Dopo i lampi e i tuoni del primo pomeriggio di ieri, il cielo si è rasserenato , poiché l’appuntamento con Cavalleria Rusticana, inserita nel cartellone del Festival Lirico dei Teatri di Pietra, promosso dal Coro Lirico Siciliano, rientrava nel progetto del Comune di Catania “Palcoscenico Catania. La Bellezza senza confini 2026”. L’appuntamento era fissato per venerdì 18, e non era un 17, giusto per tenere lontani gli scaramantici, tutto è andato bene.
La bella e raggiante Catania, in questo scorcio d’estate, non delude, con le numerose offerte di musica e spettacolo in ogni parte della città.
Provenienti da ogni parte, le due ali di spettatori si sono formate all’ingresso di via Vittorio Emanuele II, pazienti prima di entrare per assistere a un altro concerto-evento. Dal luglio scorso, in giro per la Sicilia, il Coro Lirico fa splendere grandi capolavori con un vasto cartellone. Ieri è andato in scena il capolavoro Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, tratto dalla novella di Giovanni Verga.
Nel Teatro Greco-Romano, gran pienone: 1.200 spettatori per assistere alla sovrapposizione di immagini e musica, che non è guastato l’impatto emotivo unendo la potenza del melodramma verista all’inconfondibile estetica cinematografica del Novecento. La Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni è stata concepita come omaggio a Luchino Visconti nel cinquantenario della sua scomparsa.
Quasi a formare una geometria perfetta, nella improvvisata “buca”, l’orchestra residente del Festival Lirico dei Teatri di Pietra e del Coro Lirico Siciliano, diretta da Paolo Spadaro Munitto, anche direttore d’orchestra e maestro di sala del Teatro alla Scala di Milano. Il coro, tutto allineato sulla ringhiera, è stato diretto da Francesco Costa.
L’attesa, e qui certamente “audace”, vista la serata calma e calda di fine estate. Il soprano Yeon-Joo Park, interpretando Santuzza, e il tenore Giuseppe Distefano, nomenomen, tenore conosciuto nella sua terra, ha vestito i panni di Turiddu. Gangsoon Kim è stato un “malucanusciutu” Alfio, uomo ferito nell’onore e determinato a consumare la propria vendetta. Il mezzosoprano Antonella Arena ha dato voce a Mamma Lucia, mentre il mezzosoprano Leonora Ileva è stata la seducente Lola.
Affacciato dall’angolo sinistro, sotto la traccia dell’arpa, Turiddu, alle 21.15 in punto: “O Lola ch’ai di latti la cammisa, si bianca e russa comu la cirasa, quannu t’affacci fai la vucca a risa, beatu cui ti dà luprimuvasu”.
Sulle pareti della casa, a fondo teatro, dove l’uva americana, come drappi di una vecchia mantovana sgualcita, il mare della bella Aci Trezza e della Terra trema entrano nel teatro. I balli del mitico capolavoro Il Gattopardo di Visconti si mescolano alla melodia attraverso le proiezioni d’autore curate da Claudio Mantegna.
Dopo quasi un’ora, quando il sedere, a contatto con le pietre del teatro, seppur sopra il leggero cuscino, diventa un formaggino “be-be”, ecco che arriva l’intermezzo, che tutto ferma. Come nelle immagini del grande Visconti, dove prima tutto è fermo, all’improvviso la vita scatta, si muove. A nulla serve quel debole bis richiesto.
Al gran finale, dove l’allegro vino, tanto reso forte dal tenore Distefano, esplode: “Viva il vino spumeggiante, nel bicchiere scintillante, come il riso dell’amante, mite infonde il giubilo!”
Quel diavolo di Distefano: da dove prende tutta quella forza? La sua voce sembra strappare le pietre del teatro. E mentre canta l’addio alla mamma, nella calma della serata, da qualche altra parte della struggente Catania altri fanno festa sparando fuochi d’artificio. L’eco e la luce, quasi una scena surreale, arrivano fin dentro il Teatro Greco-Romano, senza spezzare l’atmosfera.
E, dopo “Hanno ammazzato cumpari Turiddu, hanno ammazzato cumpari Turiddu”, alla fine, merita lunghi applausi.
Ma anche la sudcoreana Yeon-Joo Park, artista lirica di talento internazionale, nota per la sua estensione vocale, fa colpo sui presenti. Ma non può dare il bis tanto richiesto.
Una bella serata, Catania, fuori dal teatro, continuava a vivere, mentre dentro le sue antiche pietre al rompete le righe, tutti sorridono e soddisfatti della prima.