Fa discutere l’approvazione del protocollo d’intesa tra il comune di Paternò e Centuripe che prevede l’eliminazione della linea ferrata della tratta “Motta S. Anastasia – Regalbuto” sostituendola con una pista ciclopedonale di oltre 50 km mettendo in pratica il progetto “Greenway del Simeto”. Una decisione non condivisa a Paternò che ha portato alla nascita di un comitato popolare per la difesa della “Ferrovia delle Arance”. Tanti i pareri di associazioni di categoria, culturale ma anche professionisti che si dicono contrari all’eliminazione del sedime ferroviario con la conversione in infrastruttura verde attraverso il progetto “Green Ways del Simeto”.
“La ferrovia “Motta S. Anastasia – Regalbuto” è un’opera imponente, fatta con ingenti risorse e fatiche dai nostri progenitori tra il 1934 ed il 1952 (anno di inaugurazione dell’intera tratta), per anni ha costituito una risorsa straordinaria per il territorio dei comuni, serviva quasi esclusivamente al trasporto merci (soprattutto arance) di una parte importante del territorio catanese che si affaccia sulla piana di Catania-scrive Gaetano Laudani ex amministratore comunale di Paternò e attuale direttore generale del Genio Civile di Catania- Immaginiamo di doverla costruire oggi, quante fatiche, quanti anni, quante risorse occorrerebbero, le statistiche parlano di 5-15 milioni di euro per chilometro per ferrovie ad un binario su tratte con modeste opere d’arte (ponti, viadotti, intersezioni stradali, ecc..). E noi cosa facciamo? La dismettiamo. Siamo sicuri che sia la soluzione giusta? Sembra quasi volessimo sbarazzarci in fretta di un oggetto “inutile” con la prima idea pratica e molto in voga in questi anni che ci viene proposta. Non sarebbe il caso, di fronte ad una scelta così importante ed irreversibile aprire un dibattito, perché- prosegue Laudani- per questo tipo di infrastrutture le scelte vanno condivise con tutti i rappresentanti istituzionali dei territori interessati ossia Catania, S.M. di Licodia, Biancavilla, Adrano, Regalbuto, Centuripe? Abbiamo pensato che forse interloquire con la Circumetnea potrebbe essere utile? la movimentazione su ferro non è necessariamente da immaginare come alternativa al Green Ways, ma integrativa. In molte parti del mondo bici e ferro si coniugano perché la ferrovia ha un percorso obbligato, ma dalle stazioni utilizzando le bici si possono raggiungere posti meravigliosi della pianura catanese. Il mio non è un attacco all’iniziativa della Commissione Straordinaria, a cui va anzi dato il merito di aver aperto un tema importante che può scuotere le comunità dal torpore e dalla rassegnazione che a volte le attanaglia, ma un invito a riflettere, a confrontarsi, a coinvolgere nel dibattito l’intero territorio interessato dalla tratta denominata non a caso la “ferrovia delle arance” ha concluso Laudani.
Sulla questione c’è da registrare l’intervento di Giuseppe Panassidi, fondatore progetto Polisnap, presidente Associazione UPA, componente direttivo Associazione L’Aria Nuova APS: “Sul futuro della ferrovia Motta Sant’Anastasia–Regalbuto credo che stiamo rischiando di commettere l’errore più semplice: dividerci tra chi vuole la Greenway e chi vuole il ritorno della ferrovia. Io partirei da una domanda diversa: di cosa ha realmente bisogno questo territorio? Dopo decenni di abbandono, una eventuale riattivazione richiederebbe interventi profondi, il rifacimento dell’infrastruttura e il suo adeguamento agli standard e alle normative attuali. Proprio per questo non basta dire “vogliamo la ferrovia”. Bisogna effettuare una analisi ben accurata sull’utilità dell’opera per il territorio, sostiene Panassidi, tenendo conto di quanti passeggeri la utilizzerebbero, quante merci potrebbero viaggiare su quella linea, quali aziende ne trarrebbero beneficio, quanto costerebbe ricostruirla, quali collegamenti potrebbe garantire con Catania, il porto, l’aeroporto e il resto della rete ferroviaria, esistono finanziamenti, quanto costerebbe mantenerla e tra quanti anni potrebbe partire realmente il primo treno. “Lo stesso rigore deve essere applicato alla Greenway chiedendoci quante persone la utilizzerebbero, quale capacità avrebbe di generare turismo ed economia, quanto costerebbe realizzarla, chi dovrebbe gestirla e mantenerla e chi pagherebbe illuminazione, sicurezza, pulizia e servizi. Come sarebbe collegata ai centri abitati e agli altri percorsi e quali sarebbero i tempi effettivi di realizzazione”. Per Panassidi serve un tavolo territoriale dove devono sedersi insieme Paternò, Centuripe e tutti i Comuni attraversati o interessati, la Regione, gli enti competenti, le categorie produttive, le associazioni, i tecnici, i cittadini e soprattutto RFI, perché quando si discute del futuro di un’infrastruttura ferroviaria il proprietario e gestore del patrimonio ferroviario non può essere un interlocutore da coinvolgere dopo. “Servono studi sulla domanda, flussi di merci e passeggeri, previsioni turistiche, costi di investimento, costi di gestione, manutenzione, finanziamenti disponibili, tempi di realizzazione e analisi costi-benefici. Dovrebbe essere studiata seriamente anche una terza possibilità: ferrovia e mobilità ciclabile insieme, laddove tecnicamente possibile. Dobbiamo capire quale soluzione, ferroviaria, ciclabile o integrata, possa produrre il maggiore beneficio possibile per Paternò, per la Valle del Simeto e per tutti i territori interessati, rispetto ai soldi pubblici necessari per realizzarla e mantenerla” ha concluso Panassidi.
