E’scattata all’alba di oggi l’operazione “Hello” con la quale la Procura Distrettuale di Catania ha coordinato una attività investigativa a livello nazionale contro la pedopornografia e condotta dalla Polizia di stato. Oltre 500 operatori della Polizia Postale hanno eseguito115 attività di perquisizione domiciliare e informatica in 56 città italiane, arrestando 34 persone tutti maschi e d’età compresa tra 21 e 59 anni. Gli indagati detenevano ingente materiale pedopornografico e decine di migliaia di file illegali.
L’operazione è stata condotta dal Centro operativo per la sicurezza cibernetica di Catania, con la collaborazione del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online (Cncpo) del Servizio Polizia postale. L’operazione è stata illustrata nel corso di una conferenza stampa alla quale erano presenti il procuratore capo di Catania Francesco Curcio, il Questore di Catania Giuseppe Bellassai, Marcella La Bella dirigente Polizia Postale Catania, Ivano Gabrielli Direttore Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni e il sostituto procuratore Anna Trinchillo.
Dalle indagini è emerso che tre degli arrestati, oltre a detenere migliaia di file pedopornografici, avevano immagini e video autoprodotti con abusi sessuali su minori, vittime che sono state già identificate dagli operatori di Polizia. L’indagine, attraverso un’attività sotto copertura su una piattaforma di messaggistica istantanea, ha consentito alla Polizia postale di individuare diversi gruppi dediti allo scambio di materiale pornografico minorile, con bambini abusati in età infantile ed episodi di zooerastia con vittime minori.
L’identificazione degli utenti, che attivamente scambiavano immagini e video di pornografia minorile, ha richiesto un lungo lavoro di approfondimento, anche con approfondimenti investigativi all’estero disposti dalla Procura etnea. La gran parte degli indagati faceva ricorso a sofisticati sistemi di crittografia e all’archiviazione in cloud.
Il procuratore di Catania, Francesco Curcio, nel corso della conferenza stampa, ha specificato che il “fenomeno della pedopornografia online è in crescita e lo si deve contrastare, e noi lo contrastiamo ma naturalmente sarebbe necessario prevedere delle misure più incisive di carattere restrittivo nei confronti delle persone che fanno questo ignobile commercio”. L’indagine ha svelato la presenza di chat pedopornografiche all’interno di un social network, non tra i più diffusi. “Alcune di queste – ha rivelato il procuratore Curcio – erano frequentate da persone che avevano nick- name come ‘niño con animales’ e ‘niño primeros da zero a sei anni’.
L’indagine tratta fatti enormemente gravi con migliaia di bambini che resteranno segnati da questi abusi”. “La Polizia postale di Catania ha aperto un vaso di Pandora, confermando che nel web si cercano di occultare metastasi che girano all’impazzata”, ha detto ancora il procuratore.
“Si fa moltissimo a livello internazionale” per combattere la pedopornografia e “tutto il materiale sequestrato sarà condiviso e riversato in gruppi di lavoro che mirano all’individuazione delle vittime, che poi è la nostra finalità, quella eticamente più alta ed è quella che poi porta a individuare gli abusati”, ha affermato il direttore del servizio della Polizia postale e delle comunicazioni, Ivano Gabrielli. “Questo – ha aggiunto – è un commercio che produce miliardi di euro in tutto il mondo. Dobbiamo pensare a questo come un fenomeno criminale che si nutre evidentemente di devianze e di criminalità individuale, ma che dietro prevede anche la presenza di organizzazioni criminali che in tutto il mondo organizzano produzioni di questo tipo”.