A proposito del restauro della Tavola della Madonna Nera riceviamo e pubblichiamo una nota del geometra Iano Garifoli, ex amministratore comunale di Paternò ed ex esponente della DC:
“L’ articolo di Alfio Cartalemi, “Paternò, presentazione del restauro della Tavola di S. Maria dell’ Alto” ci descrive il partecipato evento svoltosi in merito presso la Chiesa del Monastero della SS. Annunziata. La circostanza spinge, però a riportare una testimonianza diretta collegata alla storia di tale dipinto riportato, tra l’altro, nella pubblicazione curata dallo storico Salvo Di Matteo PATERNO’ NOVE SECOLI DI STORIA E DI ARTE, edito nel febbraio 1976.
La stesura di tale lavoro è stata conseguente alla rigorosa attività di ricerca storica svolta dall’ autore presso i diversi archivi storici (nazionali, regionali e privati) nonché alla successiva constatazione, a Paternò, dei luoghi storici ed opere d’ arte di cui aveva avuto traccia e trovato riferimenti nel corso di dette ricerche.
Nel primo pomeriggio della fine agosto (o inizio settembre) del 1975, in una Paternò deserta, Salvo Di Matteo raggiunge la Chiesa del Monastero di Piazza Indipendenza, in compagnia dell’ Ing. Pietro Pizzurro, docente universitario di rilevamento dei monumenti dell’ UNIPA, e del fotografo, poi individuato come il noto e affermato Enzo Brai. La Chiesa del Monastero si presentava vuota ma rasserenata da una coinvolgente musica proveniente dall’organo parrocchiale. Venne incontro il sacrestano a cui Salvo Di Matteo fece richiesta di potere visionare il dipinto della “Madonna Nera” di cui parlavano le note bibliografiche degli archivi di cui era corredato. Il povero sacrestano riferì che trattandosi di opera di così tanta importanza doveva trovarsi custodita nella cassaforte e per questo era necessaria la presenza del parroco o dei responsabili della parrocchia. La musica aiutò ad assorbire la delusione e soprattutto il disappunto del dott. Salvo Di Matteo che ci invitò a sederci e ad ascoltare quel brano inteso: era l’ “Adagio di Albinoni” suonato dal prof. Alfredo Marino che, stupito dal nostro applauso, ci concesse il bis. Qualche settimana dopo ci ritrovammo alla Chiesa del Monastero dopo avere contattato il compianto prof. Francesco Giuffrida ed il sig. Iano Aiello (cognato del notaio Gigi Loiacono) che, come responsabili della comunità parrocchiale, dichiararono di non avere contezza di questo dipinto e che, di sicuro, non si trovava custodito dentro la cassaforte.
Ne scaturì un’accesa discussione per la perentorietà di Salvo Di Matteo nel ribadire la esistenza storica di tale dipinto così come asserito dalle ricerche che esibiva agli interlocutori. Ad un cero punto il sacrestano esclamò: aspettate un attimo, fatemi vedere. Lo seguii mentre si introduceva nel vano scala che portava al campanile che aveva la struttura delle rampe in legno. Ad una piazzetta intermedia veniva rinvenuta una cornice (scollata) con una tela indistinguibile perché ricoperta interamente di polvere stratificata nel tempo: venne prelevata, portata nella chiesa e riposta in una sedia sistemata antistante la sacrestia. Immediatamente si stava procedendo, istintivamente, a rimuovere la polvere con uno straccio appena recuperato quando si sentì un forte urlo: “NO, FERMATEVI”, così rovinate la pittura. Era il grido provvidenziale del fotografo, sig. Brai, che con voce implorante chiedeva di potere disporre di una bacinella d’acqua e di una spugna. Con tali ausili, applicando un metodo semplice, efficace, seppur desueto, ha proceduto ad aspirare e rimuovere, piano piano, la polvere, mostrando, per tutto il lungo lasso di tempo occorso, grande pazienza ed accuratezza, sino a far intravedere e portare alla luce il contenuto del prezioso dipinto con tutta la sua originaria ed esclusiva bellezza: LA MADONNA NERA.
La tela appena recuperata venne subito ripresa dal fotografo, sig. Brai: è quella riportata nella pubblicazione di Salvo Di Matteo, PATERNO’ NOVE SECOLI DI STORIA E DI ARTE nonché successivamente riprodotta nel testo aggiornato dallo stesso autore, nel 2009, “PATERNO’. La Storia e la civiltà artistica”.
La testimonianza appena rassegnata discende da un atto di condivisione per il recupero di una significativa opera pittorica e da un dovuto riconoscimento all’ opera di Salvo Di Matteo, tra l’altro nostro cittadino onorario, e a quanti, nel tempo, lo hanno incoraggiato e sostenuto nell’ impegno per ricostruire ed affermare la storia della nostra Paternò.
Iano Garifoli