Nella mattinata di oggi i Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Catania, supportati dai militari della Compagnia Carabinieri di Paternò, hanno dato esecuzione all’Ordinanza di applicazione della misura cautelare personale nei confronti di quattro soggetti rumeni, residenti a Biancavilla, emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Enna, ritenuti a vario titolo responsabili, in concorso tra loro, di aver reclutato, organizzato ed impiegato presso terzi in condizioni di sfruttamento, lavoratori stranieri irregolari approfittando del loro stato di bisogno.
Le attività investigative coordinate dalla Procura della Repubblica di Enna hanno consentito di acquisire elementi utili per ritenere che i lavoratori irregolari (dal mese di gennaio 2024 al mese di maggio 2024) siano stati impiegati nella raccolta delle arance, in terreni agricoli dei comuni di Enna e Regalbuto (EN), pagati a cottimo con importi di circa 1,00 euro a cassetta, ricevendo pertanto retribuzioni palesemente difformi e sproporzionate rispetto ai minimi contrattuali, con orari di lavoro estenuanti (circa 70 ore settimanali, senza giornate di riposo), in condizioni alloggiative degradanti, in violazione della normativa antinfortunistica, costretti a lavorare e ad accettare le condizioni imposte dietro violenza e minacce.
L’indagine è scaturita dalla denuncia di quattro cittadini marocchini dipendenti da uno pseudo imprenditore rumeno, sostenuti dalla Associazione Penelope, sulle cui dichiarazioni hanno avuto origine gli accertamenti a riscontro da parte dei militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Catania, che hanno fatto luce sulle effettive modalità di impiego della manodopera.
In particolare, uno dei soggetti destinatari del provvedimento cautelare degli arresti domiciliari e dell’applicazione del braccialetto elettronico ricopriva il ruolo di datore di lavoro “di fatto” mentre gli altri tre destinatari dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, in esecuzione degli ordini del primo, svolgevano funzioni di controllo sul campo, vigilando sull’attività dei lavoratori, imponendo ritmi e carichi sproporzionati con “modalità intimidatorie”, inoltre erano deputati a gestire l’alloggio fatiscente (immobile privo di luce e acqua) imposto ai lavoratori, trattenendone le somme relative all’affitto dal salario e minacciando gli stessi di allontanarli ove non avessero accettato tali condizioni alloggiative, contribuendo così a mantenere le condizioni di sfruttamento e dipendenza economica e abitativa.
Oggi i quattro soggetti vittime di grave sfruttamento lavorativo possono beneficiare del permesso di soggiorno ex art.18 ter del D.Lgs. 286 del 1998.