Visita del Papa Leone XIV a Lampedusa. Ad accoglierlo, questa mattina, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, mons. Alessandro Damiano, arcivescovo Metropolita di Agrigento, Salvatore Caccamo, prefetto di Agrigento, Filippo Mannino, sindaco di Lampedusa, Giuseppe Pendolino, presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento.
Leone XIV si è poi trasferito in auto al cimitero per un omaggio floreale sulle tombe di alcuni migranti morti in mare nel cimitero dei senza nome di Cala Pisana. A segnare le loro sepolture, delle croci ricavate dal legno delle barche naufragate. Dopo il cimitero Prevost si è recato alla Porta d’Europa, monumento in ceramica e ferro, simbolo di ingresso dei migranti nel Vecchio continente. Qui il Papa ha salutato una famiglia di migranti, ma soprattutto in modo altamente simbolico ha attraversato la porta, poggiando la mano sulla parte destra e guardando il mare. Il Papa ha quindi superato la porta. E ancora è sceso sulla scogliera da solo. Il Papa si è fermato a lungo, da solo, scrutando il mare. Un invito implicito a vedere il Mediterraneo come opportunità e non solo come ‘tomba’. Prevost poi ha scoperto e benedetto la targa intitolata a papa Francesco sul Molo Favarolo che da oggi si chiamerà molo Francesco.

Quindi si è diretto verso un gruppo di 15 migranti portati dall’hotspot gestito dalla Croce Rossa e posizionato nel centro dell’isola, a cui ha stretto la mano uno per uno. “Da questo estremo lembo d’Europa nel Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee- ha detto il Papa- L’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità. Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa è in grado di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo” per “accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti” e “nello stesso tempo lavorare per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare”.
“Sono un merito della Sicilianità l’accoglienza e la solidarietà e il popolo di Lampedusa ha di mostrato grande senso di spiritualità. La presenza del Papa oggi ci incoraggia a proseguire su questo solco». Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, oggi a Lampedusa, in occasione della visita di Papa Leone XIV. «È stato un incontro breve, ma molto forte».
“La sua presenza è una carezza fraterna per una terra che porta sulle spalle ferite profonde”. Con queste parole il sindaco Filippo Mannino ha accolto Papa Leone XIV sul palco-altare dello stadio. Davanti a migliaia di fedeli, il primo cittadino ha descritto l’isola come un “presidio di umanità” che non si arrende all’indifferenza. Al pontefice è stato donato un faro, opera di Franco Tuccio, realizzato con il legno recuperato dai barconi dei migranti. “Il faro non giudica, indica la via a chi cerca una riva”, ha scandito Mannino evocando il simbolo dell’accoglienza universale. Dal cuore del Mediterraneo è partito un monito ai leader mondiali affinché ascoltino finalmente “il grido dei popoli feriti”. Mannino ha lodato la “comunità del soccorso” che ogni giorno guarda al mare non come confine, ma come una chiamata. “Nessuna notte è così buia da impedire a una luce di restare accesa”, ha concluso il sindaco tra la commozione generale.
Una richiesta di benedizione corale ha abbracciato i bambini, gli anziani e chi, nel tentativo di approdare, non è mai tornato.