Tutelare il sedime della Ferrovia delle Arance, affrontarne le criticità e verificare concretamente le condizioni per restituire alla storica Motta Sant’Anastasia–Regalbuto un ruolo nel futuro del territorio.
È questa la linea emersa dalla conferenza programmatica svoltasi a Paternò, che ha riunito istituzioni, amministratori, tecnici, rappresentanti del mondo produttivo, associazioni e cittadini. Ma dall’incontro arriva anche un altro dato: attorno alla ferrovia è ripartito un dibattito pubblico che in città non si vedeva da decenni.
I lavori, introdotti e coordinati da Mirko Oliveri, portavoce del Comitato promotore, hanno visto gli interventi di Francesco Finocchiaro, coordinatore regionale siciliano di Archeoclub d’Italia; Gaetano Laudani, direttore del Genio Civile di Catania; Salvo Fiore, direttore della Ferrovia Circumetnea; Ignazio Mannino, dell’Assessorato regionale dell’Agricoltura; Luigi Longhitano, già presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Catania; Giovanni Buttò, sindaco di Santa Maria di Licodia, e Antonio Bellia, sindaco di Motta Sant’Anastasia.
Il sindaco di Adrano Fabio Mancuso ha fatto pervenire un proprio messaggio attraverso Tuccio Aiosa, membro del Gabinetto del Presidente dei Questori dell’Assemblea Regionale Siciliana. Sono inoltre pervenuti i saluti istituzionali del presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gaetano Galvagno, del deputato nazionale Francesco Ciancitto e del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini.
Dal confronto è emerso un primo punto condiviso: il sedime ferroviario deve essere tutelato, evitando trasformazioni irreversibili e approfondendo, nello stesso tempo, le condizioni tecniche, amministrative ed economiche necessarie per una possibile rigenerazione della linea.
Tra le proposte avanzate vi è quella di avviare il percorso per verificare l’inserimento della Motta Sant’Anastasia–Regalbuto tra le ferrovie storiche, riconoscendone il valore infrastrutturale, storico e paesaggistico.
Nel corso dell’incontro Luigi Longhitano ha richiamato l’esperienza della linea dell’Alcantara come riferimento utile per mostrare come la conservazione di un tracciato ferroviario possa essere integrata con strategie di valorizzazione del paesaggio e di mobilità lenta.
Un altro elemento emerso dal confronto riguarda il bacino potenziale di utenza, che non può essere valutato considerando soltanto la popolazione dei comuni direttamente attraversati dai binari, ma deve essere esteso all’intero sistema territoriale che può gravitare attorno alle stazioni e ai principali nodi della linea.
La prospettiva delineata è quindi più ampia: fare della Ferrovia delle Arance una dorsale territoriale capace di mettere in relazione mobilità, agricoltura, attività produttive, turismo, patrimonio culturale e paesaggio, contribuendo a una strategia complessiva per le aree interne.
In questa visione ferrovia e ciclabilità non sono necessariamente alternative. La questione posta dalla conferenza è quella di verificare la possibilità di costruire un sistema integrato, valutandone fattibilità, costi, benefici e modalità di realizzazione.
Dalla discussione arriva soprattutto un impegno operativo: fare squadra. La proposta è quella di attivare un tavolo tecnico che coinvolga istituzioni, amministrazioni, enti e competenze specialistiche per approfondire lo stato della linea, la domanda potenziale, le connessioni territoriali, le criticità infrastrutturali, gli scenari di recupero, gli strumenti di tutela e le possibili fonti di finanziamento.
Il Comitato promotore si è inoltre impegnato a predisporre un documento di sintesi della conferenza, nel quale raccogliere le questioni e le proposte emerse e da trasmettere agli enti competenti come base per l’avvio del confronto istituzionale.
L’obiettivo è trasformare il dibattito in un percorso concreto, fondato su dati, approfondimenti tecnici e una visione territoriale condivisa. Ma forse la notizia più significativa della serata va oltre la ferrovia. La deliberazione della Commissione straordinaria del Comune di Paternò ha avuto il merito di riportare al centro dell’attenzione pubblica una questione che sembrava ormai consegnata al passato. Da quella decisione è ripartito un confronto che, per partecipazione e pluralità delle posizioni, attorno alla Ferrovia delle Arance non si registrava da decenni.
Le opinioni e le soluzioni possono essere diverse. Ed è proprio questo il punto. Si torna a discutere del territorio, delle infrastrutture, delle aree interne e delle prospettive di sviluppo. I cittadini partecipano, le associazioni avanzano proposte, i tecnici si confrontano e le istituzioni sono chiamate a misurarsi con una questione che riguarda il futuro di un’area molto più vasta dei singoli confini comunali.
Ed è forse questo il primo risultato concreto della Ferrovia delle Arance: aver rimesso in movimento, prima ancora dei treni, il dibattito sul futuro del territorio.