Mentre va in scena uno spettacolo teatrale all’aperto al Palmento Arena di Ragalna, inserito nel cartellone estivo del Comune, prima ancora della fine del primo atto entra in scena, a sorpresa, anche l’Etna.
L’appello della mattina era stato quello di munirsi di un pullover per ripararsi dal fresco della sera. La sorpresa, invece, è arrivata da chi meno ci si aspettava.

Dall’apertura naturale alle spalle del palcoscenico, la luce del giorno non ha lasciato il posto al buio quando il vulcano si accende di rosso. Le attrici recitano con alle spalle a Muntagna che, mentre scorrono le battute, regala uno spettacolo nello spettacolo, senza che loro si accorgano di nulla. Intanto il vento cambia lentamente direzione e comincia a spingere verso il pubblico la sottile cenere vulcanica. Sullo sfondo il pennacchio dell’Etna si fa sempre più fitto, si apre una nuova bocca eruttiva e sulla platea arriva una pioggia di finissima cenere.
Molti cercano di coprirsi il capo e di resistere, continuando a seguire la rappresentazione; altri, invece, preferiscono andare via.
A quel punto il vicesindaco, Emanuele Motta, si avvicina alle attrici e interrompe lo spettacolo. Riesce a contenere con calma il movimento del pubblico che stava lasciando il prato del Palmento Arena. «Fermi tutti». Nel giro di pochi minuti, neanche il tempo di un intervallo, lo spettacolo viene trasferito all’interno e può riprendere.
In tempi in cui l’inefficienza di molte amministrazioni pubbliche appare spesso pachidermica, la rapidità con cui è stato organizzato lo spostamento, senza esitazioni e senza inutili lungaggini, ha davvero il sapore di un piccolo miracolo.
Per la soddisfazione del pubblico, ma soprattutto per il rispetto del lavoro e dell’impegno di chi aveva investito tempo, energie e risorse nella realizzazione dello spettacolo, è stato davvero un miracolo.
L’occasione era quella del novantesimo anniversario della morte di Luigi Pirandello. Giuseppe Pappalardo, ormai noto cultore della storia e della lingua dialettale siciliana, ha scritto un’opera che si può definire un giallo teatrale. Ha immaginato, infatti, che cosa sarebbe potuto accadere se, un giorno, si fossero incontrate le due donne della vita di Pirandello: la moglie, Antonietta Portulano, e Marta Abba.
Pappalardo immagina lo studio del notaio come luogo d’incontro di due donne tra loro sconosciute. Due figure agli antipodi. La prima rappresenta la classica donna del Meridione, prigioniera delle convenzioni sociali, sospesa tra verità e follia. L’altra è la donna emancipata che, nei lontani anni Trenta, veniva spesso etichettata con disprezzo come «na buttana».
È un incontro immaginario, poiché tra Antonietta Portulano e Marta Abba non vi fu mai un vero incontro né un rapporto diretto.
Su questo contrasto si sviluppa tutto il primo atto. Emergono gli stereotipi maschili nei confronti delle donne, accompagnati da un sapiente uso di proverbi siciliani che, oltre a strappare qualche sorriso, restituiscono il clima culturale dell’epoca.
Affiora anche lo stereotipo della donna che vive a Milano o in America, vista come colei che pretende di cambiare il marito, lasciandogli soltanto il ruolo di maschio. Ma, evidentemente, “si attacca u sceccu dove vuole u patruni”.
Nel chiuso del Teatro Arena, dove lo spettacolo riprende dopo il trasferimento, nel secondo atto entra in scena il notaio Mezzasalma. Nonostante la serietà dei temi affrontati, Santo Pennisi, nella veste del notaio mezzo sordo, riesce a far ridere. Del resto è il suo mestiere e lo fa con tempi e misura. Le attrici, Marta Limoli e Serena Rapicavoli, interpretano il testo in forma di lettura scenica: danno voce ai pensieri dell’autore con intensità, pur rinunciando a quella piena gestualità e a quella mimica che caratterizzano la recitazione tradizionale.
Affiorano le vicende storiche della vita di Pirandello, intrecciate alla fantasia di Pappalardo. Sullo sfondo resta il tema della gelosia, quasi in un ribaltamento della vicenda reale.
Ed ecco che, all’apertura della lettera testamento nella quale è scritto «I miracoli si fanno in due», esplode quella solidarietà femminile che finisce inevitabilmente per mettere in difficoltà gli uomini. Un testo moderno molto apprezzabile.
Dov’è il miracolo?
Pappalardo sembra suggerire che il vero miracolo non sia soltanto l’incontro immaginario tra le due donne di Pirandello. Il miracolo è la solidarietà. Una solidarietà che l’autore conosce bene vivendo nella sua Palermo, dove tante associazioni sono quotidianamente impegnate ad assistere le donne vittime di violenza.
Ma quel miracolo non può riguardare soltanto le donne. Perché una società cambia davvero quando la solidarietà diventa patrimonio comune, condiviso da donne e uomini. Solo allora i miracoli si fanno davvero in due. O forse, come è accaduto a Ragalna, anche in tre. Anzi, in quattro.