La Terza sezione civile del Tribunale di Catania ha condannato il ministero della Salute al pagamento di oltre 244mila euro di danno non patrimoniale a una donna che, dopo avere contratto l’Epatite C, nel 1988, per trasfusioni di sangue in una clinica Ostetrica ginecologica etnea, ha sofferto successivamente di altre patologie: tiroidite cronica autoimmune, crioglobulinemia mista, linfoma non-Hodgkin e artrite reumatoide.
Nella sentenza, emessa dalla presidente Grazia Longo, si sottolinea che “deve ritenersi accertato il nesso causale tra condotta omissiva del ministero e le patologie extraepatiche di carattere secondario insorte in conseguenza della primaria infezione da epatite Hcv”. Per il Tribunale “va riconosciuto anche il danno morale e ciò in quanto la manifestazione di altre malattie in un soggetto già malato e con la già acquisita consapevolezza delle gravi conseguenze derivanti dalla emotrasfusione, di certo ha determinato una grave sofferenza in una donna già molto provata proprio per la stessa causa”.
La donna, assistita dall’avvocato Silvio Vignera, aveva già ottenuto il risarcimento danni, con sentenza di primo e secondo grado, per avere contratto l’Epatite C. Lo stesso legale ha presentato il ricorso contro il ministero della Salute per il risarcimento per le successive patologie extraepatiche. “Siamo soddisfattissimi della importante e non scontatissima decisione del Tribunale di Catania – afferma l’avvocato Silvio Vignera – la giudice ha affermato il principio secondo il quale il diritto al risarcimento del danno spetta anche quando, a seguito di emotrasfusioni contagiose che hanno colpito il fegato, insorgano patologie autonome a carico di altri organi. La sentenza è ancor più importante – sottolinea il legale – se si considera che apre la strada per i risarcimenti di coloro i quali, a seguito di patologia epatica connessa a trasfusioni di sangue infetto, hanno patito ulteriori patologie che, seppur in rapporto causale con la prima, abbiano autonomi esiti invalidanti”.