Tavolo tecnico questa mattina a Paternò per la questione dei lavoratori stranieri impegnati nel settore agrumicolo: obiettivo contrastare il fenomeno del caporalato e soprattutto gestire la presenza dei lavoratori stranieri, adottando anche a Paternò il cosiddetto “Modello Nardò”, comune in provincia di Lecce.
Il Modello Nardò prevede l’accoglienza dei migranti in una struttura istituita appositamente per ospitare i braccianti agricoli stagionali e contrastare cosi anche il caporalato. Riconosciuto dal Ministero dell’Interno come “buona pratica”, il “modello Nardò” consiste nell’offrire ai lavoratori alloggi, vitto e servizi di base; presso la struttura è attivo uno sportello gestito da un ente ad hoc per favorire la regolarità contrattuale, orientare i lavoratori e prevenire lo sfruttamento. Nel contempo dare anche un supporto socio-Sanitario gestito in sinergia con la Caritas e associazioni del terzo settore, per garantire assistenza medica, orientamento e servizi di mediazione culturale. Un modello che si basa su un tavolo permanente di coordinamento provinciale che include Regione, Prefettura e Comune, finalizzato ad una gestione trasparente degli ingressi e dei contratti lavorativi.
L’incontro questa mattina a Paternò si è tenuto dapprima nella sede comunale di Piazza della Regione dove erano presenti i componenti della commissione straordinaria che amministra la città ossia il prefetto Santi Giuffrè, il vice prefetto Rosanna Mallemi e il dirigente prefettizio Gaetano D’Erba; presenti anche il dirigente del commissario di Adrano Vincenzo Sangiorgio e Claudio Pucci, dirigente ufficio immigrazione dalla Questura di Catania, il comandante della compagnia carabinieri di Paternò, capitano Marco Savo, nonché il capo gabinetto e il suo vice della Prefettura di Catania, rispettivamente Laura Pergolizzi e Fabio Magnano. Per il comando provinciale dei vigili del fuoco era presente Vincenzo Petitto.
Tavolo tecnico che intende muoversi su due step: a breve e a medio/lungo tempo. In primis si lavora per ridare dignità al campo di Ciappe Bianche, fornendolo di tutti i servizi necessari per accogliere i lavoratori e collocando delle strutture abitative, probabilmente delle tende che arriverebbero dal dipartimento di protezione civile. In secondo luogo si lavora per una sistemazione fissa, magari utilizzando immobili o terreni del comune oppure anche terreni di privati (in comodato d’uso o espropriazione) in modo tale che si possano installare moduli abitativi per accogliere lavoratori. Coinvolgere anche gli imprenditori del settore agricolo, i quali possono dare ospitalità ai lavoratori stranieri in edifici o immobili di propria pertinenza e disponibilità per il periodo in cui i braccianti sono impegnati nei lavori in campagna.
I partecipanti del tavolo tecnico si sono spostati nella zona della frazione di Sferro, nella Piana di Catania ma in territorio di Paternò, per effettuare un sopralluogo nell’area in cui sorge il cantiere della Webuild. La società sarebbe disponibile a concedere i moduli abitativi utilizzati dagli operai impegnati nella realizzazione del raddoppio ferroviario.
Successivamente al sopralluogo si è tenuta una riunione nell’aula consiliare di Palazzo Alessi, alla quale si sono aggregati Giuseppe Bucolo in rappresentanza dell’associazione Penelope, Don Salvatore Mazzamuto della Caritas e Salvo Pappalardo dell’ANPAS, l’associazione di protezione civile. La riunione si è chiusa fissando un ulteriore incontro a cui dovrebbero partecipare anche le associazioni di categoria degli imprenditori e produttori agricoli, e le organizzazioni sindacali di categoria. Il prossimo incontro dovrebbe essere quello in cui si metterà tutto nero su bianco.