La natura si ribella e, spesso, si riappropria della propria essenza. È l’uomo, invece, a correre verso l’autodistruzione, senza fermarsi a riflettere sul futuro della propria esistenza. In un clima di pieno autunno, tra nebbia e pioggerellina, un’atmosfera crepuscolare si è rivelata lo scenario ideale per il tema della mostra “De natura (et homine)”, nata con l’intento di analizzare il rapporto tra l’essere umano e l’ambiente.
Si è aperta così, sabato pomeriggio 19 e aperta anche il 20 settembre, la due giorni espositiva voluta dal giovane artista Ludovico Calanna e dall’amministrazione del piccolo Comune di Ragalna. Tele, rami secchi recuperati dal dopo gli incendi che hanno devastato il territorio durante la torrida estate e piante verdi (messe a disposizione del vivaio Belvedere di Belpasso) hanno composto un allestimento suggestivo all’interno del Palmento Arena, creando un dialogo diretto tra arte e natura.
Al simbolico taglio del nastro erano presenti Ludovico Calanna, l’assessore e vice sindaco Emanuele Motta, con Rita Vitaliti e Emilio Pappalardo, insieme alla presidente del Consiglio comunale Maria Luisa La Rosa.

Un sentito ringraziamento all’artista è stato espresso dall’assessora Rita Vitaliti per altro con delega alle Attività educative e ricreative, Politiche sociali, Agricoltura e Protezione Civile, per aver scelto Ragalna come palcoscenico di una riflessione su un tema importante come la tutela della natura. Un invito, quello rivolto anche ai giovani talenti, a portare nel territorio iniziative culturali capaci di stimolare confronto e sensibilità. Ragalna, in questo senso, si propone come partner e luogo di incontro per nuove esperienze artistiche.
La mostra affronta anche il tema della sofferenza attraverso immagini forti: tagli e sangue diventano simboli di un tempo di crisi, nel quale le prospettive future sembrano lacerarsi. Il senso di sofferenza trasmesso dalle opere assume così il valore di un monito per la società, richiamando l’attenzione sui limiti e sui rischi dell’attuale modo di vivere.
Quella raffigurata da Calanna è una società in forte tensione: da una parte si allontana progressivamente dalle proprie radici, dall’altra cerca disperatamente di ricongiungersi alla Madre Terra, nel desiderio di costruire un’“Arcadia interiore” capace di cancellare ogni angoscia. Ne sono un chiaro esempio le opere “Abnegazione” (2021) e “Racconto di un limite” (2026).
Tra le tele colorate non poteva mancare anche il colore della musica. Ludovico Calanna porta infatti la musica nel sangue, ereditata dal bisnonno Benedetto Chiara, dal nonno Rosario Chiara violinista del Teatro Massimo Bellini di Catania e docente presso il medesimo Conservatorio, e dai genitori Piera e Giuseppe, anch’essi musicisti. Ma Ludovico ha scelto una strada personale: muovere i colori sulla tela come fossero note su uno spartito.
Ama la Spagna e non è un caso che alcuni dei suoi riferimenti pittorici richiamino il mondo visionario del grande Salvador Dalí, ma non voluti. Alberi e parti molle sono gli effetti dello “sprizz” chiosa scherzando Ludovico. A rendere ancora più suggestiva l’atmosfera della serata è stato il talento di un altro giovane artista Ferdinando Fallica, che con la sua chitarra ha evocato, attraverso le musiche di Joaquín Rodrigo, i campi di grano e le atmosfere della Spagna.

A seguire, una suonata con il violino del maestro Salvo Domina che ha aggiunto un ulteriore momento musicale all’evento.

L’artista Ludovico Calanna nasce a Catania nel 2000. Laureato in Lingue e Letterature moderne presso l’Università degli Studi di Torino, ha partecipato a numerose mostre ed esposizioni in Sicilia, tra cui la “Biennale di Messina – Expo Arte 2025” e il “XX Memorial Mariano Ventimiglia” a Paternò. Nel 2021 ha vinto il Premio Artista Emergente nell’ambito di “Aetna Expo”. Nel 2026 ha collaborato come assistente alle scene e ai costumi per lo spettacolo “Foresta Rossa” al Teatro Massimo Bellini di Catania e come visual artist per “Pulcinella e il gioco del tempo: Dialogo tra Stravinskij e Pergolesi”.
Attraverso la pittura, la musica e il recupero di elementi naturali, “De natura (et homine)” diventa così una riflessione sul fragile equilibrio tra uomo e ambiente. Un dialogo nel quale la natura non è soltanto sfondo, ma protagonista e, allo stesso tempo, memoria di ciò che l’uomo rischia di perdere.