drammaturgia odierna e meritando il Premio “Cerami”, la commedia in due atti, ha all’interno di una caserma dei Carabinieri di una piccola Borgata, dove non accade nulla di eclatante e che “imprigiona e quasi condanna quella squadra all’ozio”.

Un’inezia obbligata piuttosto surreale a beffa di ciò che quotidianamente vivono le “gazzelle” dell’Arma sparse in tutto il territorio nazionale. In questa situazione anormale, c’è addirittura spazio per un personaggio sempliciotto magistralmente interpretato dall’istrionico Adriano Aiello che con il suo naturale siciliano induce frequentemente ad una risata vestita di schietta realtà. Questa assoluta quiete che si aggira attorno a quegli uomini in divisa fa sì che i medesimi hanno l’input di guardare alla propria vita, ai propri desideri, perché la beata gioventù in loro è appena affacciata. Sbocciano così amori, alcune promesse di matrimonio fra i ragazzi di quella stazione e le donne del posto. La storia sembra procedere sotto ogni brillante prospettiva. Ma con l’insediamento del nuovo tenente della caserma dei Carabinieri, che porta con sé una notizia molto allarmante, la storia muta in tragedia irrevocabile per alcuni di loro.

Gli attori sono tutti di prim’ordine: Adriano Aiello, Paolo Roberto Ricci, Gaspare Stefano, Francesco Nannarelli, Delia Oddo, Antonello Pascale, Giuseppe Renzo, Franco Scascitelli, Mariano Viggiano, Martina Zuccarello e Natale Russo.  Scenografie di Alessandro Chiti, costumi di Francesca Garofalo, luci di Gianluca Cappelletti, fotografie di scena di Tommaso Del Pietro.

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