Si è svolta a Paternò presso la sede dell’Associazione “L’Aria Nuova” in via Vespucci, una riunione provinciale del Forum Catanese Acqua Bene Comune, che ha visto la convergenza della rete dei comitati civici per l’acqua, tra cui le realtà di Paternò, Biancavilla, Scordia, Palagonia e Motta Sant’Anastasia.
All’ordine del giorno, la gravissima crisi della gestione del Servizio Idrico Integrato nella provincia di Catania, culminata con la clamorosa e unanime decisione del Consiglio Direttivo dell’Ati (Assemblea Territoriale Idrica) di proporre la risoluzione del contratto con la SIE (Servizi Idrici Etnei) per gravi inadempienze.
Durante l’incontro, coordinato dai componenti dell’Associazione “L’Aria Nuova”(Turi Fallica, Ezio Messina e Domenica Noto), Agnese Campisi, portavoce dei comitati, e Andrea Ingiulla, responsabile del comitato civico di Biancavilla, hanno relazionato sul complesso percorso legislativo e normativo che ha imposto la figura del gestore unico integrato. Una transizione che, anziché migliorare il servizio, ha scaricato sui cittadini una catena interminabile di disservizi e anomalie, comuni a tutto il territorio provinciale. I comitati hanno espresso totale supporto alla linea di fermezza contro la SIE, giudicata “gravemente inadeguata e inadempiente”.
Tre i punti cardine emersi dal dibattito: 1) Rete dei Comitati Civici: Il coordinamento tra le diverse realtà locali si rafforza per fare fronte comune contro la privatizzazione di fatto dell’acqua e per difendere il diritto dei territori a una gestione trasparente.2) Inadempienza cronica di SIE: La società mista pubblico-privata ha disatteso i cronoprogrammi, non è subentrata nelle gestioni pubbliche e private (come Acoset, Sidra, AMA o Acque Carcaci) e ha causato la perdita quasi certa di circa 21 milioni di euro di finanziamenti pubblici (tra fondi PNRR e Mit per la riduzione delle perdite nelle reti e l’adeguamento dei depuratori).3) Bollette folli e allarme sociale: È stata condannata fermamente la spedizione di decine di migliaia di bollette idriche prive dei necessari requisiti di correttezza nei calcoli delle tariffe, un atto che sta generando un profondo allarme sociale ed economico tra le famiglie della provincia.
«Siamo di fronte al fallimento totale di una gestione privatistica che dura da vent’anni e che ha trasformato un bene primario in un profitto per pochi, lasciando reti colabrodo, depuratori nel caos e bollette astronomiche nelle case dei cittadini», dichiarano i rappresentanti del Forum e dei Comitati. «La parte privata di SIE ha accentrato ogni decisione, svuotando la natura pubblica della società». L’attenzione è adesso tutta rivolta alla giornata del prossimo 30 giugno, quando l’Assemblea di tutti i Sindaci della provincia sarà chiamata a votare la delibera di rescissione del contratto e l’avvio dell’azione di risarcimento danni contro la società.
Il Forum e la rete dei Comitati Civici rivolgono un appello accorato a tutti i primi cittadini del catanese: «Il 30 giugno non ci sono scuse. I Sindaci votino compatti per la rescissione del contratto con SIE e si schierino dalla parte dei propri cittadini, avviando finalmente il percorso per il ritorno a una gestione interamente pubblica, efficiente e partecipata dell’acqua». Il 30 giugno l’Assemblea territoriale idrica sarà chiamata a votare la proposta di scioglimento del contratto con la Sie, Servizi idrici etnei, la società mista pubblico-privato che dal 2005 orbita attorno alla gestione di acqua, fogne e depuratori di 58 Comuni del Catanese.
E a cui adesso l’Ati imputa la perdita quasi sicura, in totale, di circa 21 milioni di euro di finanziamenti pubblici. Il consiglio direttivo dell’Assemblea ha votato all’unanimità la proposta di deliberazione che arriverà al voto di tutti i sindaci il prossimo 30 giugno. Il consiglio è composto da Fabio Mancuso (presidente dell’Ati, sindaco di Adrano), Massimiliano Giammusso (Gravina di Catania), Antonio Bonanno (Biancavilla), Luca Stagnitta (Linguaglossa) e Angelo Pulvirenti (Nicolosi). Tutti, all’unanimità, hanno deciso di sottoporre agli altri colleghi primi cittadini la decisione di chiudere il contratto con la Sie per «grave inadempimento», imponendole di continuare a lavorare nei Comuni in cui il passaggio di consegne è già avvenuto («fino a nuova disposizione») e riservandosi di proporre una «azione risarcitoria».