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Cronaca

S. G. La Punta, Giovanna Zizzo, madre della piccola Laura Russo, critica Vannacci sul femminicidio

“Il femminicidio esiste, la violenza vicaria esiste, e negarlo è un insulto alla memoria delle vittime. Spero che possa trovare il coraggio e la consapevolezza di chiedere scusa a tutte le vittime” scrive la signora Zizzo

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Le affermazioni del leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci sull’introduzione in Italia del reato di femminicidio definendolo “un’assurdità perché è un omicidio come tutti gli altri.  Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce” sostenendo anche che “il femminicidio non esiste” hanno suscitato le reazioni, oltre che di Vera Squatrito, anche di Giovanna Zizzo la cui figlia Laura Russo è stata uccisa dal padre. Giovanna Zizzo ha scritto una lettera aperta indirizzata al Generale Vannacci contestandone le affermazioni.

“Le scrivo spinta dal dolore più atroce che una madre possa sopportare, ma anche da un profondo senso di dignità e giustizia. Le scrivo per portarle la mia testimonianza diretta e per dimostrarle, con la tragedia della mia vita, quanto la realtà sia drammaticamente diversa dalle sue parole. Io sono stata vittima di violenza di genere. Mia figlia, a soli 11 anni, è stata uccisa da suo padre, mio marito. Non si è trattato di un generico reato, di un dramma della follia o di un omicidio qualunque. Mia figlia è stata assassinata con l’unico, lucido, spietato e preciso obiettivo di punire me, la sua mamma, per essermi opposta al suo controllo e al suo senso di possesso.  Questo crimine ha un nome scientifico e giuridico ben preciso: violenza vicaria. È la forma più estrema e subdola di femminicidio, in cui i figli vengono trasformati in strumenti di tortura psicologica ed emotiva contro le donne che scelgono di ribellarsi. Mia figlia non è morta per un caso o per una tragica fatalità; è morta perché era mia figlia, usata come arma per distruggere la mia esistenza.

Sostenere che il femminicidio non esista e che non serva una tutela specifica significa negare la matrice culturale di questi crimini. Significa ignorare che esiste una violenza strutturale mossa dal senso di proprietà dell’uomo sulla donna e sui figli, considerati oggetti di sua appartenenza. Equiparare la morte di mia figlia a un qualsiasi altro omicidio significa cancellare il motivo profondo per cui è stata uccisa e, di fatto, sminuire la gravità della violenza di genere. Se non si riconosce la specificità di questa radice culturale, non si potranno mai creare leggi adeguate, tutele preventive efficaci e percorsi di protezione capaci di salvare le madri e i loro bambini prima che sia troppo tardi. Io sono sopravvissuta, ma la mia vita si è fermata il giorno in cui mia figlia mi è stata strappata.

Le chiedo, davanti a questo dolore, di non ridurre queste tragedie a opinioni ideologiche o a dibattiti politici. Il femminicidio esiste, la violenza vicaria esiste, e negarlo è un insulto alla memoria delle vittime e al sacrificio di tutti i bambini a cui è stato negato il futuro. Spero che possa trovare il coraggio e la consapevolezza di chiedere scusa a tutte le vittime” si chiude cosi la lettere aperta di Giovanna Zizzo.

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