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S.M. di Licodia, un cittadino “supplisce” al Comune tagliando le erbacce in via Vittorio Emanuele

Il decoro (mancato e ritrovato) prima della processione di San Giuseppe

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Un gesto semplice, quasi silenzioso (se non fosse per il rumore del tagliaerba), ma che dice molto più di tante dichiarazioni ufficiali. Questa mattina un cittadino di Santa Maria di Licodia ha deciso, di propria iniziativa, di tagliare le erbacce cresciute lungo il ciglio della strada in via Vittorio Emanuele, restituendo un minimo di decoro a un tratto che nei prossimi giorni sarà attraversato dalla processione del fercolo di San Giuseppe, in occasione dei festeggiamenti in onore del Santo patrono.

Un intervento tanto apprezzabile quanto amaro nel suo significato più profondo. Se un cittadino si vede costretto a munirsi di attrezzi e a occuparsi personalmente della manutenzione di uno spazio pubblico è perché, quello spazio, evidentemente, non viene curato da chi dovrebbe farlo. Non si tratta, peraltro, di un episodio isolato e non è la prima volta, infatti, che lo stesso cittadino interviene di sua iniziativa per ripulire quel tratto di strada, segno di una situazione che si ripete nel tempo, senza che l’amministrazione comunale o il soggetto incaricato del servizio di manutenzione del verde riescano a garantire una cura costante e programmata. Il gesto, se da un lato merita un plauso per il senso civico dimostrato, dall’altro pone inevitabilmente l’accento su un’inefficienza che continua a ricadere sulle spalle dei cittadini più volenterosi, chiamati a supplire — spesso a proprie spese, in termini di tempo e fatica — a un servizio che dovrebbe essere garantito dalla macchina comunale.

A movimentare il dibattito cittadino, in queste stesse ore, si aggiunge un’altra vicenda che riguarda sempre la gestione del decoro urbano. Nella giornata di ieri, infatti, il passaggio della macchina spazzatrice associata al soffiatore in diverse strade del paese, finalizzato alla rimozione della cenere vulcanica depositata a seguito della recente attività dell’Etna, sarebbe avvenuto senza alcun preavviso alla cittadinanza tramite i canali ufficiali del Comune.

Una modalità operativa che ha sollevato più di una perplessità tra i residenti, non tanto e non solo per la mancata comunicazione preventiva, quanto per le modalità stesse con cui il servizio sarebbe stato svolto. Al passaggio del mezzo, si sarebbe, infatti, sollevata una notevole quantità di polvere, con conseguente risospensione nell’aria delle particelle più sottili di cenere vulcanica. Una circostanza che entrerebbe in evidente contrasto con le indicazioni fornite dalla Protezione Civile, secondo cui la superficie andrebbe preventivamente bagnata proprio per evitare il sollevamento e la dispersione nell’aria delle componenti più fini del materiale piroclastico. Per non parlare che, comunque, i marciapiedi sono ancora oggi pieni di sabbia vulcanica causando un rischio per l’incolumità dei pedoni.

Non si tratta di una raccomandazione di poco conto. L’esposizione prolungata alle ceneri vulcaniche più sottili, quelle con diametro inferiore ai 10 micron, può infatti provocare moderati disturbi a carico dell’apparato respiratorio, mentre il contatto con gli occhi può causare congiuntiviti e abrasioni corneali. Per questo motivo, le autorità competenti raccomandano di adottare precauzioni e comportamenti idonei a limitare l’esposizione, in particolare per le categorie più vulnerabili come le persone affette da malattie respiratorie croniche, come asma ed enfisema, soggetti con disturbi cardiocircolatori, anziani e bambini.

Al di là dei singoli episodi, resta un dato di fondo che accomuna entrambe le vicende, ovvero la necessità di una gestione più attenta, puntuale e trasparente degli spazi e dei servizi pubblici, che non lasci ai singoli cittadini l’onere di intervenire in prima persona per garantire il decoro urbano, né li esponga a rischi evitabili nello svolgimento di servizi che dovrebbero, al contrario, tutelarne il benessere.

 

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