Recuperare la Ferrovia delle Arance e restituirle una prospettiva concreta può rappresentare una grande opportunità di sviluppo per Paternò e per l’intero comprensorio. È questa la posizione di Confartigianato Paternò, che si esprime a favore della salvaguardia e del possibile ripristino della linea ferroviaria e, allo stesso tempo, chiede alle istituzioni di aprire un confronto serio con le organizzazioni datoriali prima di assumere decisioni che possano comprometterne definitivamente il futuro.
«Crediamo che il recupero della Ferrovia delle Arance meriti di essere valutato con grande attenzione e con una visione rivolta al futuro – dichiara il presidente di Confartigianato Paternò, Carmelo Gamiddo –. La mobilità ciclabile e il turismo sostenibile rappresentano certamente opportunità importanti, ma non possiamo permettere che la loro realizzazione comporti la perdita definitiva della possibilità di ripristinare la ferrovia”. L’obiettivo, secondo Confartigianato, deve essere quello di individuare una progettualità capace di salvaguardare il sedime ferroviario e puntare concretamente al recupero della linea, verificando al tempo stesso tutte le possibili forme di integrazione con la mobilità dolce, la valorizzazione paesaggistica e i percorsi turistici.
Ma accanto al merito della questione, Confartigianato Paternò pone con forza un tema di metodo.
«Quando si parla di infrastrutture e di scelte destinate a incidere per decenni sull’economia di un territorio, il confronto con il mondo produttivo deve avvenire prima, non dopo – afferma il segretario comunale di Confartigianato Paternò Vito Palumbo –. Le organizzazioni datoriali rappresentano migliaia di imprese che conoscono quotidianamente le difficoltà e le potenzialità di questo territorio. Artigiani, commercianti, agricoltori e imprenditori sono quelli che investono, creano occupazione e tengono viva l’economia locale. Non possono apprendere a decisioni assunte ciò che riguarda direttamente il futuro delle loro attività».
Per Palumbo, il caso della Ferrovia delle Arance deve quindi diventare anche l’occasione per inaugurare un metodo diverso sulle grandi questioni territoriali.
«Chiediamo un confronto costruttivo, preventivo e permanente con le sigle datoriali sui temi strategici che incidono sulle attività produttive: infrastrutture, viabilità, mobilità, aree produttive, turismo e sviluppo economico. Non vogliamo porre veti e non chiediamo corsie preferenziali. Vogliamo contribuire alle decisioni con proposte, competenze e con la conoscenza di chi vive ogni giorno il tessuto economico locale. Confrontarsi prima significa assumere decisioni migliori e soprattutto evitare scelte irreversibili». «La Ferrovia delle Arance può essere molto più di un ricordo: può tornare a essere una risorsa economica e sociale – concludono Gamiddo e Palumbo –. Per questo chiediamo alle istituzioni di non assumere decisioni irreversibili e di convocare le organizzazioni datoriali e le rappresentanze del territorio. Confartigianato Paternò è pronta a sedersi al tavolo con spirito costruttivo, portando proposte e la voce delle imprese. Il futuro del territorio si costruisce attraverso il confronto, ma soprattutto avendo il coraggio di preservare oggi le opportunità di domani».